Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Mediterranea | January 17, 2019

Scroll to top

Top

No Commenti

Intervista ai quattro Légère - Mediterranea

Intervista ai quattro Légère
Veronica Matta

Cagliari (ITALIA)

Tutte le foto sono di Alessia Ambu

Légère sono un gruppo rock cagliaritano formatosi circa 4 anni fa che, nel corso di una lunga e travagliata carriera, è riuscita a riscrivere le tendenze musicali della propria epoca mostrando di avere tutte le carte in regola per diventare uno dei gruppi più interessanti della scena rock sarda di questi ultimi anni. Légère è influenzato prevalentemente dal rock psichedelico e dallo space rock, il genere al quale appartengono è in prevalenza il rock progressivo. Caratterizzati da testi surreali, esperimenti sonori, i loro concerti riuscono a ricreare un’atmosfera piacevole e incantevole trasportando il pubblico in un’oasi di buon gusto dai caratteri forti e determinati.
Il gruppo Légère è costituito da 4 elementi: Milena Spada (la voce), Maurizio Corda (tastiere), Stefano Ferrari (chitarra), Gianmarco Diana (basso), appartenente già al gruppo dei Sikitikis.

Come nasce il progetto Légère?

Maurizio Corda: componente del gruppo “Mucca Macca”, si occupa della parte armonica e dell’arrangiamento della musica dei Légère.

Il progetto Légère nasce circa 4 anni fa, inizialmente il gruppo era costituito da me e da Milena. Insieme abbiamo realizzato dei brani appetibili che potessero arrivare a tutti. Dopo aver creato i primi tre brani è trascorso un periodo di silenzio, fino a quando, grazie anche a Milena che vivendo a Milano ha avuto la possibilità di far girare i pezzi in città, abbiamo incominciato ad avere i primi riscontri. Da quel momento, è nata l’esigenza di coinvolgere il chitarrista Stefano Ferrari e Jimmy bassista dei Sikitikis, grande musicista. Il nome del gruppo, Légère, è stato scelto sia per un gusto personale verso il suono della parola dopo aver visto le opere d’arte del pittore Fernand Léger, sia proprio perché il genere vuole essere leggero, tant’è che le musiche si rifanno al pop elettronico leggero. In Italia, bisogna dirlo, è quasi obbligatorio canalizzare il tipo di musica che si fa. I “Légère” vorrebbero internazionalizzare il progetto e anche la scelta della lingua inglese nei testi è indicativo di uno sguardo che va oltre l’isola e la penisola.

Milena qual è il tuo approccio al progetto “Légère”, in particolare rispetto ai testi e alle melodie?

Milena Spada, interprete vocale, autrice dei testi e compositrice delle melodie.

Per Légère ho seguito il filo dell’emozione. Le musiche di Maurizio le conoscevo, ma non avevamo mai lavorato cosi da vicino su delle idee che presupponevano anche una progettualità. L’approccio creativo è stato estremamente libero e ho capito che, pian piano, si sviluppavano delle canzoni verso le quali avevo un canale apertissimo nel quale potermi esprimere. Abbiamo registrato tanti pezzi in questi anni. Mi convince ancora Little Town, uno dei brani di punta che abbiamo composto quattro anni fa, trovo sia, ancora oggi, assolutamente attuale. Nasco come interprete, ho cercato quindi di forgiare le canzoni con la mia voce usandone ogni sfumatura.
Canto le canzoni in maniera del tutto diversa tra di loro, volutamente diversa; il mio timbro esiste e malgrado ciò, ho deciso di sfruttare tutte le sfumature e di mettere la voce a servizio della canzone e non della cantante.

