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Mediterranea | November 16, 2018

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Puccini e il SI bemolle siderale, la Turandot con le scenografie di Pinuccio Sciola - Mediterranea

Puccini e il SI bemolle siderale, la Turandot con le scenografie di Pinuccio Sciola
Viviana Maxia

Le scenografie della Turandot nell’allestimento del Teatro Lirico di Cagliari raccontate da Pinuccio Sciola

Durante la rappresentazione di Turandot di Puccini, in cartellone fino ad agosto 2014 al Teatro Lirico Di Cagliari, si ha la netta impressione di assistere a qualcosa di epocale per Cagliari e la Sardegna.

turandot, scenografia di Pinuccio Sciola

Turandot, scenografia di Pinuccio Sciola

Si tratta infatti di un allestimento singolare per interpretazione filologica e scenica. Filologica perché la regia ha deciso di chiudere l’opera lirica là dove il Maestro aveva deciso, vuoi per la sua prematura morte, vuoi perché forse sentiva di avere raggiunto una perfezione musicale difficile da prolungare, così come, con lodevole intento ma forzatamente, è stato fatto nel prolungamento a lieto fine.
L’interpretazione scenica, invece, si è sviluppata dalla scelta stilistica di affidare la realizzazione delle scenografie ad uno degli artisti sardi contemporanei più conosciuti al mondo, Pinuccio Sciola, e ai sorprendenti giochi del mago delle luci Simon Corder: un connubio ideale.
Perfettamente fuse con la scenografia e con la musica, le pietre possiedono molta più anima di quella Turandot a cui Liù, a ragione, si rivolge cantando “tu che di gel sei cinta”.

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Turandot, scenografie di Pinuccio Sciola

Le opere di Sciola, scavate dallo scalpello e percorse come arpe per trarne tutta la poesia e l’armonia del cosmo, sono più simili a Liù, cigno di un ultimo canto di amore e morte. Liù, lo spirito positivo della Turandot che è sacrificato sull’altare dell’amore in nome di un lieto fine che in Puccini non è mai esistito e che neppure esiste in questa splendida interpretazione del melodramma filologicamente fedele al volere del musicista toscano.
Il suono che nasce dalle pietre sonore è il “suono siderale” che Sciola stesso ha identificato e riconosciuto in Puccini, il quale vi ha attinto per quel lunghissimo si bemolle perfetto con cui lascia incompiuta Turandot.

Le pietre sonore di Pinuccio Sciola

Le pietre sonore di Pinuccio Sciola

Ci racconta l’artista che le architetture della scenografia arrivano da lontano.
Sciola ne ha riconosciuto e interpretato immagini e suoni che attraversano tutta la sua storia di artista poliedrico. Architetture e suoni trasformati in una Pechino allo stesso tempo lontana e modernissima, attuale e atavica.
L’artista ha ritrovato nei suoni che trae dalle “sue” pietre, le note dell’opera pucciniana: le note liquide, orientali, che scaturiscono dalle sue pietre calcaree, provenienti da abissi marini e, ancora, quelle profonde, magmatiche, vulcaniche, tratte dalla profondità della terra, del terrestre basalto.

Pietre e suoni che giungono a noi, per il tramite dello scultore, dai millenni in cui la Sardegna era – come lo è ancora oggi – terra baricentrica nel Mediterraneo; quella terra turrita di cui si tramanda, ancora avvolta nel mistero della sua civiltà leggendaria, antica e modernissima allo stesso tempo.
La Sardegna evocata da Sciola attraverso le scende di Turandot è, infatti, un luogo senza tempo che attraverso la pietra, arriva fino a noi da civiltà sconosciute che ci piace immaginare in possesso di tecnologie moderne, sorprendenti.

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Turandot, scenografie di Pinuccio Sciola

L’artista ha mutuato questo aspetto nel nostro tempo: le scenografie hanno un valore ecumenico, lontane da connotazioni campanilistiche di tempo e spazio. Sono dovunque e in ogni momento.
Sono immagini ritornate alla vita in Sardegna, in un luogo – San Sperate – lontano dal mare e dalle aspre montagne ma connotato da una energia che – attraverso Sciola che ne rappresenta l’archetipo – è stata trasmessa a tutto un Paese divenuto opera d’arte en plein air, tramite un contagio virale che ha coinvolto tutti gli abitanti.
Mèta di turismo da tutto il mondo, di cui Pinuccio Sciola è il catalizzatore artistico e culturale, il Paese, come l’artista ci racconta, merita molta più attenzione e cura da parte delle istituzioni sarde, dei cittadini stessi.
Lo dice amaramente, con la consapevolezza di una personalità vulcanica artistica a tutto tondo – e spigoli, diremmo noi – che il mondo ci invidia e a cui la propria terra dovrebbe rendere onore smentendo il famigerato detto “nemo propheta in patria”.

Laboratorio di Pinuccio Sciola

Laboratorio di Pinuccio Sciola

La casa di Sciola è sempre aperta a tutti, ai turisti che arrivano da tutto il mondo, a chi è interessato a vedere e “sentire” le sue opere che profumano di Sardegna e di universo, agli amici che possono godere di una personalità artistica unica e irripetibile che il mondo ci invidia e che, invece, a volte, proprio nella sua Terra, è inspiegabilmente lasciata sola.
Noi pensiamo che la potenza artistica di Pinuccio Sciola debba essere conosciuta, sostenuta e divulgata come un fiore all’occhiello della cultura artistica isolana. Come quella lunga nota che chiude la Turandot; non lasciamo che, come questa nota, langua.

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