Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Mediterranea | December 19, 2018

Scroll to top

Top

No Commenti

La giornata conclusiva del Festival Adriatico Mediterraneo - Mediterranea

La giornata conclusiva del Festival Adriatico Mediterraneo
Tommaso Palmieri

Ancona (ITALIA) 07/09/2008

Siamo ancora inebriati di musica, di ritornelli, di bellezza artistica e meraviglie danzanti e ci apprestiamo a scrivere il resoconto della seconda nostra giornata di permanenza ad Ancona, l’ultima del Festival Internazionale Adriatico Mediterraneo.

Quest’oggi Domenica 7 Settembre (7 Elul 5768 del calendario Lunisolare1) giunge alla sua nona edizione la Giornata Europea della Cultura Ebraica, una sorta di continuum con le radici progettuali della manifestazione, in collaborazione con l’Ucei (Unione Comunità Ebraiche Italiane) e con l’apporto della Comunità Ebraica di Ancona che, come scritto nel precedente articolo, rappresenta ancora oggi una delle più importanti ed influenti in Italia.
Imperdibile quindi la visita alla Sinagoga di Via Astagno, particolare per la presenza nel medesimo edificio di due templi facenti riferimento a due diversi riti, quello italiano e quello levantino ed interessante l’organizzazione di piccoli concerti e di conferenze, come quella di David Meghnagi, psicologo della salute nato nella Tripoli d’Occidente, rappresentante di quella comunità di ebrei libici esiliata definitivamente quarant’anni fa dal Paese ed esperto di storia e cultura mediterranea, che ha posto l’accento sul pericolo di un ritorno dell’antisemitismo analizzando, con l’intervento musicale di Lisa Paglin l’esperienza di alcuni sopravvissuti alla Shoah.
A seguire, quasi in sintonia con i concerti di contaminazione moderna e tradizionale a cui abbiamo avuto il piacere di assistere, il Tzemach Niggun Project di Corrado Fantoni e Laura Polimeno hanno presentato il loro repertorio cantato in Ebraico e Yiddish, elaborati particolari che riprendono la tradizione klezmer popolare di matrice ashkenazita e chassidica e che vengono filtrati attraverso alcune tendenze novecentesche.
Questo messaggio di assonanze ed integrazioni verbali e sonore ci accompagna sino all’evento finale di questo Festival, allorquando ci dirigiamo nella magica atmosfera del porto dove al termine del sempre affascinante spettacolo pirotecnico dei fuochi artificiali in occasione dell’annuale Festa del Mare inizia il concerto di Eugenio Bennato e dei Taranta Power.
Del grande cantautore napoletano si sono scritti decine di articoli e di commenti, sicuramente si sarà detto che è attivo sulle scene musicali dal 1969, quando fonda la Nuova Compagnia di Canto Popolare, influenzando notevolmente ed in maniera decisiva la Scuola Campana così come altrettanti avranno descritto la sua “metamorfosi di composizione autonoma” con i Musicanova nel 1976 (sono gli anni di “Brigante se more”). In molti avranno parlato del Bennato etnomusicologo grande ricercatore e studioso del canto popolare del Mezzogiorno d’Italia, alla continua scoperta di quei “mendicanti che passan tutta la notte sull’aia” e delle loro particolarità paesane.
“Le radici del nostro sud ci portano direttamente alla favola di un Mediterraneo della pace e degli scambi. Quando ho suonato ad Algeri ho visto cadere in un attimo la diffidenza di un pubblico arroccato su posizioni di sospetto verso l’europeo privilegiato e colonizzatore: dopo i primi colpi di tamburello e di chitarra battente i ragazzi algerini si sono sentiti partecipi e protagonisti di una musica che appartiene anche a loro. E noi da questa coscienza di una reale e non retorica comunanza mediterranea traiamo le energie per un percorso musicale che si possa contrapporre alla potente industria della musica di matrice anglosassone che invade le nostre onde sonore e la nostra vita”.
Questo in sintesi è il Bennato pensiero della fase successiva, quello degli intrecci visivi e sonori che lo portano ad ampliare i propri orizzonti, equilibrando i ritmi e scoprendo nuove integrazioni e nuove collaborazioni, quello insomma che lo porta a fondare il movimento Taranta Power.
Ma anche di questo aspetto sicuramente ne sarà stato dato ampio risalto nelle precedenti cronache redazionali. Ciò che invece può non esservi stato detto è che Eugenio Bennato è un cantautore che forma una sinergia davvero unica con i suoi compagni di palcoscenico, perché gli spazi intervallati tra una canzone, un ballo, un’esibizione sonora sono quasi meccanicamente programmati per dare spazio e visibilità a ciascuno dei facenti parte i Taranta Power.
Si passa da un pezzo del passato che appartiene al cantautore come il già citato Brigante se More all’assolo di pizzica, al ritmo del tamburello e della chitarra battente alle potenti voci a volte soliste a volte di contorno provenienti dai molteplici Sud che animano questo mosaico etnico, culturale e musicale. E’ un concerto ma anche una lezione di storia per chi vuole divertirsi e al contempo provare ad immaginarsi nei luoghi descritti.
“Che il Mediterraneo sia”, “Italia minore”, “Grande Sud”, “Ritmo di contrabbando”, “Sponda Sud”, sono tutte inglobate in questo canone di fusion music interpretato magistralmente dalla splendida voce d’Africa della mozambicana Zaina Chabane, dalle ricercate e magiche danze di pizzica e taranta e dal suadente timbro della pugliese Sonia Totaro, dai ritmici accordi battenti ed elettronici di Francesco Loccisano, Stefano Simonetta e Roberto Menonna (pugliese il primo, calabresi gli altri) ed infine dalla efficacia vocale vigorosa del marocchino Muhammad Ezzaime el Alaoui.
Questo Festival è terminato ma l’iniziativa Adriatico Mediterraneo continua; ci si sposta nei Balcani, dove nei giorni scorsi ha avuto inizio Mari d’Europa – Mari internazionali, una serie di eventi che coinvolgeranno le città di Sarajevo, Belgrado, Novi Sad, Durazzo e Tirana.
Poi la “nave della cultura” torna qui ad Ancona ad autunno avanzato con la manifestazione Mari d’Europa – Mari delle Marche, un motivo in più per tornare a visitare la città.

1 Così è definito il calendario Ebraico (n.d.r.)

Invia un commento