Palermo
A cura di Valentina ColomboSia in Occidente che in Oriente, la presenza femminile nel mondo della poesia e dell'arte, esprime e sottolinea la battaglia che la donna nei secoli ha portato avanti per esistere come persona. La scrittura femminile è stata sempre considerata trasgressiva, in quanto espressione di un privato spesso conflittuale col contesto storico della realtà quotidiana.
La raccolta trae il titolo da un’opera della poetessa libanese Joumana Haddad, un titolo provocatorio che sottolinea la volontà delle donne di reagire al potere esercitato dalla religione nelle società non solo islamiche ma anche cristiane.
La poesia araba, nata in epoca preislamica e contraddistinta da regole e metri inalterabili, ha subito una rivoluzione a partire dal 1940 ad opera della poetessa irachena Nazik al-Mala'ika che per prima ha rotto gli schemi della tradizione. Seguendo quest’esempio, le poetesse arabe rivelano di “avere peccato” infrangendo una serie di tabù alla ricerca di libertà; si sono macchiate della colpa di essersi ribellate all'ortodossia religiosa e all'ideologia della sottomissione. Infatti, come sottolinea Valentina Colombo[1] curatrice dell’antologia, queste donne dinnanzi agli occhi delle loro società commettono un triplice peccato: aver infranto il silenzio a cui erano tenute in quanto donne, aver parlato di quell’eros che deve consumarsi esclusivamente all'interno di un legale rapporto matrimoniale e aver dissacrato la rigida tradizione metrica araba. Una bellissima testimonianza ci arriva dai versi di Souad Al-Sabbah, principessa kuwaitiana in esilio perseguitata per la sua prima raccolta di poesie, Desiderio:
davanti alle lettere, la preghiera è illecita
ho scritto tanto/ho acceso in ogni stella un grande incendio
Leggendo i musicali e affascinanti versi dell’antologia, si è colti dalla sensazione di conoscere da sempre queste poetesse, queste donne. Esse provano rabbia, disperazione, ma soprattutto amore. Vogliono scuotere gli animi dei loro compagni, dei loro padri e fratelli. Sono accomunate da una sensibilità che supera ogni religione, ogni tabù o senso di colpa. La lettura di questo libro ci fa riflettere: le voci delle donne, che siano arabe o cristiane, occidentali o orientali devono essere ascoltate e il loro contributo riconosciuto e incoraggiato perché, anche attraverso una scelta impalpabile come quella della poesia, continuino ad apportare un cambiamento concreto e tangibile alle loro vite, liberate finalmente dall’oppressione del senso di colpa e dal tormento del peccato:
affinché la mia libertà fosse una loro concessione
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
sono libera nella vittoria e nella sconfitta ( …)
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
Joumana Haddad, poetessa e traduttrice raffinatissima, è nata a Beirut nel 1970 parla sette lingue ed è responsabile dell'inserto letterario del quotidiano libanese «Al-Nahar», nonché vincitrice dell'Arab Press Prize 2006. Da qualche anno è caporedattrice di “Jasad” «Corpo» in arabo, rivista nata nel 2008 in lingua araba specializzata nella letteratura, le scienze e le arti del corpo che ha suscitato grande clamore perché per la prima volta affronta temi da sempre considerati tabù nel mondo arabo. Il periodico esplora, attraverso la saggistica, la letteratura e la poesia argomenti legati all’arte e ai bisogni e ai desideri del corpo: dall’erotismo all’omosessualità, tutti argomenti scomodi per la tradizione islamica. Joumana non ha mai avuto paura di trattare temi censurati nel suo Paese e, nonostante abbia già ricevuto molte minacce da parte di estremisti e fondamentalisti, va avanti nella sua «battaglia per la libertà e la verità che passa attraverso il corpo». “La mia più grande vittoria – afferma la Haddad - sono i commenti delle donne. Mi dicono: grazie per averci regalato un soffio di forza!”.
[1] Valentina Colombo, docente di letteratura e lingua araba all’Università di Bologna e all’Università della Tuscia, traduttrice del premio Nobel per la letteratura Nagib Mahfuz e di tanti altri autori arabi classici.
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