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Mediterranea | December 12, 2018

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Le minoranze in Europa - Mediterranea

Le minoranze in Europa
Maria Antonietta Angioi

«Quello che ci serve è una parola nuova per comprendere l’europeizzazione. L’Europa non è uno Stato, non è un’unità territoriale, una nazione o una condizione definitiva. Per questo serve una parola nuova: per definire una geometria variabile, interessi nazionali variabili, relazioni interne ed esterne variabili, confini variabili, una democrazia variabile, una concetto di stato variabile e un’identità variabile». Ulrich Beck, sociologo tedesco, tra i più grandi pensatori contemporanei, ha spiegato come l’Europa stia oggi vivendo profonde trasformazioni sotto la spinta di diverse sfide congiunte.
L’Unione Europea nasce dalla cooperazione di Stati sovrannazionali, i quali però, non sono ancora pronti a vedere diminuire la propria autonomia in favore di una più ampia cooperazione internazionale. Nel corso degli ultimi decenni la questione relativa ai diritti delle minoranze è emersa soprattutto a livello di realtà nazionale, attraverso la sempre più pressante richiesta da parte di queste comunità, di riuscire ad acquisire il diritto di avere una vita culturale propria, di professare e praticare la propria religione o di usare la propria lingua. Ne sono un esempio i referendum banditi in Catalogna e Scozia, i quali hanno ottenuto larghi consensi dalle altre minoranze presenti in Europa, che hanno promosso e realizzato a livello locale diverse iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di tutela, stabilità e di integrità territoriale.

Iniziative che passano anche per la cucina, la musica e la lingua parlata e scritta, ripercorrendo le storie e le lotte che nel corso dei secoli hanno portato le minoranze etniche e religiose, – fatte anche di invasori, di emigrati e di emigranti, di conquistatori, di profughi che hanno influito su tradizioni e tipicità pre-esistenti, radicandosi fino a diventare tratti distintivi -, per il riconoscimento della propria identità. Per queste ragioni, da diversi anni vengono proposti festival musicali ( http://www.sunscontest.com/) e cinematografici ( http://www.babelfilmfestival.com/it/http://www.medfilmfestival.org/), conferenze, dibattiti e incontri legati al recupero delle tradizioni etnolinguistiche e culinarie delle minoranze, per favorire un reale confronto e scambio culturale tra le popolazioni di tutto il mondo, volti a mostrarne la ricchezza, a contribuire alla testimonianza di una vivacità linguistica e culturale e ponendo l’accento sulle diversità e connessioni, per riflettere sull’importanza di queste comunità e per valutare le scelte che si sono fatte e che si faranno, per raccontarne e preservarne l’identità.

Basti pensare che circa un cittadino europeo su sette appartiene ad una minoranza etnica. La principale contraddizione della condizione odierna è che noi viviamo già in una situazione di cosmopolitismo infatti, grazie a internet e alla tecnologia, siamo interconnessi gli uni con gli altri e questo permette di portare alla luce le diverse identità, culture, tradizioni e soprattutto, di notare come spesso abbiano tratti comuni o come siano unite da un sentimento d’appartenenza condiviso. Se poi consideriamo le recenti spinte migratorie verso il continente europeo che stanno ridefinendo i già precari equilibri della configurazione politica, economica e culturale dell’Occidente, comprenderemmo che la gestione dei rapporti multiculturali appare ancora fragile; è sufficiente osservare cosa accade oggi nelle nostre metropoli, quali sono i punti di conflitto tra gli stranieri in arrivo e le culture che li ospitano, e come il processo di integrazione debba essere sviluppato.
E se l’Europa ha stabilito precise tutele e garanzie – le quali non evitano comunque che le comunità minoritarie siano vittime di comuni meccanismi di esclusione -, in molti paesi del sud Mediterraneo le minoranze vengono invece viste come qualcosa da tollerare e controllare, nonché come un possibile fattore di destabilizzazione e di indebolimento del controllo sul territorio e sulle sue risorse.
Colonizzazioni, conflitti, tensioni e differenti credo religiosi spesso compromettono i concetti di sostegno, solidarietà e cooperazione che sono stati sviluppati per porre un accento sulle questioni sociali, culturali, umani e sul libero scambio delle merci.

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