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Arte

Krizo de Arto elaxeto de Arto

RedazioneBy Redazione14 Gennaio 2015Updated:9 Giugno 2015Nessun commento3 Mins Read
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Quartiere Tiburtino, Roma
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Rintracciare il nostro Patrimonio velato dall’incuria, a volte ricoperto del tutto dai rifiuti, incamminandoci muniti di Instagram e di curiosità, alla ricerca del rispetto.

Conferire un incarico importante a noi stessi, in quanto tutori, valorizzatori e conservatori dei siti presenti nelle periferie, anche se,  purtroppo non restano incolumi neanche i monumenti presenti in pieno centro.

Il progetto è intitolato Krizo de Arto elaxeto de Arto, dall’Esperanto Crisi dell’Arte riscatto dell’Arte.

Il motivo della scelta dell’Esperanto è, per l’internazionalizzazione di questo idioma, nato artificiale, diventato naturale, proprio perché racchiude differenti lingue che si rispettano come in una danza di Matisse, come il Patwa utilizzato in Jamaica e testimonianza fondamentale è il Rastafarianesimo che, proprio con il linguaggio diventato ritmo, ha con la nonviolenza, affrontato il colonizzatore inglese.

Per ritornare al nostro incarico, non lasciamo che i Beni Culturali restino vittima anche di noi stessi che in silenzio restiamo a guardare; immaginiamo che qualcuno ci entrasse in casa e ci derubasse di quanto di più caro abbiamo; ci sentiremmo in colpa, perché avremmo potuto custodire meglio i nostri affetti.

Accendiamo lo stoppino della nostra candela, certo, non sarà facile conservare la fiamma lungo il percorso, come attraversare la vasca termale di Bagno Vignoni in Nostalghia di Tarkovsky (1983) e noi la riaccenderemo, faremo in modo da poterla proteggere, se ci sarà vento lo affronteremo allungando un lembo del nostro cappotto.

Questa è un’utopia?

Ebbene, possiamo impratichire gli ideali; leggere un libro, con una buona dose di curiosità, ci fa sottolineare, riportare nelle annotazioni le parole, frasi che restano impresse; passeggiare di fianco a un centro commerciale, soprattutto con la consapevolezza che quella parte della città ha la storia che pulsa al di sotto dell’asfalto, come i prigioni michelangioleschi, ci consentirà di annotare resti di mura antiche, chiese diroccate diventate depositi.

L’arte, la filosofia, la musica, ci rendono un tutt’uno con la terra e il cielo, la letteratura, la psicologia, diventa tangibile la circolarità della terra, dell’universo intero, ruotiamo intorno ad essa, seguendo il suo tracciato ellittico, l’astronomia e l’astrologia, le religioni, con la fantasia, con il cuore, con la nostra anima, quel senso di sbigottimento che provoca l’immensità di un oceano, allo stesso tempo sembra di poterlo racchiudere nel palmo della mano, nei nostri occhi, da potersi tuffare all’interno, profondi come quelli di un africano.

Così diventiamo un’unica cosa con ciò che ci circonda, la piccolezza dell’uomo dinanzi la natura, noi, scrigni di una infinità nel nostro essere finiti.

Scrigni colmi di ciò che è più prezioso di gemme ed ori.

Il passato: essere fieri di esso, ma senza rifugiarvisi, il futuro: avere progetti, facendo attenzione a non perdersi in voli pindarici, senza prevaricare il giusto mezzo, cioè il presente.

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