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Mediterranea | November 16, 2018

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Salvare il lavoro, a tutti i costi - Mediterranea

Salvare il lavoro, a tutti i costi
Redazione

Milano

Mi chiamo Anna Lisa, ho quarantacinque anni e lavoro in questa azienda da ventisei anni, l’ho vista crescere ed evolversi. L’ho vista mutare e progredire, l’ho vista diventare un’eccellenza nel settore delle telecomunicazioni e purtroppo la sto vedendo chiudere.

Con la sua chiusura si decretano anche la fine dei miei sogni e l’inizio di una sopravvivenza precaria, incerta, deludente. Non era ciò che avevo messo in conto per il mio futuro, non era quello che speravo di ottenere svolgendo sempre lealmente e puntualmente il mio compito, dedicandomi al mio lavoro con passione ed interesse in quanto mi ha sempre affascinato e coinvolto.

Mi sono sempre occupata di collaudo di circuiti, ho sempre prestato attenzione a come questo lavoro lo svolgevano i miei colleghi e sono stata anche una delle prime donne a collaudare.
Nell’azienda presso cui lavoravo ci siamo sempre occupati di ponti radio, di unità di trasmissione e di ricezione (IDU, ODU), ed inoltre abbiamo sempre avuto una camera bianca all’avanguardia con la tecnologia del momento, in cui si sono sempre prodotti microcircuiti da impiegare nelle telecomunicazioni, abbiamo anche prodotto apparati wireless fra questi campeggiava il wi max.

Ho dimenticato di dire il nome dell’azienda presso cui lavoravo, forse perché un poco provo vergogna ad associarla al mio nome, forse perché non mi riconosco più in essa da quattro anni a questa parte, da quando la “famosa” Siemens Nokia è stata ceduta ad una multinazionale americana che porta il nome di Jabil. Da quel momento sono iniziati problemi per tutti i lavoratori. In quel momento, di tutto il nostro impegno e le nostre competenze lavorative davvero non sapevamo più che farcene, da quando, con strane pressioni psicologiche siamo stati quasi tutti de-mansionati e relegati a lavori che non rispondevano affatto al nostro inquadramento professionale. Eravamo abituati a poter proporre le nostre idee, a dare i nostri consigli ad essere presi in considerazione, dopo l’arrivo di Jabil siamo stati messi nell’angolo, con la paura di poterci esprimere liberamente, chi ha avuto il coraggio di farlo ha duramente pagato la sua voglia e il suo amore per la verità finendo in qualche stanzina isolato dal resto del mondo, ma questa è un’altra storia. Dopo due anni di cassa integrazione ordinaria, ed un anno di cassa straordinaria, l’epilogo. Comunicato via fax, senza nemmeno un incontro da parte dei dirigenti con i lavoratori, un fax scarno e freddo come sono freddi gli animi di questi personaggi, ci comunica che saremo i prossimi mobilitati del millennio.

Presidio Siemens Nokia

Inutile (o forse no), specificare che alla mia età si è troppo giovane per andare in pensione ma anche troppo vecchia per cercare un lavoro. Inutile sottolineare che tutto il nostro settore è in crisi più totale, inutile far notare che la crisi mondiale che stiamo vivendo non migliora di certo le cose. Peccato che le bollette continuino ad arrivare ugualmente però, peccato che bisogna anche comperare qualcosa da mangiare se si vuole sopravvivere, dato che di vivere ci stiamo dimenticando ormai, inutile far notare che senza un lavoro ti senti senza identità e che hai la sensazione di non avere un ruolo, di non avere più valore, di non avere più la tua dignità.

Senza il lavoro non si è quasi nulla e spesso ci si dimentica che in quel bel libro chiamato Costituzione Italiana si afferma che: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ma qui mi sa che invece di far lavorare le persone, si giochi ad affamarle ed a renderle prive di energie per combattere. Si rubano i sogni. Della ragazzina piena di progetti per il futuro e per la sua vita, che è entrata nel mondo del lavoro subito dopo la scuola a dicianoveanni anni, ora è rimasto ben poco a parte la volontà di non arrendersi.

Non abbiamo avuto un bel Natale perché come regalo abbiamo ricevuto il licenziamento ma ci siamo stretti in un abbraccio, abbiamo unito le nostre grida silenziose ed abbiamo creato un presidio permanente, da otto mesi va avanti e ci vede coinvolti a pieno regime. Abbiamo, e stiamo cercando di tutelare solo il nostro posto di lavoro. Abbiamo visto la beffa del dodici dicembre, ultimo giorno lavorativo, invece anticipato al giorno nove. Poiché l’azienda ha pensato bene di serrare l’azienda prima, anticipando così anche l’ultimo accordo e mettendoci in strada prima del previsto. Stiamo cercando di non restare nell’ombra, di non piegarci di fronte all’ingiustizia che fa sentire queste persone così tanto piene di se al punto di disporre delle nostre vite senza neanche chiederci se siamo d’accordo o meno, stiamo cercando di far conoscere la nostra storia a chi avrà la bontà di leggerla solo per far capire che le prevaricazioni non avranno le nostre volontà, che il presidio esiste e resiste e che anche con il ricevimento delle lettere di licenziamento non abbiamo arretrato nemmeno di un centimetro da dove stiamo perché questo è solo l’inizio della nostra lotta.

Difficile far tornare la serenità sul volto di quella ragazzina diciannovenne che mi osserva e che continua ad avere la testa che le frulla in cerca di idee nuove, difficile trovare la forza di reagire a questa mattanza che nessuno ha chiesto, ma anche difficile portarle via sorrisi e sogni, perché quelli sono miei e non sono in vendita così come non lo è la mia dignità!

Per saperne di più

http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/02/14/i-lavoratori-jabil-occupano-il-comune/

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