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Sapori

Cibo e vino: un matrimonio felice, libero e di buon gusto

Gaetano CataldoBy Gaetano Cataldo11 Maggio 2011Updated:21 Giugno 2018Nessun commento5 Mins Read
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Pane, noci e vino
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Ne converrete, non c’è cosa più bella e gioiosa al mondo del matrimonio… specialmente se si tratta di andare a nozze col gusto. E al gusto come all’amor non si comanda, purché si ricordi che è assolutamente libero e soggettivo e che non contempla affatto la perfezione. Prima di coronare questo sogno di sensoriale esperienza gustativa bisognerebbe rammentare che un delizioso sposalizio è tale se nasce dal connubio tra il cibo e il vino.

Il vino infatti è ciò che più esalta le pietanze e la ricerca dell’armonia tra essi potrebbe così tradursi: come l’impegno della coppia teso alla ricerca delle emozioni per il primo bacio, altrettanto il vino predispone il palato ad accogliere, con un nuovo assaggio e se ben abbinato, le stesse sensazioni gustative del precedente; anelano, pazienti e senza timori, al raggiungimento delle affinità elettive scevri o quasi da prevaricazione alcuna dell’uno sull’altro e ad essi non si addicono combinazioni schematiche e rassicuranti dogmi, bensì equilibrate, nuove e senza pregiudizio.

Ci sono molte vie per convolare a nozze e i matrimoni d’interesse pur certo esistono! Ma è di quelli sinceri, armonici e tradizionali che qui si tenta di parlare, quindi pane al pane e vino al vino: le forzature sono da aborrire!

Non sia mai che scriventi sensali su commissione ci impongano, attraverso “brave” recensioni e subliminali guide, cosa accompagnare a cosa e dove, per profitto di vanagloriosi signorotti della ristorazione o di superbi snobistici produttori… evitate queste agenzie matrimoniali per bell’e fatte accoppiate del gusto: per deontologia e rispetto per i convitati non osino ingiungere che questo o tal’altro abbinamento s’han da fare! Quanti allibrati “Don Abbondio” celebrerebbero matrimoni di convenienza in esclusive, stellate pseudo- cattedrali?

L’arte culinaria non è un sacramento codificato in sapori comprensibili a pochi eletti in luoghi privilegiati; è la disciplina che studia l’evoluzione del gusto. Non lo modella e non lo ingabbia, semmai lo propone sobriamente e cerca di diffonderne le chiavi di lettura. Per viuzze e per contrade, nelle case, nei castelli e negli ostelli di paese, ovunque si cucini per il corpo e per l’anima, per scaldare i cuori. La gastronomia non è un fatto esclusivo, accomuna ed è accessibile a tutti. Prima di essere la scienza che regola le funzioni dello stomaco è storia e tradizione, tecnica e arte insieme, quindi artigiana. E narra la cultura. E la memoria collettiva dei luoghi. La narra non con uno stile a sé, ma con lo stile del luogo che racconta e lo fa con buona educazione, con modestia, con allegria. La cucina non è una primadonna schizzinosa, ecco perché si sposa.

brindisi
Un brindisi

E ben si sposa al vino, che è cosa altrettanto seria e allegra. E’ sincero. Sempre. Mai un mascalzone ben etichettato. Il vino è civiltà, fatica contadina e attitudine intellettuale insieme. Da questo incontro di gioia e di buon gusto nascono unioni ed abbinamenti semplici e genuini, nobili di spirito ed eleganti, democratici e morganatici. E di libero arbitrio, soprattutto se all’inglese; se si basa sul decalogo del gusto è alla francese, di principio se vogliamo. E’ poetico o psicologico e conferisce certo valorizzazione, per evento e occasione. Tiene conto della natura, di climi, di stagioni. E’ tollerante ed è meglio conosciuto come abbinamento biologico, quando afferisce alla motilità gastrica e alle funzioni delle sostanze contenute nel vino e negli alimenti. Alle volte non si compie, anzi divorzia … non tutto si accorda bene al vino! E come accade alla donna e all’uomo che abbiano analoghe passioni, piuttosto che nature che si compensino vicendevolmente o caratteri che si contrappongano, la combinazione cibo-vino si compie per analogia o per contrasto: sapidità e sensazione amarognola sono le irruenze del cibo che richiedono d’essere ingentilite dalla morbidezza del vino per contrasto; la dolcezza nel cibo richiama la dolcezza del vino per concordanza, quasi a dire… amor con amor si paga!

