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In viaggio

Vita low cost, viaggi low cost

Sara PalmasBy Sara Palmas3 Novembre 2010Updated:22 Novembre 2016Nessun commento4 Mins Read
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Low cost
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Uno dei piaceri irrinunciabili della vita di un precario, sia inquadrato come co.co.pro., partita IVA mascherata o qualsiasi altra forma contrattuale, è il volo low cost verso mete mediamente lontane, sicuramente europee, abbinato ad un soggiorno della durata mai superiore alla settimana.
Il viaggio low cost è nella maggior parte dei casi breve, talvolta brevissimo quanto un battito di ciglia. I motivi sono sostanzialmente due: la carenza cronica di liquidità che affligge il precario medio e l’assenza contrattuale di ferie.

Per chi non fosse pratico di contratti parasubordinati potrà sembrare una follia.
Però le cose stanno proprio così: i lavoratori precari, secondo la gran parte dei contratti che li legano ad un’azienda, non hanno diritto alle ferie.
Ed in effetti se un co.co.pro. fosse applicato alla lettera il povero precario non dovrebbe neanche necessitare di ferie perchè avrebbe la facoltà di organizzarsi il tempo come meglio crede, fatta salva la realizzazione del progetto.
La realtà però è sempre ben più dura del rassicurante testo di un contratto e i precari sono spesso costretti a rispettare gli orari di lavoro dei dipendenti più tutelati, senza per questo aver diritto alle ferie. Così succede che gli agognati giorni di vacanza possano ridursi a fuggevoli ponti o weekend lunghi, generosamente concessi dalle aziende.

In soccorso dei precari stressati e bisognevoli di vacanze arrivano le compagnie low cost. Con qualche decina di euro, un collegamento a internet e una carta prepagata ci si può garantire un viaggio in tutte le maggiori capitali europee.
Magari ci si dovrà svegliare all’alba per raggiungere aeroporti siti in luoghi improbabili, oppure occorrerà sedersi sulla valigia per chiuderla e poi scoprire in aeroporto che non entra negli antipaticissimi “misuratori” di bagagli. Ma sono disagi su cui è facile soprassedere se si vola verso splendide città spendendo meno di quanto ci è costato il biglietto del bus navetta per l’aeroporto.

Una democratizzazione dei cieli che ha aperto le porte degli aerei anche a chi, fino a qualche anno fa, non si sarebbe potuto permettere di viaggiare con tanta leggerezza.

Tuttavia le tariffe stracciate che talvolta si riesce a spuntare se si è baciati dalla fortuna e dalla velocità del collegamento internet hanno un rovescio della medaglia.

È solo di qualche giorno fa il comunicato stampa della Fit-Cisl intitolato “Ryanair: far rispettare le regole” in cui si lamenta il mancato rispetto delle norme di lavoro da parte della nota compagnia.
Risale al 2006 la richiesta da parte del sindacato Sdl (Sindacato dei Lavoratori intercatergoriale) alle autorità italiane di procedere ad una verifica delle condizioni contrattuali degli assistenti di volo della compagnia irlandese. Successivamente l’Sdl presentò un esposto alla magistratura con cui denunciava una situazione di estrema precarietà del personale operante in Italia.
In sintesi nell’esposto si denunciavano il rischio reale di essere licenziati in qualsiasi momento e le anomalie a livello contributivo poiché i dipendenti italiani vengono retribuiti da un’azienda irlandese e versano in questo paese terzo i contributi, risultando a tutti gli effetti disoccupati in Italia.

Di fronte ad una banale influenza gli assistenti di volo nel nostro paese non hanno nessun tipo di assistenza medica visto che versano i contributi al welfare irlandese. A tutto ciò si aggiungano turni massacranti e buste paga non all’altezza delle altre compagnie. Sarà dunque semplice comprendere come è possibile acquistare dei voli a pochi euro e far volare in tutta Europa le grandi masse.

Tutto ha un prezzo: permettere ai giovani precari di viaggiare su e giù per l’Europa a tariffe stracciate è il risultato di diversi fattori, come ad esempio una politica degli enti locali finalizzata al sostegno dei voli sui propri aeroporti. Ma è innegabile che parte del “sistema low cost” stia in piedi a spese della precarietà di steward e hostess delle compagnie.

I poveri precari pensavano di potersi godere qualche giorno di svago e relax in leggerezza, lontani dalle preoccupazioni per la propria condizione esistenziale e professionale. Ora invece non potranno più concedersi neanche le tanto desiderate vacanze a cuor leggero!

Per i dati sul caso Ryanair vedi articolo di Alessandro Ambrosin su Dazebao.

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Sara Palmas

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