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Mediterranea | November 14, 2018

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La musica che aiuta a vivere - Mediterranea

La musica che aiuta a vivere
Gianmarco Murru

La musicoterapia è una disciplina nata circa vent’anni fa, sta allargando sempre di più il suo potenziale terapeutico, ma purtroppo, non con l’appoggio delle Istituzioni che ne sostengano lo sviluppo come materia scolastica ordinaria.

Su Wikipedia troviamo questa definizione, “la musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra – e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico”.

Tutto questo ce lo spiega una ragazza conosciuta su Facebook, ormai una miniera di storie e personalità, un luogo dove si incontrano emeriti deficienti ma anche grandissime professionalità, come il caso di Laura Yehudith, una musicoterapeuta di Milano, città di cui non nutre particolare stima. Ma oggettivamente è una città molto difficile da vivere per chi è debole socialmente. La società debole è quella che non ha mezzi materiali ma anche intellettuali. Quella società nascosta che non è necessariamente quella povera, semplicemente i tantissimi che non riescono a sopportare i ritmi ossessivi di una città che produce ricchezza ma anche povertà umana. Ci sono situazioni molto difficili nella metropoli milanese, soprattutto nelle immediate periferie ( a dieci minuti dal centro), zone come Quarto Oggiaro o Baggio, Corsico o San Giuliano. Tutte zone dormitorio, in cui la vita si consuma immediatamente fuori dalle mura di casa. Un po’ come essere immigrati nella propria città. Si vive così, come estranei, un altro mondo rispetto a San Babila o semplicemente Città Studi. Ma la difficoltà di vivere non riguarda solo le famiglie povere, la miseria umana riguarda anche le famiglie ricche che abbandonano i bambini nelle scuole materne, sperando che se ne occupino loro. Dimenticandosi che il legame familiare è quello più forte che qualsiasi altro, dimenticandosi e anzi nascondendo alla società che il loro figlio abbia un qualsiasi tipo di problema psichico o semplicemente di apprendimento.

La dott.ssa Laura Yehudith è una lavoratrice instancabile, che svolge un lavoro estremamente delicato. Ci ha raccontato la sua storia formativa, che parte dal liceo psico-pedagogico e parallelamente segue i corsi di violino al Conservatorio, che per motivi di forza maggiore abbandonerà. Si laurea però alla facoltà di musicologia dell’Università di Pavia per continuare ad occuparsi di musica. La sua professione cresce insieme ad alcuni grandi docenti di musicoterapia, (lavoro nato per caso ma che sintetizza alla fine tutte le sue conoscenze), tra questi cita il Prof. Sacchelli con cui si porta avanti il progetto Eureka.

A cosa serve la musicoterapia, l’abbiamo già spiegato attraverso Wikipedia. Ora vediamo come si svolge e soprattutto a chi si rivolge.

La Dott.ssa Yehudith ci spiega che si agisce nelle scuole materne, con bambini dai tre ai sei anni. Si lavora con progetti esterni alla scuola, come fosse una materia in più per i bambini, un percorso di lezioni a cui tutti partecipano. Lo scopo è aiutare i bambini che hanno subito un trauma (una violenza, un abbandono, maltrattamenti vari, o semplicemente malati di solitudine). Li si aiuta attraverso il gioco con le varie arti, di cui la musica produce un effetto devastante in senso positivo.

Il principio portante dell’attività degli educatori è quello di considerare tutti i bambini uguali, senza ghettizzare quelli che hanno obbiettivamente bisogno d’aiuto. Le esperienze musicali possono essere di diverso tipo, ad esempio cercare di sviluppare l’immaginazione collegando un suono ad un colore. Oppure soltanto ascoltare una certa melodia e vedere gli effetti che provoca in quei bambini che hanno subito un trauma. La Dott.ssa Yehudith ci spiega, “i bambini più sensibili, quando ascoltano una melodia che per noi è semplicemente bella, a loro invece fa paura e provoca uno stato d’ansia. Questo perché non conoscono la sensazione di benessere o di rilassamento, conoscono solo la realtà che li circonda. Sono bambini a cui hanno rubato i sogni, che non sanno abbandonarsi alla fantasia, e che anzi la rifuggono perché non la capiscono”. Tutto questo è molto difficile da sentire, da sapere, per chi pensa ai bambini come esseri umani indifesi, ed invece hanno vissuto situazioni orribili, situazioni che lasciano una ferita profonda, chiusa solo dal silenzio prolungato.

Ci sono centinaia di casi diversi di cui si occupano tutti i giorni gli educatori dei vari progetti, che solo per la lungimiranza di alcuni Comuni, possono andare avanti. La situazione si aggrava sempre di più, ci confessa la Dott.ssa Yehudith, infatti, mentre i casi di bambini che subiscono violenze o che vivono senza una famiglia che li ami, aumentano, i fondi e i finanziamenti in questo campo dell’assistenza sociale svaniscono. Pare che anche i bambini debbano avere un valore spendibile sul mercato globale. Se sei un bambino che appartiene alle categorie deboli, non sei produttivo. Non c’è da perdere soldi e tempo per proteggere gli esseri umani più indifesi. E non serve andare in giro per il mondo a donare aiuti umanitari e formativi, senza allo stesso tempo occuparci di quello che succede sotto casa nostra. Emergency ha provato ad aprire un centro anche in Italia, ma è stato bloccato, nessuno può immaginare il perché. Forse i nostri politici non vogliono ammettere di avere trascurato il problema e semplicemente se non se ne parla non esiste? Forse è possibile però, che gli organi di stampa funzionino come casse di risonanza per iniziare a difendere più indifesi.

Se pensiamo all’infanzia si pensa al gioco, alla scoperta alle carezze di una madre, ed è invece tremendo pensare che molti bambini non abbiano mai vissuto un momento di felicità. Però ci sono i mezzi educativi che i risultati li portano a casa. Questo è uno dei metodi più incisivi, perché sin da piccoli siamo collegati al mondo attraverso i sensi, molto prima che con il linguaggio verbale. La musica rappresenta una realtà di suoni che creano un’esperienza conoscitiva, che ci fa crescere attraverso la memoria. Ossia, noi ricordiamo sensazioni, e immagini che sono anche legate ai suoni, alle varie melodie che abbiamo ascoltato per anni. Questa memoria sensoriale è molto importante per l’equilibrio psichico. Quante volte abbiamo sentito dire “la musica mi ha salvato”, molto di più di cento sedute in psicoanalisi. Perché qual è l’obbiettivo della musicoterapia? È proprio quello di permettere ai bambini di aprirsi all’esterno, di comunicare le proprie emozioni e così superare, per quanto possibile, i ricordi delle violenze.
Il potere terapeutico delle arti, e in particolare della musica è enorme. La Dott.ssa Yehudith ci racconta di alcuni casi di bambini che oggi si sono ripresi la loro vita. Oggi sono uomini e donne che studiano, si sposano e hanno figli, che lavorano che fanno a loro volta gli educatori.

Grazie al lavoro di questo esercito di invisibili, di educatori del futuro, possiamo tranquillamente dire che esiste un’Italia di cui siamo orgogliosi.

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