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Mediterranea | December 19, 2018

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Questo matrimonio non s’ha da fare - Mediterranea

Questo matrimonio non s’ha da fare
Carmen Bilotta

“Qualcuno dirà
che siamo posseduti dal demonio,
qualcuno dirà “perché?”
… Io ti sposerò e sarà per sempre…”

Dario GayTi sposerò

Il matrimonio tra coppie omosessuali, il loro desiderio di formare coppie stabili è uno dei temi più attuali e da qualche anno rappresenta certamente la più importante rivoluzione culturale e antropologica all’interno del mondo omosessuale. Secondo alcuni autori essa sarebbe paragonabile solo alla svolta sull’orgoglio e la visibilità che li vide protagonisti circa 30 anni fa. Paradossalmente, mentre il modello familiare nella sua forma tradizionale è attraversato da una crisi profonda, tanto che il matrimonio è sostituito sempre più spesso dalla convivenza, contestualmente esso è divenuto l’obiettivo di tutti coloro che ne sono esclusi, costretti come sono alla semplice convivenza. Di questo specifico diritto che questa parte della società invoca a gran voce molto si parla e molto si polemizza anche, dal momento che aprire al matrimonio gay continua a nascondere preoccupazioni e insidie.

L’umanità, nel corso della sua esistenza ha sperimentato numerose e variabili concettualizzazioni dell’idea di famiglia. Da tempo immemorabile ha assunto il ruolo di nucleo ed istituto sociale e tuttora gli è riconosciuta una tutela più o meno intensa in funzione dei valori di una determinata collettività, della cultura da essa sviluppata e dalle regole che essa ha deciso di darsi. Nella nostra epoca, contrariamente a quanto si possa pensare e nonostante i continui e ripetuti tentativi di “normalizzazione”, sono ancora molte e variegate le forme che assume la famiglia come nucleo essenziale della società. Forme tutte meritevoli del rispetto che tributiamo alla cultura e al contesto sociale che le hanno elaborate ed adottate e tutte in qualche modo meritevoli di forme più o meno intense di tutela per le parti coinvolte.

La famiglia basata sul matrimonio di una coppia eterosessuale costituisce tuttavia, tra tutte, un modello forte che è arrivato ad assumere una dimensione planetaria, soprattutto in conseguenza della sistematica opera di riduzione di modelli alternativi operata dalle colonizzazioni dell’occidente come pure attraverso le grandi campagne di “omogeneizzazione sociale” condotte in paesi estranei all’occidente progredito e democratico, quali la Cina. Ma l’esistenza di un modello prevalente, non può indurre a ritenere che esso possa essere il solo modello degno di tutela, escludendo dall’ordinamento giuridico e dalla dovuta considerazione sociale tutte le altre forme in cui l’amore spinge gli uomini a riunirsi e a perseguire fini e progetti comuni.
Numerose sono, infatti, le coppie formate da persone dello stesso sesso che vivono “come se fossero sposate”: famiglie non fondate sul matrimonio è vero e alle quali nessuna dignità e nessuna tutela giuridica sono riconosciute, ma non per questo “meno naturali” di quelle costituite da una coppia eterosessuale. Queste “quasi famiglie”, considerate corpi estranei all’ordinamento, esistono, contribuiscono a costruire la società e a farla progredire: lavorano e nondimeno costituiscono esempi di solidarietà e di sostegno né più e né meno delle famiglie costituite con il matrimonio.

Nelle società in cui l’equazione matrimonio=famiglia=coppia eterosessuale continua a sopravvivere, si pongono oggi nuove questioni che richiedono coraggiosi e decisi interventi volti ad allentare la rigidità di questo modello e ad attribuire dignità e riconoscimento alle istanze di quei gruppi sociali che non trovano in esso una soluzione che assecondi i progetti di vita in comune, dai quali la società stessa trova linfa vitale.
E’ indubbio che il problema delle unioni omosessuali in Italia – come si è visto dalle posizioni della Chiesa Cattolica e dal dibattito oggi in corso – è assai spinoso. A questo proposito gioverebbe però ricordare che, anche su questo piano, altre società hanno riflettuto, inventato e sperimentato soluzioni e strategie piuttosto significative.

