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La Politica

redazioneBy redazione19 Marzo 2013Updated:21 Gennaio 2022Nessun commento5 Mins Read
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Cerchiamo, concluse le elezioni, di descrivere la politica e il suo svolgersi, dove nasce e dove sta andando. Vogliamo parlare di politica, i meccanismi antichi e contemporanei di questa attività indispensabile per la vita delle società.

Hanno partecipato a questo numero:

Giulia Palomba Su Re; Meriem Dhouib Donne e politica nella Tunisia post-rivoluzionaria; Daniele Carbini Politica. Sono nervoso, non capisco…; Erika Pirina Educazione civica e il mondo Scout; Gianmarco Murru Il sogno di un mercato unico nel Mediterraneo; Luisa Sclocchis Musica e pubblici poteri; Alessandra Ghiani La seduzione delle parole; Barbara Picci Media revolution; Consuelo Melis Election day 2.0; Maria Grazia Sussarellu Politicamente scorretto, l’arte di Max Papeschi; Veronica Matta L’archeologia della politica; Marco Bettelli Tra web e satira. I diversi volti della politica; Francesca Violante Rosso La comunicazione politica: dalle stanze del potere al web; Daniela Trudu Esperienza formativa e politica a confronto; Nicola Lecca Politiche ambientali con l’uomo al centro; Sabina Murru Nasty writings envenom our cities; Federica Contu La politica dei matrimoni reali nel XVIII secolo.

La situazione politica mediterranea è in continua evoluzione. Ma, come succede in tutto il mondo, dipenderà dai singoli amministratori (in modo particolare delle città metropolitane) dare una direzione pratica a concetti generali accettati da tutti. Se parliamo di giustizia o libertà, di diritti e doveri uguali, di stato sociale attivo, tutti i partiti sono, apparentemente, d’accordo. Si tratta, appunto, della volontà e capacità di mettere in pratica attraverso regolamenti e provvedimenti, ciò che un concetto rappresenta per tutti.
Lasciamo perdere per un attimo gli eletti (purtroppo poche eccellenze), e pensiamo alla reale possibilità di realizzare progetti. In Italia come in Libano, la burocrazia uccide un provvedimento legislativo prima ancora di essere votato. La burocrazia di alcuni paesi somiglia a quella de “Il processo” di Kafka, e nella maggior parte dei casi è una lentezza e incomprensione pilotata e voluta. Ci sono poi freni reali dettati da legislazioni che avevano un valore pratico nel passato, sorpassate da esigenze completamente diverse, risultando oggi addirittura dannose (pensiamo alle accise sulla benzina per la guerra in Abissinia o per l’alluvione di Firenze, tanto per stare in Italia).

La politica è materia filosofica, non solo come preparazione dei futuri regnanti, amministratori, principi o saggi, è parte integrante del governare. La filosofia, ma non i filosofi. La storia ci ha dato pessimi esempi di governo da parte di filosofi. La politica è sicuramente una della forme più alte di partecipazione umana, uno strumento indispensabile, bello e necessario. La politica come “mezzo per raggiungere un fine”, detta così è un’attività pratica, senza implicazioni particolari. Se accostiamo ai concetti di “mezzo” e “fine” persone specifiche, questo schema diventa problematico. Non ci interessa raccontare cosa, nel particolare, fanno i politici, ci sono già grandi inchieste giornalistiche che lo fanno. Ci interessa parlare della Politica come attività umana, al pari di quella artistica o speculativa. Un libro può muovere molte coscienze, può cambiare il comportamento di molti lettori: può fare politica. La politica senza pensiero non dura, deve avere una base ideologica, anche quando si tratta di criminali o inetti al potere.
Parliamo di come la politica si declina in tutte le attività umane: politica culturale, artistica, economica, sociale, religiosa, urbanistica, comunitaria e via dicendo. Da vent’anni a questa parte ci hanno fatto vivere con la convinzione che l’economia guidi la politica e non il contrario. L’ex premier greco Papandreu aveva urlato a tutti i venti che il problema europeo non era finanziario ma politico. Forse faceva comodo confondere l’opinione pubblica dando la colpa solo alla finanza e non alle non-decisioni politiche.

L’idea del numero è quella di recuperare il senso proprio dell’arte politica, della scienza politica. E’ un concetto occidentale e arriva dalla Grecia, dall’invenzione del dialogo, così presente nella cultura mediterranea antica. Certo oggi rimane ben poco di quella capacità diplomatica, del potere della parola, della volontà di cooperazione. Ma la politica ancora esiste in qualche modo, non se ne può fare a meno, ci dev’essere qualche caratteristica che rimane per sempre. Cambiano i partiti e gli schemi di governo, ma rimane la politica. Cos’è appunto la politica?

La passione politica ha creato grandi cambiamenti durante tutto il novecento, le rivolte chiedevano un cambiamento culturale della società. Le rivolte arabe hanno avuto come propulsione una radice economica, ma insieme la richiesta di maggiore libertà e democrazia, ossia di una nuova struttura ideale. E’ in queste fasi iniziali che nascono i nuovi pensatori, è successo agli inizi del 900, accadrà ora. Bisogna ricordarsi che la politica serve (dovrebbe servire) a fornire condizioni ottimali per tutti, poi sta al singolo guidare la propria personale “politica”. L’idea che lo Stato determini la nostra esistenza dalla nascita alla morte, è ormai una condizione superata da decenni. Alla politica si chiede la costruzione di strutture economiche, materiali e culturali funzionanti.

Mediterranea è nata senza nessuna preclusione verso le opinioni politiche. Abbiamo naturalmente accolto diverse idee e posizioni, e continuiamo a pubblicare ogni opinione che rispetti i codici di convivenza civile. L’urgenza di parlare di Politica mediterranea è determinata dagli ultimi eventi, ma soprattutto per cercare di individuare un progetto futuro dei governi di questa zona del mondo.

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redazione

Ho iniziato a scrivere da ragazzino per passione, poi è diventato il mio lavoro a tempo pieno. Laurea in Filosofia, scuola di editoria e specializzazione in interaction design. L'idea del mensile mediterraneaonline, nasce nell'estate del 2006, di fronte al mare sardo di Portopino, dopo una lunga riflessione sulla nostra cultura di appartenenza: il Mediterraneo. Abbiamo iniziato in tre, da Cagliari, Barcellona e Milano. Oggi siamo circa trenta redattori che scrivono da otto paesi diversi. Mi piacciono le sfide difficili, e sono convinto che il pubblico di lettori sia molto più preparato di quello che creda il mercato. Buona lettura!

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