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Mediterranea | November 16, 2018

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Ludovico Einaudi al Lirico di Cagliari - Mediterranea

Ludovico Einaudi al Lirico di Cagliari
Gianmarco Murru

Cagliari (ITALIA)

Quando si pensa al pianista Einaudi, viene in mente subito da dove proviene. Le sue origini non hanno forse un peso nella grazia e nella composizione della sua musica, ciò nonostante viene da pensare alla sua discendenza. Einaudi è una famiglia che ha dato all’Italia un presidente della Repubblica, che allo stesso tempo era un grande economista, di scuola liberale e assolutamente indipendente dai poteri forti, come si suol dire oggi. Questo era Luigi Einaudi, ma suo padre ha forse lasciato una traccia più evidente nel mondo culturale italiano. Giulio Einaudi editore, è un nome che vediamo ancora oggi sulle copertine dei libri della omonima casa editrice, che dopo 75 anni di gloriosa storia è passata poi ad altre mani, ma questa è un’altra storia. Sia il mondo della politica, sia quello dell’editoria, sono molto lontani da quello di Ludovico.

Lui è un uomo discreto e difende molto bene la sua vita privata, dove non si scorge nessuna assonanza con l’importanza della sua nascita. Un musicista di formazione classica, con studi al conservatorio di Milano, seguendo lezioni, tra gli altri, di Luciano Berio. Le sue influenze musicali spaziano invece in molti mondi, dallo stesso Berio, guru dell’avanguardia. Ammira e assorbe influenze da Radiohead, Beatles, Miles Davis, Bob Dylan, ma anche Philip Glass e i compositori classici contemporanei. Ha lavorato per molti anni quasi nell’anonimato, percorrendo una carriera lunga e importante. Ma solo alla fine degli anni novanta del secolo scorso, dalla pubblicazione dell’album Le onde, raggiunge un successo internazionale. Lo stile Einaudi è quello della sobrietà del nord, è quello del lavoro musicale fatto ad arte, nella più completa professionalità.

A tratti freddo e distaccato dal pubblico che lo ascolta, a tratti umilmente grato a chi lo applaude con sincera passione. Per lui il pubblico è di fondamentale importanza, al punto da delegargli l’interpretazione della sua opera. Einaudi cerca anzi di non presentarsi mai, non cerca di pubblicizzare la sua immagine, o di fornire la chiave d’accesso della sua musica, delega il suo successo esclusivamente al gusto di ogni ascoltatore. Ogni ascoltatore, individualmente, raggiunge la sua interpretazione.

La serata importante, che il Teatro lirico di Cagliari ha organizzato per il pubblico cittadino, è stata sicuramente apprezzata dalla platea, quasi completamente piena. Una serata di concentrazione e abbandono ai ritmi delle composizioni di Einaudi, che ormai molti Paesi del mondo conoscono e apprezzano. La musica di Einaudi percorre e coinvolge una parte dei sentimenti dell’ascoltatore, costringendolo a stare in completa concentrazione, a lasciarsi trasportare dalle note che costruiscono intorno un’atmosfera intima, di speculazione del pensiero che cerca di interpretare i suoi movimenti musicali.

Ma, come per ogni musica che ascoltiamo, ognuno “viaggia” col suo pensiero e col suo gusto. Sentire Ludovico Einaudi dal vivo è sicuramente un’esperienza culturale, edonistica e a tratti malinconica. Ci si abbandona al piacere delle note, ma allo stesso tempo, l’ascolto è difficile, oscuro e profondo.

Per chi arriva ad ascoltare la sua musica per la prima volta, può succedere di confonderlo con Michael Nyman, autore anch’esso di molte colonne sonore. Ma Einaudi ci sorprende per la sua originalità, per il suo essere autoctono, invece che universale. Italiano e mediterraneo, ma si concede anche di sperimentare la musica africana del Mali, producendo Diario Mali, un disco di mescolanze uniche. Il suo modo intimo di comunicare, caratteristica pregnante del suo carattere personale e professionale, fa di lui una persona che incarna l’anima del nord Italia. Un modo di fare più pratico che ideale, più sintetico che prolisso.

Nella prima parte del concerto ha presentato alcuni brani dei lavori più conosciuti, come Divenire (dall’omonimo disco), Dietro l’incanto (da “Le onde”), Melodia africana (da “I giorni”), il Dott. Zivago (colonna sonora dell’omonimo film), più un brano inedito. Tutti i lunghi brani scelti per la prima parte dovevano preparare il pubblico alle novità del suo nuovo lavoro.
Pur nella loro lunghezza, i brani esprimevano comunque la sintesi di un concetto, che poteva assomigliare alla libertà, e soprattutto al divenire, tema portante del suo viaggio musicale.

Nella seconda parte della sua esibizione, Einaudi presenta nuovi brani di prossima uscita, ossia Andare e Divenire. Nel bis, richiesto con forza dal pubblico, suona tre brani Ascolta (dall’album Divenire), i Giorni (dall’omonimo album) e le Onde (dall’omonimo album).

Il concerto era organizzato all’interno del programma per il Festival di Sant’Efisio. Da tre anni Il Teatro Lirico invita a suonare i pianisti italiani che rappresentano la figura dell’artista non convenzionale. Pianisti che utilizzano lo strumento per attraversare paesaggi musicali di diverso genere, tra questi Giovanni Allevi e Stefano Bollani, ognuno con il suo stile, ma tutti riempiono i teatri, e fortunatamente, mediterranea era presente ad ammirare l’arte della musica che ogni volta stupisce e affascina.

 

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