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In viaggio

Santorini, tramonti e gatti mediterranei

RedazioneBy Redazione10 Settembre 2010Updated:22 Novembre 2016Nessun commento3 Mins Read
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Gatti greci al tramonto
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di Roberta Maggio

Santorini, per me è vedere un tramonto lento, lungo e infinitamente dolce. Se poi nella sfondo vediamo un gatto che guarda il mare, allora il quadro commuove e fa sperare nella famosa frase “la bellezza salverà il mondo”!

È una foto così, scattata da lontano, col cellulare, però è il distillato della mia Santorini.
Un posto dove ci sono ancora i gatti e dove “fanno il miglior tramonto del mondo”.
Lo so che questa cosa dei gatti può far sorridere ma io a Roma non li vedo più. Non li vedo più indolenti per strada o tronfi sulle rovine, nè in periferia, nè al Colosseo come Romeo. A Santorini i gatti sono dappertutto, hanno i musi allungati, miagolano e si strusciano alle tue caviglie entrando nelle taverne.

E anche loro, come nella foto, come tutti, all’ora del tramonto si fermano e guardano il mare.
Ecco, questo è incredibile. C’è un’ora in cui l’isola diventa bidimensionale perché i profili delle persone sono tutti fermi e nella stessa direzione, come i disegni egizi. E il tramonto arriva a colorare e consolare una terra aspra, netta, esplosa.

L’abbiamo girata tutta su un quad, perfetto per un posto così, dove il motorino è faticoso e la macchina sarebbe troppo. Partendo tutti i giorni dal villaggio di Imerovigli che vuol dire “torre di controllo”. Ma “meraviglia” è anche la prima parola che ti viene in mente quando arrivi. 300 metri di altezza a strapiombo sul mare, con una vista impressionante sulla caldera, il cono del vulcano che esplodendo ha trasformato l’isola in una mezzaluna. Da Imerovigli appunto, verso le spiagge di sabbia nera di Perissa e Perivolos, le più belle, verso una Kamari che è un po’ Rimini e una Spiaggia Rossa che, insomma, dopo tutta quella scarpinata non vorresti trovarti in un posto dove ci sono solo sedie e ombrelloni rotti e migliaia di persone addosso.

La bellezza di Oia ti rappacifica con il mondo e anche con la capitale. Perchè la capitale Thira, pur con la sua innegabile bellezza di vicoli e viuzze, ti stordisce come una via del Corso a metà dicembre. Negozi soliti, ristoratori che ti invitano a entrare nei loro locali.
Oia invece è ancora Grecia. È dolce e lenta. Case aggrappate alla roccia e ricoperte di Bougainville che sembrano fatte di mattoncini lego tutti bianchi e blu.

È piena di contrasti Santorini. Paghi 7 euro un grande ombrellone di paglia e lettini con i cuscini, ma 4 euro un quarto di litro d’acqua. Ristoranti e resort lussosissimi, ma anche piccole casette e chioschi unti di gyros pita. E poi il mare non ha pesci, la terra non ha alberi; un’Atlantide a metà. Che porta ovunque i segni dell’eruzione che l’ha lacerata, ma, come disse Simone de Beauvoir “Santorini ha il dono unico e singolare di intimidire”. Bellissima e drammatica.
Santorini è una cartolina, anzi, di una cosa sono certa: chi ha inventato le cartoline lo ha fatto qui.

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