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Mediterranea | December 19, 2018

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Morte e resurrezione. Il miserere nelle processioni del venerdì santo in Abruzzo - Mediterranea

Morte e resurrezione. Il miserere nelle processioni del venerdì santo in Abruzzo
Fabio Ciminiera

L’incontro tra morte e musica, nella mia mente, mi rimanda un ricordo che viene sin dall’infanzia ed è, vale a dire, legato alle processioni del Venerdì Santo di Ortona. Il cielo che si copre – a marzo o all’inizio di aprile, tramonta ancora presto – i figuranti vestiti di scuro, la ritualità della processione e, da lontano, le voci accorate e strazianti del coro, la banda a sostenere il canto e i tamburi a sottolineare l’atmosfera grave, pesante di lutto.

Il Miserere è il canto di dolore per la morte di Cristo e diventa uno degli elementi centrali del rito. La processione ortonese viene accompagnata e scandita nelle sue varie stazioni dal Miserere di Francesco Paolo Masciangelo: i simboli della Passione e della sofferenza di Cristo vengono mostrati ai fedeli e diventano gli spunti per la riflessione e per la preghiera.

In Abruzzo, come in altre parti dell’Italia Meridionale, la tradizione del Venerdì Santo si manifesta in un rito stratificato e ricco di significati simbolici e sociali, di cui il Miserere si pone come fulcro – espressivo e semantico – e come elemento identificativo delle diverse comunità. Infatti ciascuna delle città abruzzesi ha il proprio canto – tramandato di generazione o composto da autori storicamente accertati – così come diversa è la coreografia e differenti sono i momenti all’interno di un canovaccio comunque consolidato.

Chieti, L’Aquila, Lanciano, Scanno, Teramo, Penne e, come detto all’inizio, Ortona e le altre cittadine del territorio hanno ciascuna una tradizione propria legata anche all’economia e alla vita politica di ciascuna realtà. I ruoli e la costruzione stessa del rito sono stati assunti e tramandati nel corso dei secoli dalle varie Confraternite e Corporazioni. Ad esempio il rito di Chieti, il cui Miserere è stato composto da Saverio Selecchy, viene aperto dallo stendardo a lutto dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti. La processione di Lanciano, invece, in tempi antichi si muoveva dopo la mezzanotte del Venerdì Santo in una città completamente scura e con i figuranti vestiti di nero. Ciascun rito ha le sue peculiarità: tratto comune l’esposizione degli oggetti della passione e la processione come elemento di partecipazione collettiva e di consacrazione del territorio.

Nei vari contesti il rito del Venerdì Santo, momento fondante del Cattolicesimo con l’incarnazione e la morte terrena di Cristo, mantiene forte la presenza musicale come atto di trasfigurazione e immediato tramite comunicativo del racconto. Il Miserere, sin dal titolo, è un canto di estrema suggestione: i fedeli chiedono misericordia a Cristo nel momento della sua morte terrena. L’effetto emotivo si basa sulla ripetizione del canto lungo tutto il rito, come sulla policoralità e sulle diverse voci che lo interpretano – solo maschili a Chieti e maschili e femminili ad Ortona, ad esempio – e che riecheggiano nelle vie, tra le luci deboli dei tripodi, delle candele e della fiaccole.

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