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Mediterranea online | February 25, 2017

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Niccolò Fabi infiamma l’Auditorium del Conservatorio di Cagliari

Niccolò Fabi infiamma l’Auditorium del Conservatorio di Cagliari
Elena Schirru

Cagliari. E’ sold out la data del 10 Febbraio che vede ospite Niccolò Fabi all’ Auditorium del Conservatorio con il suo tour: “Una somma di piccole cose” e, assistendo alla serata in compagnia del cantautore romano, risulta da subito chiaro il perché.

Talento, passione, carisma e ironia sono gli ingredienti principali della serata che catturano l’attenzione dello spettatore e la tengono ancorata dall’inizio alla fine in un climax sempre crescente di emozioni.

Il concerto prende la forma di un dialogo tra Fabi, che mostra una grande empatia e il pubblico che risponde e partecipa calorosamente. Ancora prima di iniziare, il cantautore premette: “Era da tanto tempo che volevo fare un concerto a Cagliari, ma sapete non sempre queste cose dipendono da noi…” e, senza ulteriori indugi, le note del suo ultimo album, pubblicato ad Aprile del 2016, riempiono la sala. Si parte proprio dalla traccia omonima che dà il nome al tour stesso: “Una somma di piccole cose”, il pubblico risponde con entusiasmo e si susseguono prontamente altri due brani del nuovo album: “Ha perso la città” e “Facciamo finta”.

Nicolò Fabi

Come in tanti già hanno scritto, ascoltando l’ultimo lavoro di Niccolò Fabi, si è pervasi da differenti sensazioni che pizzicano più corde e spaziano su diversi versanti, come quelli prettamente emotivi, evocati da pezzi romantici: “Visto che siamo in prossimità di San Valentino, mi gioco la carta love song”, scherza Fabi, infatti, le love song , come ricorda un attimo prima di suonare, arrivano sempre dopo una grande storia d’amore, perché: “Quando si è innamorati, come voi mi insegnate, si fa altro, non si scrivono canzoni”. Ad ogni modo il tema emotivo ed emozionale è solo uno dei tanti temi presenti nel repertorio dell’artista, i suoi pezzi inducono l’ascoltatore a importanti riflessioni di tipo più razionale, un esempio può essere il testo di “Ho perso la città”, che evoca, in chiave talvolta ironica, varie ingiustizie di cui ogni giorno ognuno di noi è spettatore nella vita comune.

Nel complesso, il filo conduttore che lega i brani presenti in “Una somma di piccole cose”, sembra essere un messaggio che si traduce anche in un modo di vivere la musica del cantautore stesso, quasi un suo manifesto: la musica diviene, innanzitutto, lo scrigno dove custodire e gestire tutto quel corollario di “piccole cose”. Proprio come le chiama Fabi, queste “piccole cose” sono intime e preziose, comuni a tutti, ma anche così diverse per ognuno e la musica riesce a unirle, impastarle, e, grazie al sapiente intervento dell’artista, a farle arrivare nette e limpide allo spettatore che si rivede, risente l’eco delle sue esperienze, ritrova coinvolgimento e ristoro. Così la musica, nella poetica di Fabi, diviene vera e propria terapia per affrontare le componenti essenziali della vita nel loro significato più alto: dall’amore, alla politica, alla vita stessa, la morte e il suo mistero, il gioco, la leggerezza, la complessità e, proprio nel saper trattare questi temi, l’artista mostra umilmente il suo geniale talento.

Nicolo’ Fabi

Dopo la carrellata iniziale di brani presenti nel suo ultimo disco, Niccolò Fabi infiamma il palco con i suoi pezzi storici che lo hanno consacrato al grande pubblico: si parte con “Vorrei evaporare” e si continua con “Elementare”, “E non è”, alternati ai brani del suo ultimo album come “Filosofia agricola” e “Non vale più”. La serata prosegue con le canzoni “Una mano sugli occhi”, “Mimosa”, “Una buona idea”, in cui la partecipazione del pubblico raggiunge uno dei massimi picchi della serata e quindi “Le chiavi di casa”. Durante l’esibizione di questi pezzi Niccolò Fabi si dimostra ancora una volta un musicista ricco di sfaccettature, alternando magistralmente l’uso della chitarra a quello del pianoforte, stando sempre attento al calibro delle emozioni proposte che non sono mai monotematiche. Giungono più volte ringraziamenti dal pubblico e Fabi risponde entusiasta: “Grazie a voi! Siamo in due, chi dà l’emozione e chi la riceve, altrimenti questo procedimento sarebbe impossibile!”.

Inoltre, il cantautore non lesina ringraziamenti ai componenti della sua band che cita più volte e la serata continua con l’esecuzione di brani come “Solo un uomo”, “Costruire”, “Io”, “Vento d’estate”, quest’ultimo scritto da Max Gazzè e Riccardo Sinigallia nel 1998, e scaturisce una grande intesa con il pubblico che, guidato dallo stesso Fabi, canta il ritornello con partecipazione. Tuttavia, ciò che muove davvero gli animi della sala e che spinge la maggior parte degli spettatori ad alzarsi e a recarsi sotto il palco in una vera esplosione di gioia, è il brano: “Lasciarsi un giorno a Roma”, pezzo con il quale il cantautore romano partecipò al Festival di Sanremo nel 1998 e che gli valse l’ottavo posto. Dopo la performance, la band esce dal palco quasi improvvisamente, ma tutti gli spettatori chiedono il bis che non tarda ad arrivare: “Il concerto non è finito”, esordisce Fabi, e prosegue con l’esecuzione del brano “Vince chi molla” che lo vede nuovamente al pianoforte. Secondo l’artista però, questo non è il modo giusto per congedare il pubblico, così richiama prontamente la sua band nel palco e annuncia un ospite, Alberto Bianco, in arte Bianco, che canta la canzone “Filo d’erba”, dal sound più leggero e spensierato. Il concerto si chiude con la canzone “Lontano da me” dove il cantautore si congeda definitivamente, augurando la buonanotte al pubblico, ringraziandolo ancora per la calorosa partecipazione. Inoltre, Fabi, da sempre impegnato nel sociale, cita “Medici con L’Africa CUAMM”, l’associazione con cui collabora durante il Tour e che presenzia durante i suoi spettacoli. Infine, sulla scia del pezzo “Lontano da me”, riecheggiano le parole di “Take Me Home, Country Roads”, omaggio dell’artista romano al celebre cantautore statunitense John Denver.

Complessivamente non si possono che tessere le lodi di un artista poliedrico, un personaggio complesso, ma allo stesso umile che, con semplicità e poesia riesce a fondere dolcemente il suo mondo con quello dello spettatore.

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