Discriminare le persone sulla base dell’orientamento sessuale fondandosi su argomentazioni ispirate alla tradizione significa perpetrare un modello discriminatorio. I diritti fondamentali sono stati rivendicati nel nome dell’uomo e del cittadino e riguardano l’essenza medesima dell’umanità, di un rapporto tra persone che riconoscono pari empatia alle esigenze degli altri individui poiché accomunati dalla medesima condizione umana. Si tratta di un riconoscimento di umanità, prima che giuridico, della manifestazione di una essenza della persona che non può essere soffocata o repressa. Il diritto al matrimonio è infatti uno di quei diritti fondamentali universalmente riconosciuto all’essere umano, che in quanto tale, giunto in una età appropriata, desideri condividere almeno un segmento del proprio percorso esistenziale insieme ad un’altra persona.

Le argomentazioni di stampo tradizionalistico, che spesso affondano le loro radici nel diritto romano, non riescono ad apportare un contributo costruttivo a questo dibattito poiché legate ad una weltanschauung arcaica e non più accettabile in una società che si possa considera moderna e liberale.

In relazione al matrimonio omosessuale, in letteratura, sorgono molte obiezioni, anche se l’obiezione teoreticamente più rilevante non può essere facilmente attribuita ad una chiara posizione politica. Costituisce, infatti, un argomento specifico contro il matrimonio di due persone dello stesso sesso, il principio secondo cui il matrimonio è un’unione a lungo termine dell’uomo e della donna con lo scopo di avere e di allevare bambini. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso, dunque, non può avvenire dal momento che in linea di principio non possono procreare.
Il modello eterosessuale del matrimonio fondato sulla visione sacra della riproduzione umana ha dominato per millenni poiché intimamente legato al mistero della procreazione. Al momento scienza e tecnologia hanno svelato tale mistero e provocato la rottura del legame tra sessualità e riproduzione, preludio questo di un altro fenomeni: il rapporto sessuale fra un uomo e una donna non costituisce più la condizione essenziale per realizzare l’evento della nascita, dal momento che è possibile arrivare alla generazione di un altro essere umano con l’ausilio di tecniche artificiali, possibilità questa che può essere contestata o negata solo da chi rifiuta la contemporaneità.

In questa prospettiva la procreazione diventa un atto di libera scelta individuale non più vincolato allo scopo esclusivo della perpetuazione della discendenza cui trasmettere il patrimonio familiare, ma un momento di scelta di vita consapevole. Tale realtà ha posto di fronte alla scelta procreativa gli individui che responsabilmente intendano compierla in modo anche indipendente dal loro orientamento sessuale e l’ha scardinata dalla celebrazione del matrimonio. Il matrimonio, quindi, viene vissuto come scelta personale di comunione con un’altra persona, anche in via autonoma dal sesso del coniuge. Ciò è successo in tutti quei Paesi europei ed extraeuropei che hanno riconosciuto validità legale ai matrimoni e alle unioni tra le persone del medesimo sesso. Le stesse istituzioni comunitarie invitano alla cancellazione delle discriminazioni: d’altro canto non tutti i matrimoni tra persone eterosessuali sfociano nella filiazione e non per questo fatto a quelle persone coniugate ma senza figli deve essere interdetto il matrimonio, esclusivamente per adeguarsi ad una situazione che coinvolge la maggioranza dei soggetti eterosessuali.
Basare la negazione dell’accesso al matrimonio sul fatto che esso sia sterile e incapace di procreare, perché tra persone dello stesso sesso, svaluterebbe il ruolo dell’individuo quale fautore di sé secondo il principio di autodeterminazione, nonché discriminerebbe tutti coloro che, per motivi di natura biologica, non sono in grado di procreare.

