Cagliari (ITALIA)
Credo sia inevitabile associare la tematica Dolce Vita all'omonimo film, una commedia del 1960 il cui filo narrativo è spezzato in sette episodi che si svolgono in sette giorni diversi; emerge il tema della bella vita, fatta di svago e divertimento d'ogni genere, dove l'apparente austerità della mentalità comune è trasformata invece nell'inseguimento costante del piacere effimero.
Nonostante a suo tempo destò molte critiche positive e non, credo che il film sembri lasciare scorgere tra un episodio e l'altro che anche l'arte sia un sinonimo di dolce vita: non a caso infatti si può notare che tutta l'opera felliniana sia ambientata in vari suggestivi luoghi d'arte della città di Roma.
La storia del cinema ricorda tra le sue scene memorabili proprio quella in cui la splendida Anita Eckberg si immerge con un bellissimo abito scuro lungo nelle acque della Fontana di Trevi, invitando il giornalista Marcello Mastroianni a unirsi alla sua piccola follia di una notte.
Val la pena soffermarsi a capire perchè la scelta di Fellini possa essere ricaduta proprio su questa monumentale fontana, che è diventata una quinta scenografica vera e propria, e certo non a caso.
Per loro la bellezza era la perfezione.
Parliamo di edifici perfetti, di corpi perfetti, di astrazione estrema rispetto alla realtà, insomma di una ricerca incessante del bello assoluto. I canoni del corpo erano studiati nei minimi dettagli per portare infine a una bellezza pura e senza ombra di disarmonia.
Il Bello Ideale a cui erano approdati i Greci altro non era che un accurato sistema di calcoli matematici. Si dice che braccia, gambe, testa di una statua greca avrebbero potuto essere scolpite separatamente in officine sparse in varie località elleniche; e una volta spedite tutte in uno stesso luogo e lì assemblate, avrebbero coinciso perfettamente, vista la perfezione dei calcoli con cui erano realizzate. Questo potrebbe far capire quanto la bellezza per i Greci fosse un qualcosa di eccezionalmente razionale, che esulava dalla realtà.
É innegabile che questa metodologia finalizzata alla pura ricerca del Bello finì per influenzare svariate correnti artistiche.
Questa visione ellenistica della bellezza si irradiò non solo nello spazio, ma anche nel tempo: mantenne sempre la sua aura di perfezione che arriverà a toccare picchi molto alti in vari momenti della Storia dell'Arte, con i grandi maestri Leonardo, Michelangelo e Raffaello e le loro scuole, successivamente con movimenti come il Neoclassicismo (che già la parola è un tutto dire: un ritorno al Classico), in cui prende forma proprio la teoria estetico-filosofica del Bello Ideale, che fu portato all'eccesso dal Barocco e Rococò nel XVII-XVIII secolo, proposto in forme rindondanti, ricche di decorazioni e caratterizzato (antiteticamente rispetto all'ideale greco di semplicità e purezza) da un certo horror vacui.
La Fontana di Trevi, le cui acque accolsero la statuaria Eckberg, è un ottimo esempio di riferimento a questa tipologia di canoni estetici, perchè unisce diversi riferimenti all'arte classica sfruttando proprio la maestosità del barocco.
Anche se le sue attuali sembianze sono settecentesche, la Fontana di Trevi ha origini molto più antiche dal momento che le sue acque ad essa giungono tramite un acquedotto risalente all'epoca augustea, l'Acquedotto Vergine, che fu pesantemente danneggiato nel V secolo e ridotto, relativamente alla portata d'acqua. Così lasciato per diversi secoli, fu riportato alla sua originaria maggior portata solo nel XV secolo. Furono apportati ampliamenti e modifiche alla Fontana, che originariamente si trovava in una posizione differente da quella attuale: solo nel XVII secolo fu allineata con quella attuale grazie al progetto del Bernini, mentre si deve a Niccolò Salvi l'aspetto odierno della bellissima Fontana di Trevi.
Essa è stata da lui progettata nel XVIII secolo sotto commissione di Papa Clemente XII.
Riprende il tema dell'Acqua Vergine già osservato dal Bernini nel secolo precedente, affrontandolo però da un altro punto di vista, ossia quello marino: un cocchio a forma di conchiglia ospita la statua di Oceano[1] scolpita da Pietro Bracci, trainato da cavalli alati e tritoni (raffigurazione molto cara alla mitologia greca) mentre le due nicchie laterali sono occupate dalle statue della Salubrità e dell'Abbondanza di Filippo della Valle.
La vasca colma d'acqua è evidentemente una rappresentazione allegorica del Mare.
In questa fontana monumentale possono osservarsi le peculiarità della corrente barocca: la maestosità, gli effetti scenografici di grande impatto, la perenne sensazione di movimento, da notarsi nella resa dei panneggi, rigonfiati da una quasi palpabile brezza marina; dalle chiome, morbidamente mosse dal vento, e dalle criniere dei cavalli in corsa; tutto questo unito ai canoni peculiari dell'arte classica in cui patetismo e resa anatomica impeccabile non possono mancare.
Vedere dal vivo la Fontana di Trevi provoca un senso di meraviglia a cui sicuramente Fellini non era rimasto indifferente, ed è chiaro a questo punto che nella costruzione della trama del film, l'Arte abbia giocato un ruolo determinante, come se fosse uno scenario senza tempo in cui poter realizzare delle piccole follie e piaceri propri della “Dolce Vita”, alludendo con questa non solo al capolavoro cinematografico ma anche alla vita reale di tutti noi.
· La Dolce Vita, Fellini, 1960 (film)
· wikipedia.org (alle voci arte barocca/arte greca)
· agatimario.it/neoclassicismo
· activitaly.it
[1] Oceano nelle mitologia greca era un titano, figlio di Urano e di Gea. Era una divinità fluviale e aveva un'inesauribile potenza generatrice, però non era un dio fluviale comune, perché comune non era il suo fiume. Anche quando tutto aveva avuto già origine da lui, esso continuò a scorrere ai margini della terra, rifluendo in se stesso, in un ciclo ininterrotto. I fiumi, i torrenti e le sorgenti, anzi il mare stesso, continuavano a scaturire dal suo vasto e potente corso.
Per questo articolo non sono presenti messaggi.