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Mediterranea | November 15, 2018

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L’industria dei sequestri in Sardegna - Mediterranea

L’industria dei sequestri in Sardegna
Paolo Sigura

Il banditismo sardo è strettamente legato alla struttura sociale dell’Isola, più precisamente alla sua economia pastorale. Il sequestro di persona ha origini antiche, il primo di cui si ha notizia avvenne nel 1477 nella Baronia di Posada. Ma è soltanto nella seconda metà del secolo scorso che il sequestro di persona a scopo di estorsione è divenuto il reato caratterizzante la criminalità rurale in Sardegna.

Evidenze e ricerche hanno mostrato il rapporto inversamente proporzionale tra abigeato e sequestro di persona; alla diminuzione del primo, corrispose storicamente un incremento del secondo. Il sequestro mostrava la tendenza a una più rapida monetizzazione dei reati, l’evoluzione verso la ricerca di pratiche delinquenziali più remunerative. L’uomo forniva alla banda criminale maggiori vantaggi, sia in termini di gestione sia di profitto. Dal punto di vista prettamente economico era più conveniente sequestrare il proprietario del gregge piuttosto che il gregge stesso. Era, infatti, possibile ottenere un riscatto maggiore dal proprietario di quanto non fosse possibile con la restituzione degli animali rubati. Inoltre, come vuole un vecchio adagio sardo, “gli uomini, al contrario delle pecore non belano”, quindi sono più facili da gestire.

Il sequestro di persona a fini estorsivi è un’azione che coinvolge più individui. Solitamente non sono professionisti del crimine. Sono spesso pastori, piccoli proprietari terrieri, trasportatori, impresari edili in difficoltà. Secondo la relazione Medici non esiste un gruppo organizzato con una struttura piramidale poiché, ricevuto il riscatto, la banda si scioglie. I membri della banda sono legati comunemente da legami di parentela o da precedenti comuni reati. I soggetti che abitualmente ruotano attorno ai rapimenti sono una quarantina tra aderenti attivi e coadiutori.

La cronaca recente ha dimostrato che il sequestro di persona era e rimane un fenomeno espressione del revanscismo pastorale, cioè di quei pastori nomadi proprietari di un gregge ma sprovvisti di terre. Originatosi all’interno del mondo pastorale classico, il sequestro di persona ha visto la convergenza, su di esso, degli interessi dei cosiddetti “prinzipales”, in altre parole dei notabili locali, agricoltori o pastori, divenuti proprietari terrieri grazie all’Editto delle Chiudende del 1820. Il “prinzipale” rifiuta lo sviluppo industriale e si arricchisce speculando sullo spauracchio del sequestro. I profitti che derivano dall’industria dei sequestri sono stati in parte investiti da imprenditori barbaricini nell’acquisto di appezzamenti di terreno nel Campidano e sulla fascia costiera. I proventi quindi, di qualsiasi entità fossero, sono stati immobilizzati in Sardegna e non reinvestiti in altre attività criminali come il traffico di stupefacenti o di armi.

L’industria dei sequestri di persona ha subito alla fine degli anni novanta un evidente declino perché l’attività non è stata più economicamente redditizia. Individuare la vittima, prelevarla, tenerla prigioniera, trattare con la famiglia sono operazioni che richiedono ingenti investimenti iniziali e il coinvolgimento di un grande numero di persone. L’”Anonima” ha trovato più vantaggioso rapinare le banche o i furgoni portavalori.

La forzata modernizzazione, inoltre, ha favorito l’esodo delle nuove generazioni dalle zone più interne verso gli agglomerati urbani, verso la costa e verso il “continente”. Il repentino mutamento del contesto strutturale sardo quindi ha contribuito al declino del banditismo tradizionale e alla nascita di nuove forme malavitose. Per quanto il sequestro di persona sia una tipologia di reato redditizia, le nuove organizzazioni criminali trovano altrettanto redditizia e notevolmente meno rischiosa un’altra forma criminale: il traffico di stupefacenti.

Fonti:

Brunelli, chiappe, Mura, Piccinni, Ladri di Uomini, I Sequestri di Persona in Sardegna e nel Mondo, 2011, Edizioni della Torre.

Alberto Ledda, La Civiltà Fuorilegge, Storia del Banditismo Sardo, 2009, Ugo Mursia Editore.
Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Fenomeno della Mafia e delle Altre Associazioni Criminali Similari, XIII Legislatura.

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