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Sapori

Enogastronomia italiana e nautica di diporto: possibili prospettive

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo1 Settembre 2011Updated:30 Agosto 20161 commento5 Mins Read
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Porto Cervo Wine Festival
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Se il vino è per antonomasia la bevanda della civilizzazione lo si deve anche all’elemento che ne è divenuto vettore: il mare. Si pensi al viaggio della Vitis vinifera attraverso i secoli dai “Giardini del Caucaso” a tutto il bacino del “Mare Nostrum” grazie a Sumeri, Babilonesi ed Egizi, ma soprattutto all’attività marittima di Greci e Fenici; a quei naviganti dobbiamo la distribuzione della vite e del vino in Magna Grecia, Sardegna e lungo le coste mediterranee; sono stati in parte artefici dell’odierno panorama ampelografico, completato poi dai Romani pressoché in tutt’Europa.

Il Mediterraneo è riuscito ad essere il mezzo di diffusione della cultura del bere anche in tempi relativamente recenti: con l’epopea della vela si è reso possibile il commercio di vini liquorosi quali il Marsala, ad esempio, molto apprezzato dagli inglesi e destinato altrimenti a un consumo locale. Ma il mare può essere ancora una forza trainante per il settore enologico ed alimentare, essere denominatore comune irrinunciabile per una migliore immagine e propaganda del vino italiano, della dieta mediterranea e per dare ulteriore rilievo alle eccellenze DOP ed IGP di ciascuna regione.

L’Italia vanta circa 8000 km di costa e più di 900 porti, la maggior parte dei quali adibiti non solo a scalo merci ma anche per il diporto, per un totale di 147.000 posti barca: appena la metà della domanda! Il settore turistico e portuale dovrebbero rifletterci, in ragione della crescita dello yachting in Italia e della capacità sempre attuale di attirare, con l’incomparabile ed eterogenea bellezza paesaggistica, l’inestimabile patrimonio artistico e gli innumerevoli siti di interesse storico, visitatori da ogni parte del mondo. I porti-marina non rappresentano solo l’avamposto per raggiungere le bellissime isole dei nostri arcipelagi, la piacevole sosta per serate mondane o tappe affrettate ove rifornirsi e via. Non solo. Che sia ubicato in Laguna Veneta piuttosto che in Costa Smeralda, che si tratti di un approdo delle Eolie anziché della Versilia, della Costiera Amalfitana, delle Cinque Terre o del Gargano, dall’Elba a Pantelleria il porto-marina è l’accesso dal mare per l’entroterra; proscenio ideale per la cultura storico-artistica locale e della più tipica identità enogastronomica, esso è un terreno fertile per produttori ed imprenditori e potrebbe significare una considerevole risorsa per l’occupazione. Avere la possibilità di accogliere i diportisti stranieri ma anche quelli provenienti da altre regioni è un’opportunità unica per promuovere i prodotti tipici del territorio e ribadire che la dieta mediterranea, nata in Cilento e diffusa in tutta la Penisola, è patrimonio immateriale “per” l’umanità.

Diffondere il “made in Italy” consiste anche nel saper rendere il turista stesso “portatore sano” della nostra poliedrica cultura enogastronomica e sorprenderlo attraverso pubblicità, eventi, rassegne del gusto e ciò, nelle aree dei marina, risulterebbe davvero proficuo ed efficace. Tutt’oggi il diporto, charter e armatoriale, resta un fenomeno d’elite, pertanto occorrono stile, competenza e preparazione sia da parte dello staff portuale addetto alla ricezione degli yachts che degli equipaggi operanti a bordo. E questo sapere non può essere limitato alla sola arte marinaresca e della navigazione: gestire uno yacht prevede non solo la presenza di comandanti e marinai avvezzi all’andar per mare, ma anche di hostess/steward e di chef a cui vengono affidati i compiti dell’hotellerie, dell’arte culinaria e del food & beverage management. Si chiede loro professionalità, una preparazione culturale di ampio respiro, spiccata comunicabilità, anche in lingua straniera e una conoscenza a 360° del luogo, per consigliare gli ospiti sul come godersi al meglio l’approdo e sotto ogni aspetto; in porto bisogna rifornire la cambusa con prodotti freschi, magari presso i mercati del pesce e dell’ortofrutta, che in certe graziose località di mare si tengono ogni giorno dipingendone il folklore, presso punti vendita di prodotti locali di qualità o “ship chandlers”che, all’occorrenza, offrano anche servizi catering.

Infatti il trend vuole che noleggiatori e proprietari di yachts prediligano vino e cucina regionale in base all’offerta a km zero; tali preferenze da parte degli ospiti non sono casuali ma denotano ricercatezza nel gusto e il culto di degustare il territorio, ove si è ormeggiati, in ogni senso. Si tratta di uno sbocco professionale appetibile, competitivo ed innovativo non solo per le figure professionali marittimo-alberghiere ma anche per il sommelier, più che idoneo a ricoprire il ruolo di ambasciatore del territorio e delle realtà produttive locali sul “fronte del porto” e, perché no, anche a bordo, magari per redigere la wine-list in base alle proposte dello chef e coadiuvare al servizio ai tavoli. Un must per produttori, cantine ed imprese turistiche suscitare interesse e stimolo allestendo laboratori di cucina, banchi d’assaggio e stands nei marina che fungano da front-offices per la propaganda delle loro attività economiche, ma che siano anche postazioni ideali per esperti comunicatori del vino e del cibo e per le guide turistiche.

La nautica da diporto può offrire davvero un ventaglio di opportunità per tutti ma bisogna comprendere l’esigenza di una seria riqualificazione e modernizzazione delle infrastrutture; occorre inoltre che enti e associazione di categoria, società di charter nautico e strutture portuali comunichino e collaborino tra loro e, al personale, l’imprescindibile capacità professionale di mettersi in discussione e conseguire titoli requisiti occorrenti per entrare a far parte dell’equipaggio di uno yacht. Il mare non è mai stato così generoso e carico di promesse.

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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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