Inoltre, sebbene il matrimonio sia sempre stato pensato come un’unione intima stabile tra un uomo e una donna, solitamente con l’intenzione comune di avere e crescere figli è altresì vero che nelle società contemporanee la procreazione è stata separata dalla sessualità a partire dall’introduzione dalle innovazioni nella contraccezione, come anche da atteggiamenti culturali differenti. Malgrado l’attività sessuale sia pensata come un aspetto importante della vita di ciascun adulto, sposato o meno, avere dei figli è considerata, invece, una scelta più critica, dati i livelli di elevata responsabilità dell’essere genitori. Sappiamo bene che non solo ci sono coppie sposate che non possono avere figli ma ce ne sono anche altre che non vogliono avere dei figli, sebbene il loro matrimonio sia perfettamente valido. E sebbene il matrimonio sia ancora la condizione tipica per avere bambini, non è certamente la sola, né la procreazione ne rappresenta la sua funzione esclusiva.

Se la definizione di matrimonio non implica la procreazione e l’istituzione del matrimonio per essere legalmente valido non necessita della procreazione, allora le caratteristiche che appaiono essere essenziali sono la stabilità e l’intimità dell’unione e nulla può far pensare che le coppie omosessuali non possano presentare queste caratteristiche al pari delle coppie eterosessuali. Dunque, non si comprende quale impedimento intrinseco alla comprensione comune del concetto di “matrimonio” precluda agli omosessuali da questa opzione.

In realtà, la questione centrale, non è definire uno stile di vita ideale per gli omosessuali, e se questo implichi o meno il matrimonio , ma fornire loro le stesse opportunità degli eterosessuali di perseguire il loro ideale di vita all’interno o all’esterno della comunità gay, in un matrimonio o in una relazione. Il punto di arrivo, perciò, è l’uguaglianza, traguardo questo che si raggiunge attraverso l’eliminazione degli spazi conquistati alla discriminazione. Attraverso il riconoscimento del diritto di sposarsi anche per le persone di orientamento omosessuale si assicura a ciascuno il diritto di realizzare, nella vita di relazione, la propria identità sessuale, aspetto e fattore di svolgimento della personalità. Contestualmente, gli altri membri della collettività sono tenuti a riconoscerlo, per dovere di solidarietà sociale.

Inoltre, il matrimonio omosessuale deve essere riconosciuto se non si vuole che l’omosessualità sia vista come un segno di un orientamento innaturale e perverso. Le ragioni dell’opportunità politica potrebbero suggerire che sarebbe meglio rimandare questo argomento, o che attraverso interventi altri si debbano favorire e incoraggiare l’inclusione e l’accettazione dell’omosessualità nella società. Tale questione però può solo essere ritardata e non abbandonata se si assume il principio che gli omosessuali devono essere trattati con uguale rispetto e dignità.

Fonti

Bettini M., Affari di famiglia, Il Mulino, Bologna, 2009

Falletti E., Il matrimonio come diritto fondamentale per le persone omosessuali tra uguaglianza, riservatezza e autodeterminazione, Ferrara, 2010

Friedl E.., Women and Men. An Anthropologist’s View, Holt, Rinehart and Winston, New York, 1975

Galeotti A. E.,Tolleranza come Riconoscimento: Il caso del matrimonio omosessuale, da Toleration on Trial, (a cura di) Ingrid Creppel, Rissel Hardin, Stephen Macedo, Lexington Bools, 2008

Gambino G., Le unioni omosessuali. Un problema di filosofia del diritto, Giuffrè, Milano, 2007

Hunt L., La forza dell’empatia. Una storia dei diritti dell’uomo, Editori Laterza, Bari – Roma, 2010

Mair L., Il matrimonio: un’analisi antropologica, Il Mulino, Bologna, 1976

Remotti F., I sistemi di parentela, Loescher, Torino, 1974

Remotti F., Contro natura: una lettera al Papa, Editori Laterza, Roma.Bari, 2008

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