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Scienze

Comunicazione scientifica in TV: riflessioni di uno spettatore

Cristina DelunasBy Cristina Delunas9 Gennaio 2014Updated:19 Settembre 2019Nessun commento4 Mins Read
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Oggi, in quella che è definita era dell’informazione, siamo sempre più coinvolti nei processi di comunicazione tramite i media. Fra questi la televisione ha ancora un ruolo fondamentale, forse il maggiore nonostante l’avvento di internet, nella funzione di tramite fra noi e il mondo. La sua influenza sul pubblico non è mai stata messa in discussione e proprio per questo le pubblicità che più ci convincono le abbiamo viste in televisione. Ma se riflettiamo sulla comunicazione di conoscenza scientifica, sul peso che noi siamo chiamati a dare come cittadini di fronte al progresso scientifico, che effetto ha la televisione? Siamo un pubblico veramente consapevole e informato quando le scienza chiama nelle scelte politiche? La televisione influenza il nostro modo di vedere il progresso? La Televisione ci aiuta a conoscere la natura e l’ambiente nel quale viviamo?

Ciò che decidiamo di non comprare perché la TV non ci ha convinto ha spesso risvolti inaspettati perché influisce su quello che le industrie decidono di produrre e va a toccare campi che non immaginiamo come le multinazionali dell’agrobusinnes, delle biotecnologie, dei farmaci che diventano obiettivi di ricerca e sviluppo.
Gli spazi che l’informazione televisiva riserva alla divulgazione scientifica sono sempre meno e spesso privilegiano il carattere di spettacolarità di una scoperta tralasciandone il lato conoscitivo. In questo processo di spettacolarizzazione è facile perdere di vista il confine tra la scienza e altre forme di conoscenza e pseudoscienza. Si assiste allora a trasmissioni (es. Voyager, Mistero, Focus) che spacciano per scienza argomenti come profezie Maya, il mostro di Loch Ness, l’ufo di Roswell o le Piramidi, distogliendo magari la nostra attenzione dai veri problemi che il progresso scientifico porta nelle scelte consapevoli di ognuno di noi. Poche volte e a orari impossibili si parla di OGM, di pesticidi e degli effetti sugli esseri umani. Sappiamo veramente in cosa consiste il “il metodo Stamina”? E la sperimentazione animale? Eppure firmiamo petizioni e siamo concordi con questa o quella corrente politica.

La Televisione ci dà anche l’illusione di partecipare alla ricerca scientifica di frontiera e nel nostro linguaggio comune entrano parole come bosone di Higgs e neutrini, entità sulle quali neanche il mondo accademico è d’accordo. E noi, semplici telespettatori, di cosa siamo veramente consapevoli? Eppure la televisione ci affascina e ci rapisce quando Piero e Alberto Angela ci portano ai confini del mondo e ci insegnano tutto sulla vita segreta dei leoni e delle giraffe. Ma poi, spento il meraviglioso mezzo d’informazione, capita di imbattersi in un piccolo ragno che tesse la sua tela sul soffitto e allora è panico! Si perché se ci pensiamo un attimo sappiamo tutto sull’elefante africano, ma poco o nulla la TV ci insegna sulla nostra fauna, la nostra flora e l’ambiente più vicino al nostro vivere di tutti i giorni. Un ambiente che molto raramente viene trasmesso dal popolare media e che in poche occasioni ci rende consapevoli di vivere in contesti inaspettati da un punto di vista naturalistico e ambientale. Ci accorgiamo di come poco siamo sensibilizzati alla tutela della nostra natura solo quando in TV vediamo i disastri causati da anni di incuria e speculazione e si cercano i responsabili di alluvioni e terremoti che a pensare bene siamo noi stessi ignari e poco informati.

In un clima di buoni propositi per l’anno che inizia, col Natale appena alle spalle, illudendoci di sapere tutto sull’energia oscura e sulle comete, abbiamo visto Babbo Natale in televisione, ma cos’è in realtà Babbo Natale?

Nonostante tutto, siamo una civiltà che si evolve e si trasforma di pari passo ai mezzi di comunicazione e in questo processo la Televisione rimane ancora il mezzo più vicino a ciascuno di noi.

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Cristina Delunas

Naturalista e artista, dopo numerosi anni dedicati alla divulgazione scientifica nei musei, frequenta il Master in Giornalismo Scientifico all'Università di Ferrara e scopre la passione per il giornalismo.

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