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Mediterranea | December 10, 2018

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La terra dei padri, film di Joe Bastardi - Mediterranea

La terra dei padri, film di Joe Bastardi
Laura Sanna

Cagliari (ITALIA)

In un immaginario e apocalittico 2019 la crisi economica, sociale e morale hanno ridotto l’Europa in miseria: scoppiano focolai di rivolta in tutto il continente e in Italia la situazione è ancora più grave. Dopo la morte di Silvio Berlusconi – diventato nel frattempo Presidente della Repubblica – l’assenza di figure politiche in grado di gestire la delicata situazione nazionale fa precipitare lo Stato in una guerra civile. In Sardegna disertori militari si uniscono a gruppi di civili e organizzano un golpe per ottenere l’indipendenza dell’Isola e vendicare lo sfruttamento ed il sangue versato sul lavoro dai loro padri.

È in questo contesto – immaginario ma non troppo – che è ambientato La terra dei padri, film di cui esiste già una sceneggiatura ben definita, gli attori, il responsabile delle musiche e quello della fotografia e un promo di pochi minuti in cui guerriglieri in mimetica si muovono tra i suggestivi ruderi minerari di Campo Pisano e Monteponi e il sottofondo evocativo delle musiche di Claudio Meloni. Il promo e il progetto sono stati presentati qualche tempo fa al cine-teatro Nanni Loy di Cagliari e l’otto gennaio al Cineworld di Iglesias, dove l’esperimento di un ragazzo ha riempito una sala da 400 posti. Il regista ha infatti appena 23 anni ma già alcuni lavori all’attivo tra cui un mediometraggio, Amentia. Giovanni Piras – Joe Bastardi in arte – nato nel novembre del 1987, diplomato al liceo tecnologico di Iglesias nel 2006 e all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna nel 2008, anno in cui ha girato un documentario sulla protesta studentesca a Cagliari, “Non è un paese per giovani”.

La Terra dei padri nasce da un soggetto di Alberto Diana – anche lui giovanissimo, classe 1989 – trasformato da Joe/Giovanni in sceneggiatura con il sogno di trasformarlo in film: ma i costi sono altissimi, anche il solo promo sarebbe costato almeno 25 mila tra cachet e servizi se il gruppo non avesse deciso di lavorare gratis investendo nel progetto. Quei quattro giorni di lavoro full time tra le miniere di Iglesias sono costati appena 1000 euro. Alla produzione collabora tutto il gruppo di tecnici e attori che hanno lavorato al promo, ma a portare avanti il progetto creativo sono il regista e il direttore della fotografia Claudio Marceddu che ha rifinito anche alcuni aspetti della sceneggiatura.

“Il progetto è quello di un low budget movie – spiega il giovane regista – più per impossibilità di racimolare grosse cifre, che per necessità. La cifra a cui punto sono 150 mila euro, che ci permetterebbero di lavorare abbastanza tranquillamente, ma il film si potrebbe realizzare anche con 110 mila euro se alcuni servizi ci fossero offerti gratuitamente. In Italia per un film a budget ridotto si spende di solito dieci volte tanto. Naturalmente queste sono cifre in base alle quali non ci saranno praticamente guadagni per le persone che lavoreranno al film. Per gli attori è previsto solo un rimborso, una paga minima invece per chi lavora dietro la camera”. Le spese maggiori sono legate al fatto che il film è in costume e ha bisogno di una troupe numerosa: ci saranno da fare costumi, comprare trucchi e armi, dare vitto e alloggio a tutti, pagare spostamenti e affitto attrezzature per circa 60 giorni di riprese. E infine c’è la post-produzione: montaggio video, correzione colore, montaggio e mixaggio del suono, musiche. Distribuzione e pubblicità non sono nemmeno state messe in conto, con 150 mila euro complessivi sarebbe impossibile pagarle…e già è un’impresa anche raggiungere quella cifra. “Io ho pensato di girare in diversi comuni e province – spiega Joe – per chiedere un contributo agli enti. C’è poi il canale dei finanziamenti europei e gli sponsor privati. È comunque una via che consente di racimolare al massimo la metà dei soldi necessari, alla fine dei conti serve sempre un produttore che creda nel progetto, disposto a mettere il grosso dei soldi”.

Brano tratto dalla sceneggiatura de La Terra dei padri

Normann, un piccolo villaggio minerario sorto
su un’altura, a qualche chilometro da Iglesias. Il sole è
sorto da poche ore. Alberto e Claudio bevono un caffè,
seduti al tavolo della base operativa, da loro chiamata IL
COVO. Nella base entrano tre brigatisti.

UNA VOCE “OVER” CI GUIDA IN QUESTA SCENA.
SANDRO [VOCE OVER]
Sono trascorsi alcuni mesi
dall’inizio di tutto questo gran
casino e spesso sembra sia passata
un eternità.

ATTRAVERSO UN LONG TAKE USCIAMO DALLA BASE OPERATIVA E
VEDIAMO i membri della BRIGATA 11 MAGGIO alle prese con i
lavori quotidiani: una donna con un basco e in bocca una
sigaretta rollata a mano (che in seguito capiremo chiamarsi
Teresina) stende alcune camicie sopra un filo teso tra due
pali sbilenchi. Due brigatisti nel passarle vicino la
salutano. SEGUIAMO I DUE BRIGATISTI e vediamo una Jeep che
parte, con a bordo alcune persone. Un ragazzino, seduto su
una pietra, con le spalle poggiate sul muro di una casa
diroccata, legge una rivista di cinema ormai datata. Alcuni
uomini possenti trasportano delle travi di legno molto
grandi.

SANDRO [VOCE OVER]
C’è chi invece sente il tempo
scivolare via, troppo velocemente,
perdendo il conto dei giorni. Certe
volte mi domando il perché di tutto
questo. Se ciò che abbiamo fatto e
che facciamo sia giusto, ma non
riesco a trovare una risposta.

Tre persone, Mario, Luca e Gigi, camminano lungo un
sentiero, con i fucili in spalla.
MARIO
È che questi discorsi metafisici mi
annoiano, Gigi. Mi sembra di
parlare di aria fritta.

GIGI
Fosse per te dovremo parlare solo
di rivoluzioni e cose del genere.
Neanche la volevo fare, io, la
guerra.
MARIO
Il prete dovevi fare tu! Fidati.
Con tutti i tuoi discorsi su Dio e
sul mistero di questo e di quello e
di quell’altro…

SI SOVRAPPONE LA VOCE DI SANDRO, mentre i tre continuano a
camminare.

SANDRO [VOCE OVER]
In questa terra di Sardegna, come
amava chiamarla il mio professore,
le cose sono sempre un po’ più
complicate, o così ci pare. Non so
se sia stata la morte di Berlusconi
a causare tutto questo, ma eccoci
qua, noi, pochi pazzi disuniti, ora
teniamo l’Europa per le palle.

 

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