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Musica

Soundscape: il suono nel paesaggio

Daniela TruduBy Daniela Trudu1 Giugno 2011Updated:22 Novembre 2016Nessun commento4 Mins Read
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Soundscape project
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Credo che non vi siano dubbi sul fatto che il paesaggio rivesta al giorno d’oggi sempre maggior rilevanza dal punto di vista della tutela di esso, basti pensare ai numerosi sviluppi legislativi rivolti in questo senso, forse dati anche dalla crescente assunzione di responsabilità della società verso la realtà naturale ed i propri simili.

La nostra società, infatti, sta lentamente acquisendo nuove sensibilità sul tema dell’ambiente, soprattutto per ciò che concerne l’aspetto visivo e bio-chimico; però, oltre alla dominanza nella società moderna della dimensione del visivo, bisognerebbe anche pensare a quanto sia parte integrante dell’ambiente in cui l’uomo vive, il suono, la cui importanza invece ancora viene un po’ sottovalutata. Ogni esperienza di vita quotidiana infatti è pervasa da suoni che oramai rivestono un significato sociale e culturale in base al luogo in cui essi si presentano. Il paesaggio sonoro del mondo è in continua evoluzione, in particolar modo nelle aree urbane, industrializzate, nelle grandi metropoli. Il suono delle città è spesso paragonabile ad un vero e proprio bombardamento di rumori, frastuoni, motori di automobili. Certamente tutto ciò fa riflettere su quanto questo tipo di paesaggio sonoro possa influenzare le nostre vite da un punto di vista comportamentale ma anche di stati d’animo e di umori.

I primi studi indirizzati a rivoluzionare il rapporto tra uomo, suono e ambiente, sono stati svolti intorno agli anni ’70 da un compositore e studioso di acustica R. Murray Shafer, che attraverso il suo “World Soundscape Project” (WSP) iniziò a studiare i dinamici cambiamenti sonori che nel corso delle epoche storiche hanno cambiato e continueranno a mutare la nostra società. Il termine “soundscape” da lui coniato significa letteralmente “paesaggio sonoro”, intendendo con tale termine la totalità dei suoni da cui siamo circondati, e tutto ciò che la nostra percezione auditiva è in grado di percepire; il ricercatore afferma che “l’ambiente acustico di una società può essere letto come uno strumento rilevatore della propria epoca e come un indicatore delle condizioni sociali che lo ha prodotto”.

Sono molteplici le discipline coinvolte in questo studio: sicuramente l’acustica, ma anche la storia, l’estetica, l’architettura, l’etnologia, l’antropologia, il design, la geografia, le scienze della comunicazione, così come il diritto, la linguistica, la medicina, la musicologia, la filosofia, la pedagogia, la psicologia, la sociologia, l’ingegneria e l’urbanistica.
L’idea è quella di restituire al rumore la stessa dignità estetica attribuita al suono, ponendo l’orecchio alla stregua dell’occhio, cosa peraltro innovativa, data la tendenza nella società moderna, come detto prima, a mettere in primo piano la sfera del visivo. Fenomeno legato sicuramente alla civiltà industrializzata che viene posto in evidenza in questo studio, è un aumento progressivo della perdita dell’udito, o un atteggiamento di indifferenza nei confronti del paesaggio sonoro in cui siamo inseriti. Infatti, al giorno d’oggi, il “soundscape” che ci circonda è caratterizzato da un’infinità di rumori non di qualità (noti come low-fi, ovvero a bassa fedeltà), come ronzii di apparecchiature, rumori delle auto, il traffico, i computer, suonerie,ventilatori, solo per citarne alcuni; tutto ciò si ripercuote sulla nostra capacità di riconoscere e distinguere il suono degli elementi naturali come il soffio del vento, il cinguettio degli uccellini, lo stormire delle foglie sugli alberi, il rumore dell’acqua in una fontana, e così via, spegnendo in noi la sensibilità uditiva che ci dovrebbe contraddistinguere.

In questa situazione di emergenza sonora c’è il rischio che la qualità della vita dal punto di vista del paesaggio peggiori sensibilmente, provocando fenomeni di inquinamento acustico difficilmente risolvibili. Per questo motivo il WSP di Shafer prevede la figura di designer acustici, ovvero musicisti, studiosi di acustica, antropologi e persone interessate allo studio del paesaggio sonoro, che possa proporre soluzioni atte al cambiamento e miglioramento, e quindi correggere questa distorsione sonora lavorando nel rispetto per l’orecchio, con l’obiettivo di una reintegrazione equilibrata di tutti i sensi. Il fine del lavoro di Shafer è di re-insegnare alla società quell’attitudine all’ascolto che si sta via via perdendo.

Sarebbe interessante soffermare la nostra attenzione su questo problema anche da un punto di vista pedagogico, e quindi considerare le interazioni esistenti tra paesaggio e educazione ambientale. Per fare in modo che gli obiettivi della ricerca di Shafer si possano estendere a tutta la comunità, sensibilizzandola a questo importante tema, forse ci sarebbe bisogno di una vera e propria “Ecologia del suono”. La riflessione pedagogica al paesaggio richiama senz’altro la necessità di offrire ad ognuno gli strumenti necessari per usufruire del paesaggio in maniera consapevole, appropriata, responsabile e condivisa, strumenti che possono essere di natura etica, cognitiva, affettiva, relazionale ecc. Chi si pone come fruitore del paesaggio, infatti, non è semplicemente un soggetto passivo che riceve stimoli esterni, ma attivo costruttore di percorsi di conoscenza, emozioni, desideri e volontà.

Riferimenti bibliografici

R. Murray Shafer, Il paesaggio sonoro, Milano Lucca, Ricordi Lim 1985 (ed. or. The Tunning of the World, 1977)

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Daniela Trudu

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