La ricerca del suono rappresenta per me una ricerca costante; perciò esiste un palese divario interpretativo e vocale tra Little Town (brano ironico, quasi fanciullesco) e Lucky Man (brano molto teatrale e suggestivo). Scrivo i testi e lo faccio in modo del tutto naturale e immediato in lingua inglese. Scrivo quello che mi viene in mente e, quasi sempre, il testo rimane fedele all’idea iniziale. I testi sono onirici, surreali e il mio modo di esprimermi è metaforico; molto spesso, la melodia nasce insieme al testo. I testi non sono autobiografici, non esiste un destinatario preciso, non hanno aderenza con la realtà, sono essenzialmente una trasfigurazione della mia visione del mondo e della vita, non sono testi sentimentali, se appare qualche elemento questo è filtrato. Al momento non è nostra intenzione dare messaggi politici, preferiamo esprimerci attraverso la meraviglia della creazione artistica e avvolgere chi ci ascolta nel nostro mondo. Il progetto è nato su due teste ma fortunatamente ora sta funzionando su quattro; tutti gli elementi del gruppo partecipano alla creazione dei brani e ne sono oramai parte imprescindibile. Tendiamo a produrre della musica evocativa che si sposa perfettamente con l’arte e soprattutto con il cinema (siamo 4 cinefili incalliti!) e quindi lontana dall’appartenere ad un cantante o una band in particolare. In effetti il mio processo creativo nasce spesso per immagini. In primis dunque la dimensione del gruppo che fa della canzone il punto più importante dell’interazione di noi tutti.

Qual è il segreto che unisce quattro bravi musicisti in un unico progetto?

Stefano Ferrari, chitarrista.

All’interno di questo gruppo, ci sono diversi elementi che mi convincono. Ci sono quattro persone che riescono ad interagire fra di loro ed a mettere insieme una moltitudine di ingredienti che sfociano in una serie di canzoni al cui interno si possono ritrovare più elementi. Emerge la scrittura di Maurizio, l’approccio vocale di Milena, il mio approccio chitarristico insieme al modo di suonare di Jimmy. L’aspetto curioso di “Legere” è il tono certamente leggero nel suo approccio globale però, all’interno delle strutture dei brani, trovano spazio momenti che sono più psichedelici, dimensioni più scure o dark, nell’insieme abbastanza congeniali con il mio modo di suonare la chitarra. Credo che tutto questo rappresenti una nuova e buona evoluzione del gruppo, uno dei tanti aspetti che, a loro volta, offrono ulteriori spunti creativi su cui continueremo a lavorare in futuro. Tutto succede in maniera abbastanza facile. Mi sembra che non ci siano prime donne in questa band, l’aspetto comunicativo e del confronto è abbastanza efficace; si ragiona su quello che è veramente più utile per la musica e non a far risaltare un elemento rispetto agli altri. Il confronto a livello musicale è abbastanza proficuo. Dal mio lato devo dire che non ho un tipo di approccio da chitarrista solista, ho interesse ad entrare dentro un ambiente, dentro un colore specifico del brano e ad enfatizzarlo il più possibile.

Come nasce la collaborazione con i Légère? Quali musicalità evoca la nuova band?

Gianmarco Diana, bassista, già componente del gruppo Sikitikis

Conoscevo già Maurizio, lui mi invitò nel suo studio a suonare e registrare il basso sul disco in preparazione. Dopo aver sentito i provini, non posso negare il fatto di essere stato immediatamente colpito dalla vocalità molto forte ed emozionante di Milena, tanto da manifestare un’immediata approvazione. Al principio sembrava si trattasse di un progetto di trip-hop, qualcosa di non troppo diverso rispetto a quello che faceva già Maurizio con i “Mucca Macca”, né troppo distante da quello che era il target di certi gruppi inglesi classici degli anni ’90, come Massive attack, Portishead, ed in generale dal c.d. suono di Bristol. In realtà poi con il tempo, lavorando insieme, mi son reso conto che c’è molto oltre questo: c’è il pop degli anni Ottanta (ben rappresentato dalla nostra versione del brano “Only you” degli Yazoo), c’è la componente elettro-acustica che ci avvicina a progetti come quello dei francesi Kid Loco, ma anche una componente “cinematografica” (mi viene in mente il lavoro di Aimee Mann per il film “Magnolia”) ed una sviscerata passione di tutti e quattro per gruppi come i Pink Floyd. Insomma l’area di riferimento può anche essere quella di certa musica elettronica, ma le velleità, la ricerca e i risultati ci portano verso un progetto a tutto tondo dal quale ci si potrà aspettare di tutto.

[Best_Wordpress_Gallery id=”10″ gal_title=”Foto ai ai quattro Légère – Alessia Ambu”]

 

Invia un commento