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Arte

Un gesto così umano, così divino

Danila PaonneBy Danila Paonne1 Gennaio 2010Updated:22 Novembre 2016Nessun commento4 Mins Read
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La Madonna del Latte è una delle iconografie più affascinanti dell’arte sacra. L’iconologia ha la sua consacrazione durante il Concilio di Efeso (431) quando venne sancita la doppia natura di Gesù, umana e divina, e di conseguenza ribadito che Maria potesse essere legittimamente chiamata Theotokos, ovvero Madre di Dio, nonché Madre di Gesù. I primi esempi iniziali di questa iconografia risalgono all’arte paleocristiana, per la precisione nelle Catacombe di Priscilla a Roma troviamo la primissima raffigurazione della Galaktotrophusa, la Madonna che allatta Gesù Bambino. Questa simbologia ha ovviamente un doppio significato: Maria non allatta solo Gesù ma tutta la Chiesa. Nel giro di pochi secoli la Madonna del Latte si diffonde in Oriente e diventa il centro focale della decorazione dei mosaici absidali delle chiese bizantine, scelta come alternativa alla Madonna Orante e a quella Odigitria, ovvero la Madonna raffigurata frontalmente, a volte in piedi ma sempre con il Bambino in braccio. La forza di questa raffigurazione è già nel concetto che l’ha originata: Gesù Bambino, così come Maria, è anche umano e in quanto tale ha bisogno di essere accudito e nutrito.

Lorenzetti AmbrogioIl primo artista a dare maggiore umanità a questa simbologia è Ambrogio Lorenzetti. Nel 1327 il pittore senese esalta la forte intimità che lega la madre al bambino nella sua Madonna oggi conservata al Museo Diocesano d’Arte Sacra di Siena. Da allora in poi l’iconografia della Madonna del Latte acquista sempre maggiore fortuna e dalle prime raffigurazioni, solenni e rigide, dell’area bizantina la Madonna del Latte acquisisce i tratti di una donna che con un atteggiamento sempre più umano e terreno, allatta il figlio a volte guardandolo negli occhi, particolare che aggiunge una connotazione ancor più intima e realistica alla rappresentazione

È interessante osservare come a seconda del momento, del luogo e dello stile, quasi ogni artista tra il 1300 e il 1600 realizza una propria versione di questo tema senza mai tradire il concetto iniziale: la raffigurazione di un gesto naturale e intimo per ogni donna. Tra gli esempi più riusciti possiamo citare la Madonna del Latte di Andrea Solario, dove la Vergine è una mamma serena che mentre allatta il figlio cerca il suo sguardo e gli sorride. Molto realistica è invece l’opera di Bernardino Luini, conservata alla Pinacoteca Ambrosiana. La pacatezza e la serenità della bellissima Madonna, di chiara ispirazione Leonardesca, regalano una ferma solennità a questa donna. La Vergine è salda nella sua posizione, sicura e consapevole del suo ruolo e riesce così a tenere fermo il Bambino che scalcia nella gioia della poppata. Altra splendida opera è realizzata dal pittore spagnolo Francisco de Zurbarán. Egli ritrae Gesù Bambino completamente abbandonato nell’abbraccio materno. Gesù non si rivolge più all’osservatore, non ha quello sguardo carico di consapevolezza che possiamo vedere in tante opere coeve. Qui è solo un bambino che con assoluta naturalezza sta succhiando il latte dalla mamma.

Inevitabilmente le Madonne del Latte, proprio perché così vicine all’esperienza di ogni donna, divennero presto molto venerate da chi aveva appena partorito o da chi era ancora in gestazione. Ricordiamo ad esempio la piccola chiesa di Madonna della Serra, anche detta Madonna del Latte di Ruffano. In questa chiesa, fino a pochi anni fa, il sagrato e la navata venivano percorsi in ginocchio da donne che chiedevano di avere nutrimento abbondante per i loro piccoli alla Madonna lì conservata.

Per concludere questa rapida e assolutamente non esaustiva panoramica su questa iconografia vogliamo segnalare un’opera contemporanea. L’artista genovese Vanessa Beecroft realizza nel 2006 la sua interpretazione della Madonna del Latte con White Madonna with twins. Nell’opera l’artista si ritrae mentre, con la sua pelle candidissima, i capelli rossi e la veste bianca (ma, attenzione, l’abito è simbolicamente bruciato sull’orlo), allatta due piccoli gemelli neri, completamente nudi. In questa opera ritroviamo la stessa iconografia rinascimentale: una donna che allatta con serenità e amore. Questa immagine fa parte del progetto VB South Sudan iniziato nel 2005 con un viaggio compiuto dall’artista in Sudan. Qui l’artista ha incontrato i piccoli Madit e Mongor e li ha realmente allattati durante una visita nell’orfanotrofio dove sono stati ospitati. Il suo autoritratto è senza dubbio un’immagine bella, poetica, naturale ma si carica di tanti significati e interpretazioni. Potrebbe essere, ad esempio, la raffigurazione della supremazia tecnica che ancora contraddistingue i paesi sviluppati rispetto ai paesi africani. Ma la Beecroft vuole di più. Compie un gesto d’amore, vuole unire due popoli, due civiltà.
Se le Madonne del Latte rappresentavano il seno che allatta Gesù e quindi la Chiesa tutta, la Madonna della Beecroft guarda oltre: garantisce con questo gesto visibilità al dramma del Darfur restituendo dignità a chi, per colpa di paesi ignoranti e indifferenti, ne è stato privato.

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Danila Paonne

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