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Mediterranea | November 16, 2018

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Uno sguardo nell’invisibile. De Chirico – Max Ernst – Magritte - Balthus - Mediterranea

Uno sguardo nell’invisibile. De Chirico – Max Ernst – Magritte – Balthus
Redazione

di Mariangela Pitzalis

A Firenze, a Palazzo Strozzi è stata inaugurata il 26 Febbraio 2010 (aperta fino al 18 luglio 2010) una mostra dedicata a De Chirico, Max Ernst, Magritte e Balthus. Tutti questi artisti si sono dedicati al tema dell’invisibile, cogliendone ciascuno aspetti diversi, che ritroviamo nei loro dipinti, così diversi tra loro.

Questo tema è sicuramente riconducibile alla filosofia di Friedrich Nietzsche, che ha fortemente influenzato De Chirico, Max Ernst, Magritte e Balthus. L’esposizione si concentra soprattutto sulla figura di Giorgio De Chirico, uno dei pochi artisti italiani che ha avuto un grande impatto sull’arte del XX secolo il cui percorso è stato fortemente segnato da un suo soggiorno a Firenze. L’artista diede vita alla pittura Metafisica, nata nel periodo delle grandi avanguardie storiche e che ha influenzato fortemente la nascita del Surrealismo.

Tutto quello che aveva da dirci sull’invisibile lo ritroviamo soprattutto nei suoi quadri del periodo metafisico. Ma anche dopo questa fase, continua in lui l’ossessione del rendere visibile ciò che è invisibile, qualcosa che prima non poteva essere visto e che perciò era enigmatico. Ciò che predomina nella pittura Metafisica è l’immobilità, quel senso di malinconia, di atmosfera magica che ritroviamo sicuramente nei suoi quadri presenti alla mostra. Le sue rappresentazioni superano la realtà, mostrandoci una nuova dimensione del reale. L’artista percepì un nuovo modo di vedere il mondo durante un soggiorno a Firenze, in cui ebbe l’impressione di vedere le cose per la prima volta, in maniera inesplicabile. Ecco che da qui nasce quell’illuminazione, quella rivelazione che caratterizza tutti i suoi quadri degli anni Dieci e Venti del Novecento. Analizzando i quadri presenti nell’esposizione, traspare quel processo di rivelazione delle cose tanto caro all’artista che dipingeva soltanto sotto l’impulso di una visione che giungeva all’improvviso grazie ad altri fattori quali l’ambiente sterno, le letture, i pensieri. Attraverso questa rivelazione emerge l’anima delle cose, che solo la pittura metafisica riesce a cogliere.

Ciò che colpisce maggiormente dell’atmosfera dei suoi quadri è l’apparente semplicità che trasmettono. In realtà le sue opere sono fortemente introspettive, dense di riferimenti e citazioni letterarie, da cui nasce un senso di magia, di sospensione e immobilità. Protagoniste indiscusse dei suoi quadri sono scene urbane che mostrano piazze vuote, abitate solo da figure solitarie o statue classiche dove predomina un aspetto dilatato e vuoto, l’assenza di vita e il silenzio (fig.1 in allegato).

Lo studio degli antichi, del mondo omerico e dei capolavori della scultura classica, dimostra quanto l’artista fosse disposto a porsi nella condizione di artista colto e accademico (fig.2 in allegato).

Uno dei periodi più affascinanti della sua carriera è quello in cui l’artista inizia a raffigurare dei manichini, dopo le architetture e le piazze. Il manichino ha un valore plastico, la sua struttura è complessa, ma allo stesso tempo elementare, è una macchina, ma anche un essere soprannaturale, un androgino. Il manichino rappresenta il pittore, come figura veggente, che si attribuisce nomi allusivi alle facoltà profetiche e divinatorie che il pensiero mitico attribuiva alla poesia come poeta, indovino, filosofo. L’artista rappresenta il manichino solo, o in coppia e al posto degli occhi indica dei segni misteriosi che indicano “una seconda vista” del veggente, cieco alle cose del presente, ma capace di scrutare nel passato e nel futuro.
L’edificio ospita in tre sale i quadri di De Chirico dedicando i restanti spazi ad altri grandi artisti come Carlo Carrà, con il quale De Chirico iniziò un sodalizio pittorico che portò alla definizione della pittura metafisica. Carrà venne fortemente influenzato da De Chirico, anche se i suoi quadri, nonostante siano di grande qualità formale, sono meno intensi in quanto per lui l’iconografia non aveva quel significato così forte che aveva invece per De Chirico (fig.3 in allegato).

Lo stesso avviene per Morandi, che dalla pittura dell’artista cogli l’essenziale, la precisione geometrica e la solidità.
Una parte dell’esposizione è dedicata ai pittori del realismo Magico e della Nuova Oggettività ispirati dalla Metafisica riformata di Carrà e Morandi, Pierre Roy e Niklaus Stoecklin.
Altro grande artista presente alla mostra è Max Ernst, dal cui incontro con la pittura di de Chirico avverrà una straordinaria fusione della prospettiva metafisica e della lucidità dissacratoria tipicamente dadaista. Ernst è stato uno dei pochi pittori che ha compreso a fondo il senso delle immagini di De Chirico giungendo con il tempo a opporre al mondo delle immagini metafisiche la rivolta del Surrealismo. Mantiene l’impatto scenico dechirichiano, ma depurandolo da tutto ciò che ritiene superfluo. (fig.4 in allegato).

La pittura di De Chirico ha influenzato tantissimo anche il surrealismo di Magritte (vedi quadro) che si concentra soprattutto sul valore delle immagini e sulla pluralità dei significati destabilizzando così il concetto di realtà (fig.5 in allegato).

Durante la fase più matura, ossia nei secondi anni ’20 De Chirico sposta paesaggi e templi nelle stanze e trasferisce mobili all’aperto. Savinio, fratello dell’artista si concentra invece maggiormente su “giocattoli” colorati che fluttuano nello spazio, come si può notare in alcuni dei quadri presenti nella mostra (fig.6 in allegato).

Nonostante i soggetti siano differenti il sistema concettuale è lo stesso. Da un lato elementi della cultura alta che vengono trasferiti ad un registro culturale basso e dall’altro i concetti di tempo e spazio che vengono annullati dagli spostamenti che conferiscono nuovi significati ai soggetti.

L’ultimo artista in mostra, che viene influenzato dalla pittura metafisica è Balthus, pittore francese di origine polacca, i cui quadri rappresentano scene di vita quotidiana, interni di stanze parigine e strade della città in cui coglie, quell’erotismo, traccia di quel demone dionisiaco che animava la poesia di Apolinnaire e che De Chirico trasfigurò nelle sue piazze in simboli monumentali e architettonici femminili e maschili (fig.7 in allegato).

Questa mostra non va concepita come una panoramica completa sull’arte di De Chirico, ma come un discorso sull’influenza dell’arte di De Chirico su altri pittori. Si vuole infatti invitare lo spettatore a indagare la straordinaria influenza che la sua pittura ha suscitato e si riesce pienamente nell’intento.

Per saperne di più dechiricoafirenze.it

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