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Libri

Forse, in fondo, eravamo saggi

Nicola LeccaBy Nicola Lecca1 Febbraio 2012Updated:25 Settembre 2016Nessun commento7 Mins Read
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La scuola è finita
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Ciao a tutti, ho tredici anni e mi chiamo Giovanni. Sono in terza media e tra qualche mese devo scegliere la scuola superiore in cui iscrivermi e sinceramente non so scegliere! Cosa ne so io, oggi, del lavoro che farò da grande! A quanto posso capire da quei telegiornali noiosissimi, sempre uguali e pessimistici, non ci sarà nessun lavoro per me e per i miei compagni! Per di più sento il mio cugino grande lamentarsi perché paga una pensione che non vedrà mai.
I grandi ci dicono che siamo piccoli, ma noi sappiamo benissimo che sono loro ad esser vecchi, anzi… così vecchi da non avere più il coraggio di rischiare per le cose della vita, che invece solo noi possiamo conoscere bene. Loro che ne sanno di noi?… Non capiscono i nostri linguaggi, non conoscono neppure la differenza tra gli Emo e i Truzzi, a momenti non sanno neppure cosa sono Facebook, Twitter e i loro linguaggio… Non sanno proprio niente!

Uff…! Lo so che non è proprio così ma, come loro, neppure io ammetterò che un po’ di ragione la hanno anche loro. In fondo, tanti perché e tante cose del mondo non mi sono per niente chiare, però non posso certo dargliela vinta, vogliono sempre avere ragione loro! Insomma, ne va della mia dignità! Tutti ci chiedono di fare quello che non vogliamo fare o, addirittura, ci vorrebbero costringere a fare certe scelte. Giorgio, il mio amico, mi ha detto che i genitori lo vogliono obbligare ad iscriversi al liceo classico perché poi deve fare l’avvocato come il padre. Lo vogliono costringere con la scusa che non c’è lavoro. Secondo me è un ricatto perché gli fanno pesare che dovrebbe sentirsi fortunato perché in questi tempi non si può rifiutare la fortuna di ricevere lo studio ben affidato del padre. Non lo sopporto! Lui vuole fare il liceo artistico, perché gli piace disegnare, ed è bravissimo a farlo. Se solo si degnassero di guardarlo negli occhi mentre disegna, lo capirebbero persino loro! Invece lo mollano in camera sua a studiare, studiare e studiare… Praticamente si può dire che i nostri genitori non ci conoscono!

Io, in tutto questo, da una parte mi sento solo, perché nessuno mi aiuta a scegliere e poi non ho una passione chiara come Giorgio: a me piace fare tutto, ma allo stesso tempo nulla mi piace più di qualcos’altro! Mi piacerebbe fare bene le cose. Se ci fosse un lavoro del genere vorrei fare “l’ottimizzatore”, cioè aiutare gli altri a far bene le cose, diciamo a fare bene il proprio lavoro. D’altra parte, invece, mi disturbano tutti quelli come i genitori di Giorgio che dicono di sapere cosa deve fare il figlio. Proprio non li sopporto questi adulti!
Si leggono solo quei giornali che, gli stessi professori a scuola, ci invitano a leggere con “spirito critico”… insomma quasi ci stanno dicendo che molti giornalisti scrivono mezze fesserie, tantoché bisogna leggerne più d’uno per avvicinarsi alla comprensione del fatto realmente accaduto.

Come sarebbe bello avere un fratellone o un cugino grande, un po’ amico vero, capace di darci consigli senza farci sentire scemi se non li seguiamo. Uno che parli poco e ci dimostri che, in tutto questo pessimismo, si riesce comunque a vivere bene la vita.
Aiuto!!!… caro diario, sto scrivendo come un vecchio! Beh, sai che ti dico? Prima che mi vengano pure le rughe, vado a dormire! Buonanotte!
Guardando la foto di classe della terza media, 13 anni appena, capisco che era proprio quello il momento in cui ho fondato le basi della vita che oggi sto vivendo. Ero diverso, ma forse più nel fisico che nelle idee. Anche se quelle stesse idee erano ancora allo stato embrionale, a distanza di trent’anni, posso dire che fossero, per allora, piuttosto lungimiranti.
Rileggendo le pagine di quel vecchio diario blu, mi accorgo che oggi subisco un po’ gli effetti delle scelte fatte allora.

