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Mediterranea | November 16, 2018

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Tutela ambientale nei Porti del Mediterraneo - Mediterranea

Tutela ambientale nei Porti del Mediterraneo
Erika Pirina

Arrivano le carpe-robot per monitorare l’inquinamento marino.

Era la fine del 2002 quando passeggiavo per le vie di Madrid. Erasmus, il mio unico pensiero era dare gli esami e divertirmi. La lingua già la parlavo, un problema in meno. Poi una mattina la Spagna si è risvegliata con termine in più nel loro idioma. Chapapote. Veniva dalla Galizia. Una parola viscosa, mal odorante, che inizialmente indicava in dialetto l’asfalto, ma che ben presto è andata a segnalare le tonnellate di petrolio che galleggiavano nella costa vicino a Finisterre inondando in pochi giorni l’intero arenile, la flora e la fauna marina delle spiagge della Galicia. Era affondato il Prestige.

La passione per l’ambiente, il senso del dovere, la curiosità di toccare con mano una simile tragedia ambientale mi ha spinto ad imbarcarmi su un autobus di volontari e per tre giorni ho contribuito a “quitar chapapote” dalla spiaggia.

Non ho potuto far molto, ma ho realmente toccato con mano il significato della salvaguardia dell’ambiente, cosa può fare una singola nave ad un intero ecosistema.

Il Mediterraneo corre seri rischi da inquinamento ma esistono norme internazionali che cercano di prevenire. L’alta concentrazione di porti, navi mercantili e turistiche mantengono costantemente alto il livello d’allerta. Una serie di norme internazionali, derivate da accordi comunitari mira a prevenire l’inquinamento accidentale e volontario, ma non tutti i Paesi che si affacciano nel bacino svolgono lo stesso tipo di monitoraggio.

L’emergenza nei porti del mediterraneo è duplice. Abbiamo, infatti, l’inquinamento dovuto ai porti, in uscita, con tutto ciò che questo comporta: navi mercantili, da crociera, di trasporto, continuo monitoraggio e rifacimento del fondale con conseguenti modifiche nelle correnti e nell’ecosistema marino; e inquinamento in entrata. Tante fiorenti città del Mediterraneo si sono sviluppate proporzionalmente ed in funzione dei loro porti. Fonti di ricchezza, scambio culturale e monetario.

Oggi, invece, che l’economia viaggia in molteplici direzioni, il porto mantiene una sua identità e autonomia, aumentando le sue dimensioni, cercando di ritagliarsi un suo spazio tra i palazzoni che ormai si affacciano sui moli del mediterraneo. Inquinamento acustico, polveri sottili, inquinamento delle acque che bagnano la città, odori sgradevoli. I cittadini lamentano la presenza del porto e le sue dimensioni in crescente aumento. Lo sviluppo della tecnologie si sta movendo affinché la tutela ambientale continui ad avere un monitoraggio costante e sempre più appropriato. Sono nate a tal fine le carpe-robot. Pesci dotati di sensori chimici capaci di rilevare sostanze inquinanti nell’acqua. Il porto che sperimenterà i nuovi arrivati dell’ecosistema marino sarà quello di Gijon (Spagna) per testare la qualità dell’acqua. Non appena individuano una anomalia, le carpe la comunicano via wireless al centro di ricerca. I ricercatori dell’Università di Essex hanno ricevuto una sovvenzione europea di 2.5 milioni di sterline per sviluppare il pesce androide che potrà monitorare l’inquinamento nei porti d’Europa identificando le sostanze contaminanti e nocive presenti in acqua. I pesci-robot autonomi, non telecomandati, si muovono grazie a batterie che vengono ricaricate ogni otto ore, e torna automaticamente ai punti di rifornimento.

Con questo tipo di monitoraggio e delle adeguate contromisure in qualche anno le accuse che vengono mosse a quelli che un tempo erano i motori dell’economia delle città marinare e non solo potrebbero cadere o quantomeno diminuire.

 

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