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Febbraio 2010 - Il peccato e il senso di colpa

di Gianmarco Murru

tempo di lettura stimato: 4 min

Cagliari (ITALIA)

Illustrazione di Milena Galeoto

mediterraneo, senso di colpa, peccato, culturaIl numero di febbraio si dedica anima e cuore ai peccati mediterranei e, se ci sono, agli eventuali sensi di colpa.

La prima considerazione viene spontanea: queste due azioni umane non sono necessariamente collegate. Il senso di colpa esiste anche senza peccato e viceversa esistono infinità di peccati senza nessun senso di colpa conseguente.
Detto questo si apre un universo di considerazioni infinite, una ricchezza di discussioni nate e da creare intorno a questo tema. Un tema che ha stimolato positivamente questa redazione, con i redattori storici e i nuovi redattori di mediterranea che si sono dati completamente scrivendo pagine di assoluta qualità di pensiero.

I peccati sono contemplati da varie religioni, ma sono anche “laici” di natura prettamente sociale e comportamentale. Si apre così un altro fronte di discussione: siamo condizionati dai dieci comandamenti o naturalmente li seguiamo perche sono dei normali principi morali?
Ognuno li vive come vuole. Ma in generale possiamo dire che in alcuni casi sono le uniche norme rispettate, per ignoranza del resto delle norme o per convinzione personale. Possiamo di certo affermare che uccidere non è permesso, rubare neanche, mentire neppure, e via peccando..
Poi ci sono i vari peccati citati da Dante nella Divina Commedia, dall’accidia all’ingordigia, dall’avidità all’avarizia. Sono “modi essere”, caratteristiche del nostro carattere diremmo oggi. Ma ai tempi di Dante erano peccati gravissimi. Pensare di mangiare più del dovuto, desiderare più beni materiali! Oggi fanno sorridere questi precetti, oggi fa sorridere quasi tutto.

Ci scandalizziamo solo e unicamente quando entrano nel nostro giardino a giudicare, molte volte ingiustamente…Ma nessuno è più interessato a difendere diritti a cui non è direttamente legato.
Ognuno si salvi come può…Ma la situazione non cambia molto da secoli fa. Fortunatamente non ci sono più roghi per le streghe e i senza Dio. Fortunatamente nessun tribunale che determina la nostra morte per blasfemia. Ci sono altri tipi di tribunali che ci condannano alla gogna mediatica appena si commette il più piccolo errore, o presunto tale (sembra che la presunzione di colpevolezza sia molto più marcata di quella dell'innocenza). Ma in Italia si perdona quasi tutto se si hanno i mezzi per difendersi.Nei Paesi di fede protestante invece il peccato è un affare così importante da essere ancora oggi condannati all’esclusione dal gruppo sociale. Questo vale per le donne, sempre e comunque inferiori rispetto all’uomo che può peccare a volontà. Per chi non l’avesse visto, consiglio “Le onde del destino”, un film bellissimo dove si vede benissimo quello che per noi è medioevo, in alcuni Paesi nordeuropei è la normalità.

I peccati sembra siano sempre legati ai desideri e alla loro soddisfazione. Io desidero qualcosa di proibito rispetto quella determinata norma, gruppo sociale, cultura, nazione. Ad iniziare dai piccoli villaggi berberi del deserto ad arrivare alle macroaree dell’occidente sviluppato esiste un modo di peccare e di sentirsi in colpa.
Bisognerebbe seppellire i desideri. E già, ma seppellire i desideri e costringerli dentro uno schema preparato dalla nostra mente "sociale", obbliga a praticare inevitabilmente la trasgressione rispetto a quello stesso schema accettato. Resistere ai desideri è complicato, e cercare di dissimulare gli stessi è molto difficile da portare avanti all'infinito, è come bloccare una pentola a pressione solo col pensiero... Prima o poi si pecca e il senso di colpa arriva inevitabile...

Il senso di colpa è uno strumento usato con molta astuzia da millenni a questa parte, forse il più antico strumento di conservazione del potere che l'uomo conosca. Certo il sistema di valori che caratterizzano il peccato è molto variegato e stratificato per epoche storiche. Ma io credo che meglio del pensiero sullo storicismo si possa ragionare sulla crescita e consapevolezza che l'uomo ha acquisito su se stesso. Fino a che punto ci possiamo considerare liberi (e giudicare da noi le nostre colpe), quando ancora sono i poteri mediatici a dirci su chi far ricadere la colpa e il sentimento del senso di colpa!

Si inizia con un viaggio nella tradizione sarda di Claudia Zedda, per arrivare nel girone dei golosi con le delizie di carnevale di Marta Cantiluppi. Conoscere veramente l'orgine del frutto del peccato originale, nel pezzo di Serena Maffei. Ivano Steri propone una storia della musica fatta dagli artisti peccatori, così attuale in questi giorni sanremesi!

La sezione libri è molto ricca questo mese. Dall'interessante studio sul parallelo dell'Inferno dantesco e il corano di Meriem Dhouib dalla Tunisia. La "scandalosa" rivista libanese Jasad, presentata dalla nostra nuova redattrice Carla Giannini. Un bellissimo pezzo quello di Sara Palmas, che ci parla del libro Come mi batte forte il tuo cuore su Walter tobagi, scritto dalla figlia. E ancora la altrettanto scandalosa antologia di poetesse arabe contemporanee "Non ho peccato abbastanza" della sempre più brava Laura Zimbardo. Ancora un pezzo preciso e impeccabile di Tommas Palmieri su Ibn al Muqaffa’ ovvero l’eretico “peccatore” .

Ma questo mese ci sono diverse nuove penne. Laura Vargiu scrive sulla situazione della Palestina e i vari peccati che ne derivano! La nuova penna a cui siamo lieti di dare il benvenuto, Carmen Billotta ci illustra splendidamente la situazione delle nuove generazioni di immigrati marocchini in Italia nel suo Oltrepassare, Fuoriuscire,Trasgredire: senso del peccato e senso di colpa tra i giovani immigrati.Nelle storie meridiane non si può non leggere il racconto di Ouejdane Mejri, Presidente dell’associazione PONTES dei tunisini in Italia, con Il peccato d’avidità. Colpa e redenzione nella società mussulmana. Cristina Giudice affronta uno dei punti chiave delle differenze tra sponda sud e sponda nord del Mediterraneo, la differenza tra Cristianesimo e Islam dal punto di vista del peccato. Parlando di economia non si può non parlare del fenomeno dell'immigrazione, che in ogni paese europeo fa parte attiva del PIL. Parte attiva economicamente, ma parte avversa per quanto riguarda le differenze culturali. Il caso di Rosarno è uno dei tanti casi europei che dovrebbe farci cambiare opinione riguardo al fenomeno, Teresa Grano, conosce molto bene la sua realtà e la descrive nel suo pezzo Il peccato e il senso di colpa tra Rosarno e Riace.   

Nuovo ingresso palermitano molto gradito di Piero Cassarà, con il suo Ambiente violato ci spiega dove sta andando il mondo industriale italiano.

Un dialogo molto illuminante con la poetessa Paola Musa, il punto di vista poetico sul peccato e il senso di colpa

Buona lettura

Gianmarco Murru [ 01/02/2010 ]


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