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Mediterranea | December 10, 2018

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Progressiva chiusura delle servitù militari in Sardegna, si parte nel 2013 - Mediterranea

Progressiva chiusura delle servitù militari in Sardegna, si parte nel 2013
Gianmarco Murru

Cagliari (ITALIA)

Il 1 giugno 2012, al Palazzo Regio di Cagliari è stato presentato il lavoro svolto della commissione senatoriale d’inchiesta sull’uranio impoverito

Si sono incrociate molte questioni durante l’esposizione del lavoro della commissione senatoriale, volta a scoprire le cause di centinaia di morti sospette, a seguito della vicinanza o contatto con l’uranio impoverito. La relazione presentata alla stampa testimonia l’ottimo lavoro svolto, sia dai rappresentanti politici, sia dai consulenti scientifici che si sono impegnati a cercare le cause delle molte anomalie riscontrate, anche in seguito all’indagine della procura di Lanusei.

Si parla di progressiva ma “radicale” bonifica delle basi di Quirra e Capo Teulada. Bonifica e riconversione, già a partire dal 2013.

Il senatore Giampiero Scanu ha esposto il lavoro svolto come membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso dell’uranio impoverito, che si è occupata negli ultimi due anni della questione della salute pubblica, nello specifico della presenza dell’uranio impoverito nelle servitù militari in Sardegna e in Puglia; ha esposto il suo lavoro anche il Dott. Antonio Onnis, per due anni e mezzo coordinatore della Commissione tecnica di esperti presso il Comitato misto territoriale per l’indirizzo, l’organizzazione, il coordinamento, la verifica e il confronto delle attività e dei risultati del monitoraggio ambientale condotto nelle aree adiacenti al Poligono interforze di Salto di Quirra. Era presente Simona de Fancisci, Assessore alla sanità della Regione Sardegna, che ha garantito l’apporto dell’ente nella prevenzione e nella difesa della salute dei sardi. La Regione (notizia in anteprima) garantirà un indennizzo di 500 mila euro per i pastori impossibilitati a lavorare dopo la decisione di interdire la loro attività economica da parte della procura di Lanusei, in seguito ai risultati dell’inchiesta shock del Dott. Fiordalisi (presentata in Senato l’8 maggio 2012). La casistica di pericoli è molto nutrita e circostanziata, si può leggere per intero il resoconto sul sito del Senato.

La commissione di cui è membro il senatore Scanu si forma nel 2010, dopo altre due commissioni che nel passato si sono occupate dello stesso tema, senza risultati concreti. Forse a favore si può riscontrare la “pubblicità” del caso uranio impoverito, e allargando poi gli orizzonti, l’inizio della discussione sull’intera politica militare italiana e internazionale nella zona euromediterranea.

Ci spiega bene il senatore Scanu “la politica militare italiana si dovrà muovere coerentemente con la tendenza alla formazione di una forza militare europea. Di conseguenza sarà necessario, e auspicabile, un drastico ridimensionamento della spesa militare italiana, anche nell’ambito della generale politica di Spending review. La geopolitica internazionale sta cambiando, e non solo dal punto di vista della progressiva inutilità dei poligoni di tiro (vista la precisione delle guerre simulate virtuali), o della fine della “guerra fredda”. Gli interessi militari si dovrebbero orientare più “sull’obiettivo di peacekeeping, sulla dotazione di un esercito di difesa e non di guerra”, continua il senatore. Una speranza, che verrà confermata o smentita dai prossimi passi verso una politica europea matura e sovranazionale.

Non bisogna dimenticare la posizione geografica della Sardegna e il ruolo che gli era stato affidato nell’immediato dopoguerra. Tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, nacque l’esigenza di creare due blocchi di potere nel mondo. La Sardegna, in questo contesto, è stata la regione più sfruttata dalla Nato per scopi militari. Si tratta di una porzione enorme di territorio, che soddisfa l’70% delle esigenze nazionali, la cosiddetta portaerei del Mediterraneo.

Esercitazione a Capo Teulada

Esercitazione a Capo Teulada

Esercitazioni NATO sulla costa di Capo Teulada (Sardegna)

Citiamo dal documento presente sul sito della Regione Sardegna:

Sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare. In occasione delle esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati, una superficie quasi pari all’estensione dell’intera Sardegna. Sull’Isola ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari) alimentati da una condotta che attraversa la città, oltre a numerose caserme e sedi di comandi militari (di Esercito, Aeronautica e Marina). Si tratta di strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato. Qualche numero: il poligono del Salto di Quirra-Perdasdefogu (nella Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i primi due poligoni italiani per estensione, mentre il poligono Nato di Capo Frasca (costa occidentale) ne occupa oltre 1.400.

Quasi tutti i giornalisti si sono dimostrati dubbiosi sull’efficacia effettiva del documento prodotto dalla commissione, e sulla effettiva possibilità di chiudere le basi di Teulada e Capo Frasca e riconvertire la base di Quirra, (concentrando sulla stessa le esercitazioni militari), e sul pericolo di perdere centinaia di posti di lavoro, come avvenuto dopo la chiusura della base americana di La Maddalena. Il senatore Scanu assicura la ferma intenzione di non perdere un solo posto di lavoro da tutta l’operazione.

Il progetto è ambizioso e comporterebbe una spesa enorme, si tratta di centinaia di milioni di euro per la bonifica, e una ingente spesa anche per la riconversione ad industria ad alto potenziale tecnologico, per usi militari e civili, ad esempio la sperimentazione di sistemi di sicurezza per militari e per la protezione civile. Il momento storico è forse maturo, dopo molti tentativi di ridurre la presenza Nato sull’isola. Vale la pena ricordare la battaglia del sardista Mario Melis, ai tempi osteggiato dai più grani partiti nazionali. Oggi tutte le forze politiche possono raggiungere una sintesi sulla difesa del territorio sardo, sul rientro alla Sardegna dei poteri di gestione e di controllo su una ingentissima fetta di territorio e patrimonio immobiliare.

Il dott. Onnis ha portato avanti la ricerca dal punto di vista medico, sui pericoli per la salute pubblica e sulla esigenza di una indagine epidemiologica a carattere sistematico sulla zona del Salto di Quirra. Ma si sofferma ad illustrare la speciale occasione che bisogna cogliere in questo momento, tutto il progetto “va fatto rientrare nel più generale contesto internazionale”. Ci ricorda Onnis, che oggi “si devono riconsiderare ruoli e fini della presenza delle basi militari in Sardegna”, ma per fare questo bisogna che gli organi di stampa comincino ad appoggiare l’idea che l’isola può riprendere in mano il possesso dei sui territori. In primo luogo per proteggere la salute della popolazione e di tutta la catena alimentare, in secondo luogo per rilanciare una diversa idea di economia. “Se pensiamo che questo sia impossibile, non si può pretendere che nulla cambi mai”, continua Onnis.

Sono stati sollevati dubbi sulla possibilità economica della bonifica. Ma i relatori si dimostrano determinati a portare avanti il proprio lavoro. “I soldi si troveranno, continua Scanu, la riconversione si può fare dal punto di vista tecnico, anche nella cosiddetta “Penisola interdetta” di Capo Teulada o “Poligono Delta”, (zona interdetta anche ai militari fin dagli anni sessanta, a causa della presenza di residuati inesplosi), i lavori potrebbero essere appaltati già dall’inizio del 2013. La riconversione è possibile, e lo sarà di più se anche l’opinione pubblica e gli organi di stampa (sentinelle della democrazia) faranno sentire la loro voce.

 

 

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