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Mediterranea | November 14, 2018

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Seuna lab contenitore di memorie e pratiche contemporanee - Mediterranea

Seuna lab contenitore di memorie e pratiche contemporanee
Maria Grazia Sussarellu

Poco resta del quartiere storico di Seuna, nel centro storico di Nuoro, dove impianti moderni e ristrutturazioni mutano e divengono contenitore di memorie e pratiche contemporanee.

Seuna lab

 

All’interno di questo studio si intraprende il viaggio nella produzione artistica di sei artisti nuoresi.

Seuna Lab nasce nel 2006 da esperienze prettamente legate alla street art e al writing.

Con il tempo diventa base tattica di incontri e idee autonome, predisposte alla condivisione e alla collaborazione. Officina di trama labirintica quindi, della ricerca, e fertile terreno per esperienze avanzate atte a innescare una singolare dialettica tra sollecitazioni più tradizionali e nuovi contenuti.

 

Contrasti stridenti e combinazioni di linguaggio costituiscono l’humus di questo luogo d’arte.

Lontano dalle tendenze questi spazi riflettono l’uomo che vi abita dove l’individualità rimane comunque quasi “sacrale”.

 

L’erranza, tema antichissimo in tutte le tradizioni e culture da sempre è il paradigma della condizione umana, in questo caso sembra la più adatta per visitare-perdersi-scoprire queste stanze, questi studi-memorie, riconciliazioni e riconoscimenti.

 

Seuna lab si presenta come uno spazio fluido, un labirinto audace e poliedrico nella soluzione architettonica ed estetica. Nel caos creativo delle sperimentazioni sono perfettamente riconoscibili sei personalità, sei chiavi di lettura.

 

Vincenzo Pattusi, 1978. Alchemico progettista di personaggi enigmatici proietta sulla tela umori, situazioni, icone grottesche partorite da qualche incubo delirante a volte, o da “frame” della giornata. Accumulatore di oggetti propone spesso sciami di opere in piccolo formato spezzate da grandi tele capaci di produrre iper-stimolazioni visive.

 

Vincenzo Grosso, 1977.  Le inclinazioni gestuali creano severi edifici in atmosfere post-belliche che si  impressionano sulle grandi tele. Paesaggi urbani e habitat industriali evocano pellicole del cinema  tedesco d’avanguardia.

 

Stefano Marongiu, 1977. Offre pellegrinaggi mentali su mappe geografiche e sensoriali. Visioni aeree del territorio vengono riprodotte quasi ossessivamente sulla tela: frammentate, scorporate, riassemblate in una sorta di in-(coerenza) concettuale che lega tutti i suoi lavori per solitarie erranze mentali.

 

Pasquale Bassu, 1978. Dalle opere in serie ai retabli, ricchi di icone simboliche agli erratici modellini incisi, primitivi ritmati essenziali a volte nella struttura e nei contenuti. Sperimentazioni in camera oscura, oggetti-metafora in cui affronta tematiche sociali e politiche del nostro tempo.
 

Jhonny Eroe, 1977. La street art ha un ruolo fondamentale nell’influenzare le scelte stilistiche. Iperrealismo pop e concettuale si mescolano echeggiando in pieno stile anni 80 tra personaggi dei cartoni animati resi vere icone pubblicitarie.

 

Sergio Fronteddu, 1982. Le sue sculture profumano di sapone, o vengono inglobate nella colla a caldo. Un esplicito ritorno all’oggetto lontano dai canoni classici di scultura. Ricerca plastica, forma e contenuto condividono lo stesso spazio. Piccoli e grandi slittamenti rispetto al “reale”.

 

Il dominio della percezione visiva è il dato più rilevante del nostro tempo, quello che si percepisce all’interno di Seuna.

 

Le modalità scelte per comunicare con il pubblico sono molteplici e stimolano un continuo rapporto con il visitatore costretto a far i conti con il proprio corpo immerso in un improbabile ammasso caotico studiato ad hoc, capace di impressionare grazie ad una meticolosa resa formale. Dischi, libri, fotografie suoni rendono il background di questo studio un’esperienza stimolante ed efficace. Recentemente li abbiamo trovati al Time in Jazz Festival exhibition a Berchidda, dove si poteva consultare e visitare parte dello studio allestito per l’occasione e ancora all’evento Winter Guest nella quale Seuna Lab ha condiviso lo spazio con altri artisti e ha aperto al pubblico.

Finisce qui l’erranza a Seuna Lab e “Da un  taccuino” di Eugenio Montale traggo la mia conclusione

 

” Passano in formazioni romboidali

velocissimi altissimi gli storni visti e scomparsi in un baleno

così fitti

che non c’ è punto di luce in quel rombo-

saranno i più duri a sopravvivere

secondo gli ornitologi ecologi

è ciò che sappiamo di loro

è poco ma moltissimo-

magari potesse dirsi lo stesso delle formazioni sub erranti vociferanti dell’uomo” .

 

1975

 

Seuna Lab si trova a Nuoro (Sardegna) via Dell’Edera 21.

 

Contact

 

Seunalab.nuoro@yahoo.it

 

http://www.flickr.com/photos/seunalab/

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