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Simboli nell'arte: mela =peccato?

di Serena Maffei

tempo di lettura stimato: 3 min

Cagliari (ITALIA)

ADAMO ED EVA, PECCATO ORIGINALE, MEDITERRANEOPer associazione di idee, il peccato è spesso legato alla figura della mela. Questa “deformazione”, consolidata nel corso dei secoli, è legata al racconto biblico, precisamente alla conosciutissima storiella di Adamo ed Eva che, tentati dal serpente, azzardano d'assaggiare i frutti di quell'albero, l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male.

Tale gesto gli costerà l'espulsione dal Paradiso Terrestre.

In effetti, però, la mela non compare esplicitamente nel racconto biblico (si parla infatti di un “frutto” non identificato[1]), ma fu introdotta successivamente nel corso dei secoli forse a causa di trascrizioni fantasiose e traduzioni errate.

Qualcuno asserisce che il frutto a cui si riferiva l'Antico Testamento poteva essere il fico (non la mela), anche perchè proprio con una foglia di quel tipo Adamo ed Eva si coprirono, quando dopo aver mangiato il “frutto proibito” cominciarono a provare vergogna del loro corpo nudo.
Si potrebbe quindi pensare che tale frutto divenne la mela perchè il suo nome latino “malum” potrebbe essere tradotto anche come “male” oltre che come “mela”.

Sarà perchè è un frutto dolce e fresco per il palato, profumato per l'olfatto, di vari colori anche per soddisfare l'occhio e considerato anche un piccolo peccato di gola, la mela potrebbe incarnare inoltre un certo valore sessuale, anche perchè le sue forme tondeggianti ed armoniose sono assimilabili a quelle del corpo umano.

La mela, a prescindere da questo contesto religioso, che abbiamo visto essere oltretutto privo di fondamento, è protagonista in molti luoghi delle arti figurative e della letteratura, spaziando dalle nature morte (si ricordi il Canestro di Frutta di Caravaggio), per giungere a rappresentazioni figurative più vicine a noi (si ricordino alcuni dipinti di Magritte in cui la mela è protagonista o comunque presente nel dipinto, come La Grande Guerra o La Camera d'Ascolto).

Ma non dobbiamo dimenticare la sua presenza anche nelle rappresentazioni mitologiche: fu con una mela infatti che Paride lanciò la sfida tra le belle dell'Olimpo; inoltre ricordiamo il Giardino delle Esperidi, custodi dell'Albero dei Pomi d'Oro.

Un'altra versione più mistica vede nella mela un simbolo di grande conoscenza e saggezza, senza contare il curioso fatto che se tagliata a metà in senso verticale, presenta i semi disposti a forma di stella a cinque punte, simbolo del sole.

Ancora Walt Disney, da sempre “accusato” di inserire simboli dal significato ambiguo nei suoi cartoni animati, usò la mela come oggetto malefico in Biancaneve ed i Sette nani (nel racconto originale dei fratelli Grimm tale oggetto era invece un pettine).

Nella religione musulmana invece non mancano le testimonianze che elogiano il dolce frutto, infatti nel VII secolo il Califfo Uthman che ebbe il merito di codificare il Corano, elevò la mela a “sublime dono di Dio”, mentre due secoli dopo in un dramma sciita, scritto da una società segreta di puristi musulmani, si spiegò che Maometto fosse giunto alla vita eterna dopo avere sentito il profumo di una mela portatagli da un angelo.

Per quanto riguarda l'arte in senso più stretto, è importante notare che il contesto in cui è collocata la mela influisca molto sulle interpretazioni di ciò che viene raffigurato.

É ovvio che la presenza di una mela in un verde e rigoglioso giardino alluda chiaramente al mito del peccato originale nel Giardino dell'Eden.

Si può trovare però il frutto anche in alcune Madonne con Bambino (Giovanni Bellini, Luca della Robbia, le cui Madonne con Mela sono state datate alle seconda metà del XV secolo) in cui essa è inserita tra le mani del Bambin Gesù, come se dovesse mangiarlo.

In questi casi, pur alludendo ancora al peccato, è necessario interpretarla come un simbolo di redenzione, come anche la Mela Cotogna e la Melagrana.

Infatti Gesù, mangiando quella mela, assumerà su di se la colpa del peccato originale, e si sacrificherà per salvare l'umanità secondo quanto raccontano le Sacre Scritture.

Più avanti, nel 1600 si affermeranno le nature morte (già citate precedentemente), che avevano in realtà origini molto più antiche, risalenti addirittura al periodo ellenistico.

La frutta è sicuramente uno dei temi prediletti, e con essa ovviamente comparirà anche la stessa mela: non più esclusivamente simbolo di peccato, ma della ricchezza, dell'abbondanza, magari associata ad altri elementi dai simboli più disparati, come gli specchi, il simbolo di vanità per eccellenza; oppure gli strumenti musicali emblema dell'amore per la musica e invito ad assecondare il senso dell'udito; o ancora i fiori, rappresentanti della giovinezza effimera (essi hanno inoltre una simbologia specifica per ogni varietà) o elementi ancora più spaventosi come il teschio, ossia il Memento Mori, la costante consapevolezza della caducità della vita.

É molto affascinante rilevare come gli oggetti abbiano acquisito nel corso del tempo un significato particolare nelle arti figurative, e come esso possa cambiare a seconda del contesto cronologico e spaziale, permettendoci di costruire delle interpretazioni logiche sul perchè un'artista (o perchè no, un grafico se vogliamo riferirci ai giorni nostri) decida di rappresentare un oggetto piuttosto che un'altro, fino a sfociare (nei casi più estremi) all'imposizione di veri e propri messaggi subliminali, che una volta scoperti ci lasciano stupefatti.

Oggi siamo poco attenti nell'osservare che tutte le immagini che ci vengono proposte, siano esse opere d'arte o messaggi pubblicitari, non sono altro che simboli. Tuttavia io credo che se ci soffermassimo a notarli si aprirebbe un universo infinito in continua evoluzione.

E l'esempio del tanto conosciuto (ma non totalmente vero) binomio Mela/Peccato ne è sicuramente la prova.


[1]    Si può verificare nell'Antico Testamento, Genesi (3,3).

 

 

Serena Maffei [ 01/02/2010 ]


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