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Mediterranea ospita il resoconto e la presentazione dell’associazione del presidente Maurizio Davolio, che è stato presente alla tavola rotonda organizzata dal progetto Navigare i confini, che si è svolta a Cagliari il 22 luglio 2016.
L’associazione AITR, ha avuto negli anni diverse occasioni per sfiorare il tema dell’emigrazione, ed in particolare per riflettere sul rapporto che esiste fra emigrazione e turismo.
A Cagliari, l’amico Enrico Marletto, presidente della cooperativa Viaggi Solidali di Torino, ha raccontato la bellissima esperienza di Migrantour, in cui immigrati di varie provenienze geografiche propongono agli interessati la visita dei quartieri e dei luoghi dell’immigrazione, i negozi, i centri culturali, i ristoranti etnici, i luoghi di culto di città italiane e di altri paesi europei.
Abbiamo condotto anche un’iniziativa dedicata a Lampedusa, particolare territorio in cui si incrociano flussi di profughi e di immigrati con i flussi dei turisti; l’iniziativa è ancora in corso e vede protagonisti due nostri organizzatori di viaggio: la stessa Viaggi Solidali e Four Seasons di Roma, che programmano viaggi nell’isola in bassa stagione, quando l’incontro con la comunità locale è più facile, la visita può essere più profonda, le relazioni umane più ricche.

AITR vuole però compiere un passo in avanti

Alcuni suoi soci stanno ospitando contemporaneamente nelle loro strutture ricettive gruppi di turisti e gruppi di richiedenti asilo; altri soci ospitano turisti insieme a famiglie o persone in difficoltà, il cui soggiorno è pagato dal Comune. Si tratta di convivenze non facili, in cui non ci si può limitare a giocare la pur importante carta della solidarietà umana. Entrano in campo altri fattori: la trasparenza nella comunicazione, la professionalità degli operatori, la chiarezza delle regole, ma anche la personalità di chi dirige le strutture.

Il tema però è molto suggestivo: si può immaginare una evoluzione del turismo in un concetto molto più ampio di accoglienza e di ospitalità a prescindere dalle condizioni personali, dalle provenienze, dai fattori economici?

Nelle nostre esperienze abbiamo affrontato tante situazioni complesse: l’ospitalità offerta a persone con disabilità di ogni tipo: motoria, sensoriale, psichica e intellettiva, con tutte le criticità che ciò comporta, in termini strutturali, di servizio, fino alla spesso non facile convivenza con i cosiddetti normodotati (ma, come a volte si dice, da vicino nessuno è normale…).
Abbiamo proposto l’attenzione per le famiglie con bambini, che spesso producono atteggiamenti di scarsa e faticosa accettazione da parte degli altri adulti. Chiediamo che vengano accolti gli animali che accompagnano le persone, per porre fine a fenomeni inaccettabili di abbandono, a volte unica orribile alternativa alla rinuncia alla vacanza. Proponiamo dunque scelte di civiltà e soprattutto indichiamo l’inclusione come scelta di fondo e costante nell’accoglienza e nell’ospitalità.

Sappiamo che cosa in tanti obiettano: in vacanza voglio stare tranquillo, pago per essere lasciato in pace.

Eppure si possono sperimentare tante azioni che tendono a rendere possibile e gradevole la convivenza, dai servizi aggiuntivi, agli spazi dedicati, ai giochi che coinvolgono tutti.
All’ostello della Ghiara a Reggio Emilia assistiamo ad una esperienza formidabile, di cui è protagonista la cooperativa Ballarò, socia di AITR, e composta da giovani siciliani che provengono dal movimento studentesco. L’ostello ospita una ventina di richiedenti asilo, che per lo più stanno nel chiostro dell’antico convento in cui si trova l’ostello. Gli ospiti ordinari dell’ostello sono turisti di passaggio, per lo più giovani, delegazioni che vengono da tutto il mondo per visitare gli asili per l’infanzia che sono molto famosi, artisti teatrali e musicali, lavoratori. Il ristorante, che ha licenza al pubblico, è ormai il ristorante più affermato della città, lo frequentano gruppi di imprenditori, circoli dell’alta borghesia, il Rotary Club, il Lions.

Tutta questa varia umanità si incrocia tranquillamente, i giovani neri che con il telefonino in mano aspettano l’esito della loro richiesta e chiacchierano tra di loro e con gli altri ospiti, le pedagogiste svedesi o australiane che vanno a visitare gli asili, le ballerine e i musicisti del classico e del rock, i saccopelisti tedeschi o olandesi, gli studenti americani che stanno frequentando un corso all’università, i ricchi della città invitati dalla Porsche per una cena di promozione delle loro nuove auto. Si possono incontrare i politici locali che vengono a visitare questo fiore all’occhiello della città, i frati del convento annesso, gli intellettuali che presentano un libro o si occupano di una mostra ospitata nei lunghi portici. Nel chiostro girano tranquilli il cane e il gatto della cooperativa, si avvicinano ai tavoli, nessuno li respinge, tutti li accarezzano.
Sublimazione dell’inclusione!
La prova che si può.

Maurizio Davolio

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