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Mediterranea | November 15, 2018

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Italiani brava gente- un festival per capire l’Italia - Mediterranea

Italiani brava gente- un festival per capire l’Italia
Tommaso Palmieri

Firenze (ITALIA)

Si è conclusa domenica a Firenze, presso l’auditorium Stensen, la seconda edizione del festival documentario “Italiani brava gente”, organizzato da cinemaitaliano.info, tra i più importanti portali web dedicati al cinema nostrano, con il sostegno di Regione Toscana e FST – Mediateca Toscana Film Commission. Una tre giorni interamente dedicata alle produzioni di registi emergenti di casa nostra che hanno molto ben rappresentato le variegate e complesse problematiche contemporanee che affliggono quello che esternamente appare ancora come il “belpaese”.
Ingrandendo la lente argomentativa, la rassegna ha cercato di indagare alcune micro tematiche italiche inserite nel contesto generale di crisi economica, morale e culturale che sembra stia corrodendo i gangli vitali del tessuto socio comportamentale nazionale.

Il preoccupante degrado paesaggistico ambientale, il rapporto dei giovani con la propria consapevolezza civica, le opinioni della gente comune verso la politica, tutte caratteristiche affrontate da Elisa Fuksas, Lucrezia Le Moli e Francesca Muci ne “L’Italia del nostro scontento”, documentario co-prodotto da Rai Cinema (http://www.youtube.com/watch?v=4axupI1VL-A&feature=player_embedded).

“Di me cosa ne sai” di Valerio Jalongo, vincitore del Premio attribuito dal Pubblico, si può considerare una testimonianza storica sulle cause che hanno condotto alla crisi del cinema italiano, in un flusso di pensieri, analisi e parole di registi noti e meno noti, alcuni dei quali si ritrovano improvvisamente ai margini dei loro successi, spiazzati e messi fuori mercato dall’arrivo del nuovo messaggio (de)comunicativo-promozionale introdotto dalla televisione e dagli indici di ascolto (http://www.youtube.com/watch?v=bMnSRfAS3fQ&feature=player_embedded).

Di politica e di risvolti inaspettati ad essa legata è protagonista “Armando e la politica”, di Chiara Malta, una storia condotta di soppiatto tra figlia e padre alla ricerca dei possibili motivi legati al cambiamento di schieramento e di opinione politica del genitore (http://www.youtube.com/watch?v=fOnoXC1qYPs&feature=player_embedded).

“Debito di ossigeno”, di Giovanni Calamari (Menzione Speciale della Giuria), affronta due casi sinora mai esplorati riguardanti la crisi economica e legati da un lato all’attesa stressante del reintegro nel posto di lavoro in un ambiente familiare del medio torinese e dall’altro il travaglio e l’orgoglio di una ragazza madre alle prese con il precariato ed una vita difficile in un paese dell’hinterland milanese (http://www.youtube.com/watch?v=si3fndOePSQ&feature=player_embedded).

Caccia Grossa

Caccia Grossa

Infine, “Caccia grossa” di Sara Donati e Stefano De Felici, cui la giuria ha attribuito il Premio come Miglior Documentario di questa edizione, un’indagine itinerante a tutto tondo sui partecipanti alle manifestazioni sindacali di oggi, rapportate con quelli degli anni ’70: la levataccia e il viaggio nei treni speciali, i sogni e le aspirazioni presenti mischiati alla paura e all’incomprensione con una nuova generazione considerata ingenua e disunita, la descrizione e la nostalgia della voglia di lottare del passato e le considerazioni amare legate alla riconquista di un proprio spazio pubblico e vitale per cercare di salvare le proprie situazioni di lavoro attraverso la mobilitazione (http://www.youtube.com/watch?v=SJPMbB8-zUI&feature=player_embedded).

Ma il festival è stato anche una piacevole occasione per rivedere alcuni film e documentari fuori concorso che abbiamo già avuto occasione di apprezzare, come “Videocracy” di Erik Gandini[1], il meraviglioso “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti e “Fuga dal call center”, di Federico Rizzo.
Un’occasione di arricchimento e di confronto insomma, che ci fa ritornare a casa con le idee più chiare anche se un po’ scoraggiati, ma l’esistenza stessa di queste manifestazioni servono a rendere visibile quella “brava gente d’Italia” che cerca di rappresentare, attraverso il documentario, quella parte invisibile e quelle storie che possono essere divulgate e raccontate a più riprese e a più platee. D’altronde, proprio a questo serve.

Per maggiori info sul Festival si consulti:
http://www.italianibravagente.info/2010/

http://www.cinemaitaliano.info/
[1] Su questo documentario si rimanda all’articolo di Laura Boi (http://www.mediterraneaonline.eu/it/08/view.asp?id=932)

 

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