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Storie meridiane

Roma, città fetente, stupenda e difficile

Danila PaonneBy Danila Paonne10 Agosto 2010Updated:22 Novembre 2016Nessun commento4 Mins Read
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Anna Magnani in Mamma Roma
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Remo Remotti è una delle voci di Roma. Artista, drammaturgo e poeta ha vissuto, a volte in prima persona, la vita culturale italiana del dopoguerra. In uno dei suoi monologhi più famosi descrive la città dove è nato, ne dipinge le asprezze e le contraddizioni e cerca di spiegare il motivo per cui Remotti decise di trasferirsi in Perù.

Nonostante la durezza del testo, Mamma Roma Addio è un grande atto di amore nei confronti di questa città. Una metropoli bellissima e ostile, che si odia spesso come si può odiare una persona e che, quando sei si è lontani, ti manca come fosse una persona in carne e ossa.

Anche oggi, come nel periodo descritto da Remo, vivere a Roma non è facile e in tanti scelgono di andarsene. Moltissimi non sopportano più le difficoltà, a volte insormontabili, per trovare un lavoro o una casa.

Ho provato a riscrivere il testo di Remotti aggiornando laddove era necessario e dando così una versione, inevitabilmente incompleta, di tutto quanto è Roma adesso. Per chi volesse ascoltare il monologo originale di Remotti, può trovarlo qui.

Oggi nel 2010 io me vado, come prima i ragazzi andavano a Londra e adesso se ne vanno a Barcellona, anche io me ne vado via, me ne vado nauseata, stanca di questa Roma della Seconda Repubblica. Adesso a 36 anni, mi trovo di fronte a questa situazione e vado via da questa Roma di Berlusconi.

E me ne vado da quella Roma caotica, incazzata, puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “se mi sbaglio mi corrigerete”, del “Forza Roma, Lazio Merda”, da quella Roma delle pizzerie al taglio, dei centri commerciali più grandi d’Europa, dei ristoranti cinesi, dei kebbabari, del primo Mac Donald d’Italia, da quella Roma dei supplì, della panzanella, dei filetti di baccalà, dei carciofi alla giudia, dei cornetti di notte, del cocomero, dei Gentilini, dei bignè di San Giuseppe, delle frappe…

Me ne vado da quella Roma dei borseggiatori del 64, delle approssimazioni, degli inciuci, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali, dei centri per l’impiego, quella Roma dei funzionari dei ministeri, dei palazzinari, dei bancari, dei vigili urbani, quella Roma dove le domande sono sempre già chiuse, dove ci vuole una raccomandazione, quella Roma dei trans di via Gradoli, delle escort di Palazzo Grazioli, delle prostitute che chiedono 30 euro, quelle minorenni della Togliatti, quelle nigeriane di viale Marconi, quelle slave della Salaria…

Me ne vado da quella Roma dei bagni chimici, delle fontanelle, degli ex-voto, della tangenziale sempre intasata, del Raccordo che è pure peggio, quella Roma dei campi Rom, delle case occupate, dei casermoni popolari, dei centri sociali, quella Roma dove le case si vendono a 6000 euro a metro quadro, quella Roma del Vaticano, del cardinale Marcinkus, delle suore, dei neucatecumenali, dei Testimoni di Geova…

Me ne vado da quella Roma degli attici con vista sul Colosseo che hanno pagato gli amici, dei centri sportivi super esclusivi che hanno costruito gli stessi amici, la Roma di via del Corso, di via Caetani, di Testaccio, di Trastevere, di Tor Bella Monaca, di Corviale, della Magliana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella restaurata, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella del mercato di Porta Portese, centrale e periferico…

Me ne vado da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell’Isola Tiberina, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano…

Me ne vado da quella Roma dove la gente ruba per le strade, dove imperversa la mentalità dei furbetti del quartierino, del “lei non sa chi so io”, di quelli che parcheggiano sempre in doppia fila, quella Roma ospedaliera, quella dell’intra moenia, quella delle A.S.L., quella dei SerT, quella Roma dei ricchi che diventano sempre più ricchi: i Mezzaroma, i Caltagirone, i Parnasi, i Toti, i Lamaro, i Bonifaci, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non ci stanno mai i soldi, quella Roma del “core de mamma tua”…

Me ne vado da quella Roma di Propaganda Fide, della Sovraintendenza, della Banca Commerciale Italiana, della Repubblica e dell’Espresso, di Zètema, del PalaExpo, di RisorePerRoma, dell’Ama, quella Roma de “che c’hai du’ scudi?”, de “un calippo e na doccetta”, quella Roma del Coni, dello Stadio Olimpico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini. Me ne vado da questa Roma di merda! Mamma Roma: Addio!

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Danila Paonne

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