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Mediterranea | December 12, 2018

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UNAoC 2012: un viaggio attraverso le differenze ai confini del Mediterraneo - Mediterranea

UNAoC 2012: un viaggio attraverso le differenze ai confini del Mediterraneo
Redazione

Articolo di Suhair El Qarra

Non importa quante risorse tu abbia a disposizione; se non sai usarle in maniera ottimale non ti sembrerebbero mai abbastanza”. Arriva un momento della propria esistenza in cui, ognuno di noi, deve fare i conti con l’oggettività di questa frase. Soprattutto quando, sfiduciati dal non possedere condizioni economiche favorevoli, ci arrendiamo dal perseguire i nostri sogni e, progressivamente, perdiamo fiducia in noi stessi e nel nostro futuro. Ed è proprio quello, invece, il momento propizio per mettersi in gioco, prendere l’iniziativa, rischiare tutto e soprattutto, viaggiare.

E’ risaputo; i viaggi all’estero sono esperienze che ci arricchiscono. Quanto si potrebbe guadagnare se solo sapessimo di essere stati selezionati per raggiungere un luogo nel quale, 135 giovani, provenienti da 69 paesi diversi paesi del mondo, si impegnano a perseguire obiettivi comuni? Già, proprio così; basta il pensiero e la nostra mente ci proietta improvvisamente ad esplorare 135 differenti stili di vita, molteplici culture ed insolite mescolanze di identità sovrapposte. Sarebbe come viaggiare nelle esperienze di quelle persone raggiungendo i loro rispettivi paesi senza necessariamente approdare in terre lontane. Ora, immaginate di essere circondati da un emozionante forum multiculturale costituito da giovani uomini e donne che finalmente trovano una piattaforma interculturale, un veicolo per analizzare le proprie preoccupazioni e problemi, un modo per condividere con gli altri sfide ed aspettative per il futuro. No, questo non è solo un frutto della nostra immaginazione, in realtà, è l’ambizioso compito prefissato da UNAoC in occasione del terzo symposium delle Nazioni Unite Alleanza delle Civiltà 2012 tenutosi a Coimbra (Portogallo), il seminario di una settimana volto a promuovere il dialogo interculturale tra i giovani, fornendo loro una voce, uno strumento che cerchi di ridurre tensioni e che miri a ridonare fiducia ai giovani delle comunità di tutto il mondo.

In questo viaggio ai confini del Mediterraneo, rappresentavo un tassello di quel meraviglioso mosaico multiculturale composto dai 135 giovani talentuosi partecipanti. Rappresentavo l’Italia, la Giordania ed un po’ di Palestina. Abbiamo trascorso una settimana intensiva di lezioni, dibattiti e workshop presso l’Università di Coimbra, che è rinomata per essere una delle più antiche università esistenti al mondo. Durante quella settimana, Università di Coimbra è stato il luogo dove passato, presente e futuro si sono magicamente intersecati. E ‘stato divertente partecipare ad ogni sessione e rendersi conto che stavamo discutendo, con ad un team pedagogico altamente qualificato, temi di grande rilevanza internazionale. Ogni angolo della struttura universitaria era pregno di storia e, questa rievocazione un passato lontano, incentivava il nostro attivismo e il desiderio di creare soluzioni; trovare nuove strade per un futuro migliore. È stato emozionante percepire che stavamo gradualmente coltivando un autentico senso di responsabilità e una sincera preoccupazione per il benessere degli altri. Il corso con UNAoC è stato il luogo in cui si sono gestite differenze, in cui i contrasti ideologici e strutturali si sono riuniti, e voci diverse hanno trovato un comune orecchio di riferimento. È stata una delle più brillanti esperienze a cui io abbia mai partecipato.
fratellanza

Due partecipani di UNAoC

Due partecipani di UNAoC

Difficile descrivere quanto sia stato l’entusiasmo e la complicità nata tra i giovani partecipanti durante una sola settimana di corso. Ogni singolo momento diventava un momento felice per condividere qualcosa. I “coffee break” tra le sessioni sono stati grandi momenti di scambio. Musica, canti e balli delle diverse culture di tutto il mondo sono state le colonne sonore ufficiali delle nostre conversazioni. Eravamo attorniati da ceramiche bianche dipinte di blu cobalto e colonnati in stile corinzio che evocavano quel tocco mediterraneo che abbraccia ed unisce. È stato bello parlare e discutere circondati da tutta questa varietà artistica di suoni e colori.
Tutti noi, senza eccezioni, abbiamo sentito il bisogno di condividere una parte di se stessi con gli altri. “Condividere” è stato l’aspetto chiave di questa straordinaria esperienza. Abbiamo condiviso opinioni, idee e modi di vita. Alcune persone, hanno addirittura condiviso le proprie banconote e monete locali. Altri hanno trovato nel rituale di una preghiera un momento di condivisione. I musulmani che hanno deciso di digiunare durante l’evento hanno trovato solidarietà e il sostegno da parte di persone appartenenti ad altre comunità religiose. Alcuni addirittura hanno avuto la brillante idea di condividere con tutto il gruppo la festa di compleanno di una persona cara rimasta a casa. In quell’occasione originale siamo stati in grado di trasmettere a questa persona speciale i nostri virtuali auguri di compleanno in tutte le lingue del mondo.
In realtà, la necessità di condividere andava ben oltre gli orizzonti del campus accademico. Abbiamo sentito il bisogno di rimanere connessi con il mondo, documentando tutto ciò che stavamo vivendo. Un trionfo di messaggi appariva su Twitter e Facebook sin dai primi giorni del seminario. Abbiamo condiviso su internet i nostri pensieri, le nostre immagini e commenti; desideravamo che anche coloro che non potevano esser presenti vivessero con noi, perlomeno a distanza, quei momenti indimenticabili.
Vedere il mondo concentrato in un auditorium è senza dubbio un’esperienza unica ed emozionante. È stato bello riconoscere se stessi in quel mosaico multiculturale. L’alterità era il nostro comune denominatore. In altre parole, in quel contesto particolare, l’essere “diversi” era la caratteristica principale che ci ha reso tutti “simili”.

Concludendo, ci sono esperienze ispirano, educano, fortificano e motivano una persona ad agire. Sono esperienze che insegnano a noi giovani di non essere esclusivamente pedine passive di forze storiche, né vittime di un passato che non ci appartiene. Dobbiamo essere in grado di plasmare e dirigere la storia rinnovando la fiducia nella capacità dei giovani, individualmente e collettivamente, per costruire il nostro futuro. I giovani hanno di fronte molte possibilità, la sfida sta nel saper trovare un modo per bilanciare bisogni, volontà e soddisfazioni. Questo è il compito più urgente che dobbiamo affrontare oggi e, all’interno di questa sfida, i giovani di oggi sono la forza motrice del mondo di domani.

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