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Mediterranea | November 15, 2018

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Ragazzi visti da Tunisi - Mediterranea

Ragazzi visti da Tunisi
Meriem Dhouib

Quando studiavo a Pavia osservavo gli studenti manifestare nelle piazze, vendere giornali di partiti politici, insultare uomini politici. Mi sono trovata spesso in mezzo a queste folle e mi sono chiesta chissà se un giorno in Tunisia sarà possibile vedere uno spettacolo del genere?

Con un regime di 23 anni dove l’educazione e la storia erano apolitici. Il regime di Ben Ali ha creato una generazione di ragazzi tra 15 e 23 anni di tunisini che non distingue tra destra e sinistra, tra politica e ideologia non percepisce la propaganda, non afferra le sfumature ideologiche. I pochi giovani che si sono salvati sono quelli più ribelli, quelli autodidatti, quelli che si sono opposti alla situazione e si sono formati o su internet o con attività associative. E’ quasi un anno che la Tunisia ha fatto la sua rivoluzione, ma il prezzo è stato quello di scoprire le debolezze di un sistema politico, sociale, economico dove i giovani erano soltanto un mezzo, tenendo conto del fatto che rappresentino la maggioranza della popolazione. Mi sono resa conto di questa déffaillance quest’anno in un esame di storia con un testo sul regime totalitario, dove nessuno ha saputo rispondere alla domanda: “Esponete le strategie del regime totalitario citando degli esempi che conoscete?”

Che ne sarà di questa generazione di ragazze che decidono di loro propria volontà di mettere il ‘niqab’ velo integrale nero all’università e di assistere alle lezioni? Di fare lo sciopero della fame perché il niqab è vietato dentro le aule? Che cosa succederà a questi ragazzi che manifestano tutti i giorni per strada per avere la libertà di culto e di vestirsi liberamente? Che ne sarà di questi giovani diplomati di Gafsa città del Sud della Tunisia che occupano la piazza del governo per chiedere di lavorare? Che ne sarà di questa generazione di ragazzi che ha appena imparato a votare, a scegliere, a farsi condizionare, a fare un dibattito, a scrivere sui muri, a insultare gli uomini politici, a fare la satira scrivendo canzoni, a sfogarsi dentro una moschea, a essere liberi di esercitare il proprio culto (perché ai tempi di Ben Ali anche le moschee erano controllate)? Che ne sarà di questa generazione nata sotto il controllo della polizia politica?

Tutti i giorni mi pongo mille domande sul tema dei giovani tunisini e su tutto il sistema scolastico e universitario che sarebbe da riformulare, da rivedere da riproporre. Un sistema creato ad hoc ai tempi di Ben Ali per ridurre la cultura e per fare di questi giovani delle cavie di esperimenti didattici mondiali che non hanno avuto successo altrove ma che sono stati venduti per scopi ben precisi in Tunisia, far passare gli studenti gli esami e raggiungere il 90 % di successo per benedire il sistema di Ben Ali e dire grazie alla sua politica.

Ci si ritrova nel 2012 con una percentuale inverosimile di diplomati e laureati ma disoccupati e soprattutto senza un livello culturale valido. Anche il bilinguismo che vantavamo di avere qualche decennio fa o un pochino di più, è sparito perché con quel sistema scolastico tante cose sono state modificate e tante materie sono state omesse. La mia descrizione non vuole essere catastrofista oppure pessimista ma realista e costruttiva nel senso che io credo in questa generazione proprio perché ha la possibilità di scegliere e di proporre. Un’opportunità che sognavamo tutti noi. Le barbe lunghe degli islamisti non mi spaventano e neanche i niqab ‘velo integrale’ né i capelli rasta, né i capelli sparati né i dark né i rapper, né le mini gonne e neanche i vestiti stravaganti… Mi dico soltanto che questa “giovine Tunisia” si sta costruendo ora e che il cammino è ancora molto lungo e che è un passaggio obbligatorio sperando di vedere un giorno questo scenario diverso.

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