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Mediterranea | December 17, 2018

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Luoghi di donne e di diritti: il centro interculturale Trama di Terre - Mediterranea

Redazione
Trama di Terre

Trama di Terre

di Gianmarco MurruTommaso Palmieri

L’impressione impattante è quella di trovarsi in un luogo caldo e accogliente, vissuto e aperto al mondo. Sembra di respirare un ambiente familiare, diverso dal grigiore formale a cui spesso si è abituati. Siamo a Imola, nel bolognese, dove da diversi anni è attivo un centro interculturale gestito da un’associazione di donne native e migranti, un incontro al femminile tra le due sponde del Mediterraneo che ha portato alla ideazione di un progetto votato ad un duplice obiettivo, educativo e culturale da un lato e formativo dall’altro. Un disegno articolato e complesso, cresciuto con difficoltà ma che oggi può definirsi a pieno regime. Incontro Tiziana Dal Pra, che di Trama di Terre è presidente e fondatrice.

Com’è nato l’”esperimento” Trama di Terre e quali sono le attività che attualmente svolge?

“Ho sempre lavorato nell’inclusione sociale femminile e nel 1996 vengo contattata dalla CGIL locale per progettare qualcosa che vada in un certo senso oltre ai semplici corsi di italiano per donne migranti; l’idea di base mi venne fornita a Torino, durante il forum nativo ai migranti, evento che mi diede l’opportunità di conoscere le attività dell’Alma Mater, il primo centro interculturale in Italia gestito dall’associazionismo femminile. Una volta rientrata presentai quindi una proposta di corso che si prefiggeva l’obiettivo ambizioso di creare un’associazione di donne, un’impresa e la prima banca del tempo locale. A questo corso, andato molto bene, si iscrissero anche donne straniere, prevalentemente nordafricane e al termine trovammo un luogo, che è quello attuale, attraverso un fondo delle pari opportunità, cominciando ad avviare le nostre attività.

Realizzammo una serie di progetti per andare incontro sia alle donne straniere acculturate, quelle della cosiddetta prima migrazione, sia a quelle prive di formazione, figlie dei successivi ricongiungimenti, cercando il più possibile di rendere accogliente l’ambiente. Abbiamo creato una cooperativa di mediatrici culturali che collaborano nelle scuole ed oggi lavoriamo in particolare con le seconde generazioni di immigrate. All’interno della struttura abbiamo al contempo creato spazi di studio, una biblioteca interculturale, una sartoria ed una cucina, che chiamiamo abitata, aperta a tutti, dove si possono scambiare esperienze gustando piatti multietnici. Esistono anche appartamenti nei quali vengono ospitate alcune donne migranti, che hanno subito violenza oppure provenienti da varie problematiche, sfrattate o rimaste sole ad esempio.

Ma qui si insegna un valore aggiunto non indifferente. Si educano le donne alla conoscenza dei loro diritti.

“Certo, perché non possiamo limitarci alla creazione di attività ludiche, lavorative o di mero insegnamento, quello è solo il fondamento di un punto di partenza. In questo luogo si parla di tematiche importanti, come ad esempio la violenza sul corpo delle donne. Si realizzano incontri, spettacoli, mostre e corsi di formazione ad hoc aventi come target approfondimenti i più variegati; negli ultimi anni ad esempio abbiamo dedicato uno di questi alla riforma del codice di diritto di famiglia marocchino.

A settembre ne comincerà un altro sulle mutilazioni genitali femminili. Tutto ciò che facciamo parte da un presupposto: il problema di fondo è molto spesso legato al fattore psicologico, anticamera dell’abitudine alla violenza. In Italia ci abbiamo messo anni (e ancora continuiamo perché la lotta non è finita) per far capire alla bambina che vedeva la madre ricevere in faccia il piatto di minestra sgradito al padre che quello non era un modo di stare al mondo ma un atto di sopruso. Qui non si parla di imporre una cultura dominante, si tratta di diffondere i diritti universali di genere, perché quando tu tagli il clitoride a delle bambine significa togliere la sessualità femminile e causarne la morte. Abbiamo il dovere di dire che questo non solo non si deve fare in Italia, ma nel mondo. Abbiamo il dovere di porre la donna quanto meno davanti ad una scelta fornendole strumenti adeguati. Io sfido chiunque a dimostrarmi che se si creano i presupposti informativi la persona quanto meno si porrà di fronte al dubbio, quando non sceglierà di vedere rispettata la sua libertà”.

Le vostre attività ricevono il giusto riconoscimento dalle istituzioni e dalla cittadinanza?

“Da queste parti non si è mai visto nessun sindaco ma ovviamente tutti i membri istituzionali conoscono la nostra realtà e credo giudichino positivamente il “lavoro sporco” che svolgiamo quotidianamente (e ci mancherebbe altro, n.d.r.) anche perché come ho detto prima realizziamo progettualità anche al di fuori di queste mura e che coinvolgono altre strutture quali ospedali e scuole. La città pertanto non vive questa nostra esperienza come negativa o nemica, la particolarità della nostra apertura, anche e soprattutto fisico abitativa, permette a chiunque di vedere nel momento del passaggio cosa stanno “combinando” le donne di Trama di Terre e quindi credo che la gente abbia assorbito nel tempo l’importanza di ciò che facciamo per favorire l’incontro”.

A livello nazionale si stanno introducendo nuove norme a mio avviso peggiorative della già repressiva legge Bossi-Fini, tipo il reato di clandestinità…

“E’chiaro che queste nuove norme peggioreranno ulteriormente la situazione delle donne lasciate sole o buttate fuori di casa, pensiamo all’aumento degli aborti clandestini per non parlare dello sfruttamento sul lavoro. Noi cercheremo di rispondere “da obiettrici” mantenendo come già facciamo una quota degli alloggi per le donne provenienti da questo tipo di situazioni drammatiche; in questo luogo non si chiedono documenti né permessi di soggiorno, noi accogliamo coinvolgendo le persone nella nostra realtà e fornendo in tal modo un percorso di responsabilizzazione e non di assistenzialismo. Luoghi come questi servono anche per un primo contatto con la società, poi è chiaro che tutto questo non è semplice, bisogna tenere conto di diverse problematiche ma il nocciolo della questione è che se non si oltrepassa il confine della coscienza di sé e dei propri diritti difficilmente si potrà creare una società egualmente giusta”.

Per informazioni sulle attività di Trama di Terre:
http://www.tramaditerre.org/

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