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Mediterranea | November 21, 2018

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Miracolo Marocco: dal Nord Africa un modello di rinascita economica - Mediterranea

Miracolo Marocco: dal Nord Africa un modello di rinascita economica
Giuseppe Novella

Un prodotto interno lordo in crescita continua dal 2006 con un dato positivo del 4,8 % per il 2014; disoccupazione calante dal 19 percento del 2003 all’8,9 percento del 2011. Sono i dati radiosi che parlano del futuro del Marocco, 62º potenza economica mondiale, 6º potenza economica africana e 8º potenza economica della Lega Araba.
Uno Stato esemplare per poter raccontare la lenta crescita economica, forse troppo taciuta dai media generalisti di tutto il mondo ma crescente e pronta ad accogliere il suo prossimo, fondamentale ruolo nell’economia europea – specialmente del Mediterraneo. In Marocco – ma non solo – la classe media è un concetto che ha assunto una sua rappresentazione sociale soltanto negli ultimi decenni; una classe di piccola e media imprenditoria pronta a trainare il paese e a prendere una posizione attiva nella vita politica della nazione.

Secondo uno studio promosso dalla Bas, la Banca africana per lo sviluppo, la classe media africana è raddoppiata dal 1990, passando da 150 milioni ai 300 milioni circa di oggi. Lo straordinario sviluppo della borghesia africana, insieme a un’elevata scolarizzazione e un’urbanizzazione in crescita (e spesso pensata in un’ottica “green”), è ciò che oggi viene visto come un potenziale gancio di traino e altrettanto funzionale link tra Europa mediterranea e Nord Africa. Una classe imprenditoriale attenta a ciò che accade nel mondo, digitalizzata, pronta a investire in novità e ripristinare vecchi assi portanti dell’economia locale, turismo fra tutti, dando vita a un nuovo soggetto politico e sociale che influenzerà le scelte del Paese – scelte ancora segnate, ad esempio, dalle rigide politiche marocchine nei confronti dei popoli nomadi del Sahara.

La società civile marocchina, tra le più attive del mondo arabo, si sta muovendo con vivacità – e il fulcro di questa vivacità si chiama Tangeri: ex città ribelle, tristemente nota per la diffusa piaga della prostituzione e i traffici di droga, Tangeri si affaccia sul Mediterraneo e ne domina quattordici chilometri, vicino al luogo dove la leggenda narra che Ercole l’abbia separata dalla Spagna, lo stretto di Gibilterra, che si scorge dalla costa nelle giornate particolarmente limpide.
In trent’anni si suppone che Tangeri non potrà più contenere la rapida crescita demografica degli ultimi anni; sulla base di ciò, imprenditori e governo si stanno attivando per costruire cellule urbane che gravitano attorno alla città, eco-friendly e collegate al porto di Tangeri, vero e proprio cuore del Mediterraneo africano. I numeri della crescita della città sono da capogiro: n trent’anni la popolazione è quadruplicata: 266 mila abitanti nel 1982; 850 mila nel 2010, con la previsione di superare il milione nel 2020 (fonte: Italia Oggi).

Si realizzano nuove valvole di sfogo per le attività “di indotto”, che si preannuncia assai sostanzioso: sale congressi, attività turistiche con la creazione di un grande porto, hotel e altro ancora. E in ultimo, ma non per importanza, il cinema: Ouarzazate è una piccola città del Marocco centrale, costruita intorno agli anni ’20. Merita di essere citata per il suo ruolo importante nell’industria cinematografica, che in Nord Africa sta conoscendo una crescita talmente rapida da aver già messo in modo un’industria crescente. Bertolucci, Lean, Scorsese sono soltanto alcuni dei nomi di registi che hanno scelto la località come teatro dei propri lavori, intorno alla città sono nati diversi studios, tanto che la piccola città è conosciuta ormai come una sorta di piccola “Hollywood del deserto”.

Un polo economico e turistico sempre più fortemente magnetico quello del Marocco e del Nord Africa, che mostra un’altra facciata rispetto a quella più “spinta” dal terrorismo mediatico occidentale, intento a far conoscere soltanto le polveriere africane, senza puntare l’occhio della telecamera sugli esempi positivi e sulle enormi possibilità di partnership e di crescita sociale, culturale ed economica che il Nord Africa offre al Mediterraneo e al mondo, con i quali l’Europa del sud, specialmente l’Italia e la Sardegna ancor più nello specifico, devono saper dialogare con linguaggi nuovi e proficui.

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