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Sapori

Grasse risate

RedazioneBy Redazione1 Marzo 2010Updated:11 Agosto 2017Nessun commento4 Mins Read
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Un americano a Roma
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di Marta Capiluppi

Perché le risate sono “grasse”? Sarà forse che il cibo ci mette il buonumore (come già ho spesso sottolineato), ma forse anche perché in cucina possiamo ridere. E noi mediterranei ce ne intendiamo sia di cucina che di risate! Forse le risate sono grasse grazie ad un retaggio del passato: chi era povero non rideva tanto, ed essere poveri significava non avere cibo, quindi essere magri; i ricchi, grassi e opulenti, mangiavano ed erano felici!

Ma cosa ci fa ridere in cucina? Certo fanno ridere quelli che non hanno alcuna abilità culinaria (e certo, poiché noi italiani amiamo questi giochi di parole un po’ scurrili, anche la parola culinaria ci fa ridere), gli “impediti” del fornello: ricordiamo il successo della Prova del Cuoco. Ci fa ridere cucinare insieme agli amici, al nostro partner o ai genitori, quando ci prendiamo in giro! Certo rimane il fatto che il Cuoco (o meglio, lo Chef) è sempre uno solo, gli altri sono solo semplici esecutori degli ordini di chi si assurge a (o viene nominato) esperto dei fornelli. Perché non è la cucina, ma il cibo, come la risata, ad essere conviviale. Chi ride da solo è un matto, chi ride in compagnia è allegro – saggezza popolare. Infatti spesso mangiare da soli ci rattrista.

E spesso il cuoco abile non cucina mai solo per se stesso, anzi è capace di andare avanti a pane e cipolla finché non trova qualcuno per cui cucinare. Una sorta di sfoggio delle abilità se vogliamo, ma anche il desiderio di portare allegria ad altri. Infatti nasce la Nuova Piramide Alimentare della Dieta Mediterranea elaborata per portare benessere fisico anche attraverso l’allegria e la convivialità, per dimostrare che nel mediterraneo (la dieta è allargata anche ai cibi tipici non solo della cultura italiana) si mangia bene, sano e ci si diverte a tavola! Per noi il cibo è un rituale legato all’essere insieme alle persone che ci sono più care, alle feste e al divertimento. Mangiare ci ricorda le riunioni di famiglia, i matrimoni e le comunioni, le nascite e i compleanni. E’ per questo che la maggior parte degli Italiani non concepisce lo spuntino veloce e la cena di lavoro! Io personalmente ODIO parlare di lavoro a tavola: il momento del pasto è sacro, serve da svago e da ristoro della mente, ci si concentra sui sapori, gli odori e i colori dei nostri cibi e sulla sacra compagnia dei commensali.

A dimostrazione che cibo e risate sono per noi un binomio vincente, sono molte le manifestazioni italiane che li accoppiano: si mangia, si ascoltano comici e si vedono spettacoli di cabaret. Al nord poi la risata viene associata al riso, per assonanza nel nome, ma forse anche perché questo piatto tipico del nord, il risotto, con la sua ricchezza di sapori, mette allegria.
Ma noi italiani, pur essendo orgogliosi dei nostri cibi e della nostra cucina, siamo ironici: sappiamo ridere anche delle storpiature che fanno gli stranieri dei nostri piatti tipici! A partire da quelle linguistiche: chi non conosce gli spaghetti (alla) bolognese? Ebbene io, da bolognese, rabbrividisco ogni volta che vengono nominati e tento disperatamente di spiegare che innanzitutto non esiste nessun sugo bolognese, ma si chiama ragù (che, però, a sua volta è un’italianizzazione della parola francese ragout).

Questo sugo non ha niente a che vedere con la “bolognese sauce”, fatta col ketchup. E soprattutto non si mangia sugli spaghetti! Semmai sulle tagliatelle… e poi vai a spiegare cosa sono le tegliatelle! Questo è noto in tutto il mondo, così come i nomi dei caffè di Starbucks (pseudoitaliani): frappuccino, latte (pronunciato “latti” e che in realtà è un caffè), mocha (che in realtà è la solita brodaglia allungata con latte montato)… Ma in Grecia, orrore, troviamo il “freddo cappuccino”! Che non ha niente a che vedere con un cappuccino, è un caffè montato (non shakerato… anche se non è un martini!) col latte. Le storpiature non si limitano, però, al lato linguistico: la pasta scotta, generalmente servita come contorno, è un must fuori dall’Italia. La pizza insipida svizzera o quella condita con ogni bendiddio americana ricordano solo vagamente la nostra pizza napoletana (a volte solo nel nome!). L’ouverture dei pasti nei ristoranti italiani degli Stati Uniti è pane intinto in una ciotolona d’olio, come se noi lo facessimo tutti i giorni: saremmo veramente tutti obesi!

E si potrebbe continuare all’infinito, ognuno potrebbe raccontare le sue esperienze, e rideremmo ancora della nostra cucina rivisitata in chiave esterofila. Perché a noi italiani piace ridere, del cibo, sul cibo, col cibo!

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