Anche Giorgio le ha subite. Ora è avvocato ed è sempre un po’ “su di giri”. I suoi amici sono gli ex fighetti i cui visi sono precocemente invecchiati dalle troppe canne e dagli altri eccessi. Tra quelle righe si può leggere chiaramente la consapevolezza del bisogno-ricerca di una guida discreta, o forse di un semplice esempio o modello positivo da emulare senza fanatismo, una sorta di faro nel mare da usare come punto di riferimento, a cui non ci si deve avvicinare per non sbattere sugli scogli e da tenere sempre d’occhio per capire la direzione verso cui ci si sta dirigendo. I genitori erano e resteranno sempre un’altra cosa. Cercavamo da allora una persona vicina, non troppo distante dalla nostra età anagrafica, che cercasse di camminarci a fianco, non che ci prendesse sulle spalle e che facesse le cose al nostro posto; una persona che fosse pronta a darci una parola di conforto per quelli che vivevamo come i più grossi drammi esistenziali. Mi ricordo ancora le tante volte in cui mi sono reso conto che i miei motivi di assoluta disperazione si risolvevano nel silenzioso scoppio di una bolla di sapone, le cui micro goccioline sul viso potevano essere l’unico effetto dirompente dell’intera vicenda!
Era chiaro già da allora che eravamo alla ricerca della felicità. Purtroppo, solo ora ho la consapevolezza che già all’epoca avrei voluto che quella guida discreta mi fosse in qualche modo “simile” ma, allo stesso tempo, “contrapposta”, con cui potermi confrontare e, magari in qualche caso, scontrare per trovare la strada della felicità.

Allora, abbiamo intrapreso una strada che, forse, è stata persino condizionata da interferenze di messaggi esterni, quelli talvolta un po’ distorti dei mass media.
Giorgio ha ceduto alle sopraffazioni dei genitori, alla ricerca della strada facile di un percorso già tracciato. Io, convinto che il progresso ci avrebbe sovrastato, scelsi di fare un istituto tecnico che mi permettesse di aggiustare le macchine, perché il tormentone di quei noiosissimi telegiornali di allora era che l’elettronica avrebbe sostituito tutto il lavoro umano, persino quello dei medici! La deduzione di quel tredicenne un po’ introverso che sono stato, era che in una evoluzione così rapida del mondo, almeno le persone che aggiustassero le macchine, sarebbero sempre servite ed avrebbero quindi avuto un posto nella società. Chissà, forse una guida mi avrebbe dato delle chiavi di lettura differenti e, forse, avrei guardato tenuto d’occhio anche la ricerca della felicità. Fortunatamente, nella prosecuzione degli studi, con fatica ed avendo perso, forse, qualche tempo e qualche meta, ho cambiato direzione. Chissà come sarebbe andata?

Giorgio, invece, ha smesso di cercare la felicità, accontentandosi di far dirigere la sua vita da chi ha imboccato per lui una determinata strada, senza preoccuparsi della propria gratificazione. Giorgio ha smesso di disegnare e con la sua cerchia di amici sembra indaffarato nella sola ricerca del potere delle tre esse: Soldi, Sesso e Successo, quasi come fosse l’unico obiettivo di vita.

DRIIIIIN!!!… “Nooo…. E’ già ora di andare a scuola?… Uffa, sta piovendo e qua sotto c’è un bel calduccio!
Che strano… ho sognato di essere vecchio e di leggere quello che ho scritto ieri notte. Se faccio sogni come questi, forse devo smettere di scrivere cose da vecchio nel mio diario blu.”
Toc – Toc… “Dai Giovanni! E’ ora di andare a scuola! Alzati che la colazione è quasi pronta!” “Uffa mamma!…”

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Nicola Lecca

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