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Ambienti violati

di Piero Cassara

tempo di lettura stimato: 4 min

Palermo

uomo natura, peccato ambienteSi dice che l’uomo, anche se animale intelligente ed evoluto nel corso del tempo, sia pur sempre un animale e quindi parte integrante del mondo in cui vive. Egli però a differenza di quasi tutte le specie viventi ha cambiato in modo più incisivo e a suo piacere il nostro pianeta, spesso e volentieri a discapito degli altri abitanti.

E fin da subito viene da chiedersi come e in che misura gli esseri umani si siano macchiati del crimine di superbia nei confronti degli altri esseri viventi. Se tutti abbiamo contribuito o meno in modo consapevole alla creazione di un mondo non naturale creato solo per gli interessi egoistici della nostra specie o se semplicemente abbiamo cercato di plasmare la realtà che ci circonda per vivervi meglio, provando a creare anche opportunità di sviluppo a vantaggio dei nostri simili, ovvero se abbiamo agito nel modo più naturale che ci è dato di poter fare.

Abbiamo peccato nel fare tutto ciò? La costruzione di metropoli e infrastrutture è stata una opportunità per il genere umano o una colpa che porteremo per sempre dentro? E poi le fabbriche, che per loro stesso primario scopo utilizzano materie prime e le trasformano, creando spesso notevoli problemi ambientali, vanno considerate come deturpatori ambientali o come opportunità per creazione di posti di lavoro e quindi di ricchezza? Viene da chiederselo leggendo sui giornali il caso della Alcoa, la famosa multinazionale americana che da tempo ha deciso di portare avanti un piano di ristrutturazione e licenziamenti in Italia e che metterebbe tanti operai sul marciapiede. L’azienda, una delle più importanti nel campo della siderurgia, vuole sacrificare i suoi due siti di Fusina (Ve) e Portovesme (Ca) per investire circa 10 miliardi di dollari in un nuovo sito operativo in Arabia saudita. Ufficialmente il gruppo vorrebbe chiudere l’attività produttiva nel nostro paese per il “no” da parte della Commissione europea agli aiuti di stato nei confronti del colosso della siderurgia. In poche parole lo stato italiano paga all’azienda una parte di spese energetiche per la produzione dell’alluminio. Siccome questo comportamento è stato ritenuto come un aiuto di stato, l’Alcoa dovrà restituire la differenza ricevuta in questi anni, nonché provvedere in proprio al pagamento delle bollette. Di risposta questa ha ufficializzato il proprio piano industriale nei termini sopra descritti.

Quello che stupisce dell’intera faccenda è la rapidità con la quale la multinazionale vuole chiudere i propri stabilimenti nel nostro paese, una rapidità che ha stupito perfino il Governo italiano. Sembra vi sia una certa fretta da parte del management nel voler chiudere la Pratica Italia. Ed ecco, quindi, tornando al discorso di partenza, si vede riproporsi il tema del rapporto dell’uomo e del suo peccare contro la natura. E contro gli stessi altri uomini.

Inevitabili i picchetti degli operai a Roma o nelle sedi aziendali. Ed è ovvio e giusto che sia cosi. Sono padri e madri di famiglia che cercano di salvare il loro posto di lavoro. L’Alcoa ci sta così dimostrando che peccare contro l’ambiente (prima) e contro gli esseri umani (poi) non sembri passare più per un peccato nel mondo degli affari. Semmai, inquinare l’ambiente naturale e l’ambiente sociale al giorno d’oggi non produce nessun senso di colpa alle grandi company. Solo profitti maggiori.

Il sonno della ragione genera mostri. In alcuni casi invece essi sono prodotti da un eccesso di razionalità.

Piero Cassara [ 01/02/2010 ]


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