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Mediterranea | April 21, 2019

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Lo sviluppo sostenibile nelle comunità locali - Mediterranea

Teresa Grano
Pantanolungo

Pantanolungo

Un territorio che è forza e bellezza per natura e storia. Sulle orme dei viaggiatori del Grand Tour, la percezione del paesaggio calabrese come elemento di interpretazione delle trasformazioni territoriali richiama elementi antichi, stimola riflessioni e indagini nuove.

Paesi sconosciuti e semiabbandonati che mantengono una dimensione per tanti versi arcaica nonostante l’inevitabile confronto con il nuovo che avanza. E con l’esigenza di intervenire facendo necessariamente i conti con l’impatto sull’ambiente, il benessere individuale e collettivo, il ruolo dei saperi delle comunità locali. Mito e storia s’intrecciano alla conformazione strutturale del paesaggio, condizioni naturali e culturali pesano sulle mentalità. Nelle immediate vicinanze di Cosenza, ad esempio, Pantanolungo, frazione dell’antico paese di Carolei, suggerisce una serie di interpretazioni sul rapporto tra passato e presente.

Un piccolo e suggestivo nucleo urbano consegnato ad un immobilismo surreale che sorprende ed incanta. L’antico fiume scorre tra gole di rocce calcaree scavate da caverne di natura carsica. Tra castagneti, pini, faggi ed ontani, si scorge un intreccio di case e vicoli scoscesi che accompagnano la collina verso la valle. È il luogo in cui da anni si studia e si prefigura la scoperta della tomba di Alarico, il re dei Goti che, secondo la leggenda, sarebbe stato sepolto nel letto deviato del fiume con tutte le ricchezze che aveva sottratto alla città di Roma. Vicoli abitati dalle galline, greggi che indugiano sulla strada principale. L’emigrazione massiccia, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha trasformato questo luogo in un paese fantasma e la sensazione è di ritrovarsi in un tempo sospeso, indefinito, con tracce di vita vissuta che ancora sono visibili a tutti. Restano i ricordi di case, archi, volte, stradine, sentieri intrecciati.

Percorriamo la strada sterrata che porta su in cima dove si erge la chiesetta della Madonna di Piedigrotta, risalente alla seconda metà dell’Ottocento. Da qui lo sguardo sfuma nella valle del Crati, l’orizzonte diventa infinito oltre il Pollino, i pensieri corrono lungo i tetti delle case diroccate. Un nucleo variegato, con esempi di edilizia rurale ottocentesca in cui ricorrente è l’uso della pietra calcarea, testimonianza indelebile di un’economia agro-pastorale. Oggi si prospetta lo sviluppo territoriale del paese indirizzando le attività sugli elementi della sua identità culturale. Pantanolungo riconcepito come polo di ospitalità diffusa, come centro polivalente dove realizzare mostre, conferenze, laboratori di artigianato locale.

Recuperando l’antico mulino e l’ex ufficio postale, restituendo memoria e dignità a ciò che è rimasto della sua storia. A coloro che sono partiti ed ai pochi che ancora vivono in quelle case. Un’idea di sviluppo sostenibile che definisce e finalizza i suoi obiettivi alla realizzazione di un piano di recupero che sia compatibile con i luoghi, migliorando e riqualificando le zone di interesse territoriale sul piano umano, culturale ed economico, attuando interventi a tutela dell’ambiente e dell’offerta culturale. Un progetto di recupero e di società indissolubilmente intrecciato alle sorti della qualità della vita e dei rapporti tra le persone. Anche questo è ambientalismo.

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