Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Mediterranea | November 13, 2018

Scroll to top

Top

No Commenti

Porto Flavia, da sito minerario abbandonato a perla del turismo - Mediterranea

Porto Flavia, da sito minerario abbandonato a perla del turismo
Sara Palmas

La storia di Porto Flavia, porto minerario costruito nella località di Masua (Iglesias), affonda le sue radici nel 1925, quando l’ingegnere Cesare Vecelli lo progettò per minimizzare i costi di trasporto del minerale.

Nonostante l’attività mineraria sia ormai un vecchio ricordo per il sudovest della Sardegna e sebbene Porto Flavia abbia più di ottant’anni, la sua fama è più attuale che mai grazie al fascino del mare su cui si affaccia e all’interesse che un’opera come questa, letteralmente scolpita sulla ripida falesia di Schina ‘e Monte Nai, suscita sui turisti.

Fino all’ entrata in funzione di Porto Flavia, il minerale veniva trasportato dai carri fino alla spiaggia, sul cui molo attraccavano le bilancelle, piccoli vascelli a vela latina, che venivano caricate con ceste portate a spalla dagli operai carlofortini chiamati galanzè. Da qui il minerale raggiungeva Carloforte per essere caricato sui piroscafi diretti nelle fonderie di tutta Europa.
L’apertura di Porto Flavia segnò una rivoluzione in questo processo determinando un grosso risparmio sui tempi e sui costi. Il sistema pensato da Vecelli consentiva infatti il carico delle navi direttamente attraverso un nastro trasportatore estensibile che fuoriusciva dal costone in occasione dell’arrivo delle navi, eliminando così l’utilizzo dei carri e dei galanzè.

Il sistema funzionò fino agli anni ’40, quando si interruppe a causa della guerra, per poi riprendere nel dopoguerra fino agli anni ’60, il periodo più florido per l’attività estrattiva. A partire dalla metà degli anni ‘80 l’attività diminuì progressivamente fino a cessare negli anni ’90.

Questo destino accomuna tutti i siti estrattivi del Sulcis Iglesiente, una zona della Sardegna che attualmente si trova a dover fare i conti con una nuova crisi: quella del polo di Portovesme, un nuovo capitolo di disoccupazione e depressione economica.

Di fronte a questi ricorsi storici nell’economia del Sulcis, il problema da affrontare è quello di una riconversione in chiave turistica di tutta la neoprovincia di Carbonia – Iglesias. Scorci come quello di Porto Flavia, a picco sul mare e punto di osservazione privilegiato sul meraviglioso scoglio calcareo di “Pan di Zucchero”, sono senza dubbio le carte che il Sulcis può giocare per un proprio rilancio economico.
Angoli di paradiso di cui la provincia è ricca: basti pensare alla Galleria Henry, altra opera ereditata dal passato minerario che permette ai turisti di affacciarsi sulle aspre coste del piccolo centro turistico di Buggerru, o alla Laveria Lamarmora, sullo splendido mare di Nebida.

Ed in effetti è questa la direzione che faticosamente si sta imboccando: la società Igea Spa fornisce un servizio di guida turistica a diversi siti minerari, compreso Porto Flavia. Tuttavia non mancano le polemiche: da una breve ricerca sui quotidiani sardi risulta che tra il 2007 e il 2008 Porto Flavia sia stato chiuso alle visite a causa del cedimento di alcuni massi dalla collina. Un incidente che è stato affrontato solo a distanza di un anno determinando forti perdite per tutto l’indotto turistico.

La strada della riconversione è quindi ancora lunga ed impone uno sforzo congiunto di istituzioni e cittadinanza affinchè si possa archiviare un passato di sfruttamento dell’ambiente a favore di un presente volto alla sua valorizzazione in chiave turistica.
A tal proposito è doveroso segnalare il sito web dedicato al turismo di cui la Provincia si è recentemente dotata per promuovere le proprie bellezze su internet.

[SP1] http://www.sulcisiglesiente.eu/

Invia un commento