Tendenza dolce nel cibo è richiesta di sapidità nel vino e di acidità, qualora occorra; la patina causata dai grassi solidi pretende vini tendenzialmente freschi, combinati persino all’effervescenza talvolta; i cibi succulenti necessitano che il palato subisca l’effetto disidratante dell’alcolicità se non addirittura del tannino, che sanno fronteggiare anche l’untuosità delle pietanze; aroma e persistenza gusto-olfattiva delle vivande esigono, per concordanza, intensità gusto-olfattiva e persistenza aromatica intensa nel vino, la quale non deve essere mai mortificata da un uso eccessivo di erbe e spezie in cucina; infine essendo il cibo e il vino innamorati di un amore mai platonico che alla struttura del primo corrisponda il corpo dell’altro.

Ed ecco stabilita l’armonia per la gioia del palato e alcuni suggerimenti per un matrimonio felice e di buon gusto. Un matrimonio di nome Enogastronomia. E l’Enogastronomia è la sublime, emozionale ed intelligente attitudine di esaltare e degustare col vino tutte le pietanze e gli alimenti scelti, preparati e serviti a regola d’arte con cognizione, sapienza e passione, senza mai farsi rapire dagli eccessi. Altro non vi si chiede che degustare, osare, sentire e gustare con tutti i vostri sensi, giorno dopo giorno, assaggio dopo assaggio, in un gioco di infinite combinazioni, scelte liberamente ma sempre con amore, con spirito di ricerca e sperimentazione per assurgere a quella esperienza e maturità sensoriale, quella giusta intesa appunto tanto ricercata nelle coppie.

Un’intesa e una maturità il cui senso non è da ricercarsi solo nella bocca: l’esperienza enogastronomica è olfattiva, cerebrale e risiede anche nei ricordi dei profumi che ci riconducono a luoghi e persone care, è nel cuore di chi porta con sé esperienze passate e impara col tempo a prediligere la materia prima nel presente, a condividerne le emozioni provate se possibile. Di qualsiasi avviso voi siate sull’abbinamento possa il vostro palato sposare il cibo al vino nella maniera più ideale e felice, come più vi aggrada.

Gaetano Cataldo
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Gaetano Cataldo
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Un destino in viaggio. E il viaggio comprende tutta la persona. Salernitano del ’74. Dagli studi alberghieri e nautici impara le materie da praticare, con l’esperienza e la cultura acquisita nel tempo il gusto per la giusta misura delle cose. Amante dell’Oceano-Mare e del Mondo Vino tanto da farne una doppia esistenza: uno dei mestieri che svolge regolarmente l’ha condotto in molti luoghi e al confronto con altre culture, l’altro gli ha insegnato a gustare ed apprezzarne differenze e sfumature. Navigante e sommelier professionista, Gaetano incarna e traduce il rapporto tra il Vino e il Mare senza tralasciare la terraferma ed i legami malgrado i frequenti cambi di stagione trasversali. Lo si vede di tanto in tanto propinar cibi su qualche yacht di lusso e imporre abbinamenti suoi ai malcapitati oppure in coperta tra la ciurma di cargo, velieri e navi da crociera; ha conseguito un master in food & beverage management e svolge consulenze per ristoranti e cantine; ha ottenuto anche la patente di maestro assaggiatore di salumi ed il diploma di sommelier certificato del sake; è numismatico, pratica il jeet kune do e continua ad indagare da eterno studente attraverso la Cultura del Mare Nostrum, quasi fosse l'alter ego di Corto Maltese ma con un forte attaccamento alla sua terra, così da essere insieme local e global. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, associazione grazie alla quale ha realizzato Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una capitale della cultura, e con la quale promuove la cultura del Mare Nostrum e del Piede Franco. Inoltre, è stato il primo sommelier ad essere ricevuto da un Papa ad un'udienza generale ed è stato nominato Miglior Sommelier dell'Anno alla 31^ edizione del Merano Wine Festival.

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