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redazioneBy redazione30 Ottobre 2008Updated:5 Agosto 2016Nessun commento3 Mins Read
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Cagliari (ITALIA)

Uno spettacolo che stupisce e rende edotta la popolazione sulla realtà contemporanea, la performance che il 19 settembre 2008 ha riempito la sala del Teatro Piccolo Auditorium a Cagliari. L’attesa del pubblico era fremente, rivolta allo spettacolo di danza, o meglio di Teatro-Danza-Multimedia, che si può considerare un esempio di estrema contemporaneità.

Si, direi che l’estremo contemporaneo è sintetizzato in questo spettacolo, in cui i silenzi degli attori rispecchiano i silenzi dell’uomo contemporaneo, la musica che rinuncia alla melodia ricorda la musica industriale stile Einstürzende Neubauten (tra le band più importanti e significative del movimento industrial), che sconvolse la scena musicale europea (e non) tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80. La differenza tra quel movimento e le performance del ticonzero, associazione culturale (nel vero senso della parola) che si occupa “di musica d’avanguardia, elettronica e sperimentale e punta sulla trasversalità dei linguaggi”, è appunto l’utilizzo di tecnologie informatiche che non esistevano ai tempi.

Il bisogno di sperimentare nuovi linguaggi però è sempre lo stesso, la voglia di affrontare un discorso sulla realtà complessa che ci circonda in un modo altrettanto complesso.
L’impressione è quella di sconcerto, di fronte allo spettacolo ripreso attraverso un filtro, un telo trasparente che filtrava con un sapiente uso delle luci le performance dei due attori (Francesca Massa, Massimo Zordan), che oltre il velo si esibivano in movimenti che seguivano la musica e i video trasmessi direttamente sul telo o sui loro corpi.
Musica elettronica: campionamenti di suoni creati ad hoc per le immagini, frutto del lavoro minuzioso di Alessandro Olla bravissimo musicista, creatore a sua volta del gruppo ticonzero.

La scenografia è virtuale, ossia creata dai video trasmessi sul telo-schermo di fronte al palco le performance degli attori-danzatori sono realizzate grazie anche alle tecnologie disposte direttamente sui loro corpi, “i suoni-rumori dello spazio scenico e degli oggetti di scena sono materiale sonoro con cui il musicista-sound designer crea e ripropone spazi sonori”, così spiega la locandina dello spettacolo.

L’uso massiccio dei video e della musica, rende quasi invisibile la presenza degli attori, che come “personaggi in cerca d’autore” cercano un centro, una disposizione nello spazio, già occupato dal suono e dalle immagini. L’essere umano reso silente dalla società ultra tecnologica? L’uomo dovrà cercare di dominare la tecnologia per non esserne dominato? Scenari già visti in molti film, ma che in questo spettacolo sono forse più “normali”. Una normalità apparente, come quella della camminata della donna, ripresa ossessivamente dalla telecamera. La ripetitività del mezzo tecnologico, la possibilità di trasformare un fatto unico in un fatto che si può rivedere infinite volte, trasforma la normalità in un avvenimento.

Ma senza andare a fondo sul significato filosofico dell’arte, possiamo senza indugi consigliare questa esperienza artistica.

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