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Mediterranea | December 12, 2018

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Intervista a Barbara Picci su “Cagliari - Elucubrazioni socio-comportamentali” - Mediterranea

Intervista a Barbara Picci su “Cagliari – Elucubrazioni socio-comportamentali”
Veronica Matta

Cagliari (ITALIA)

Barbara Picci, originaria di Pula, poi trasferitasi a Cagliari, affronta in modo dissacrante e divertente una serie di atteggiamenti tipici di una “tribù urbana” nello specifico quella cagliaritana. Porta i lettori ad una attenta rivalutazione o semplice riflessione dei propri stili di vita, creando in loro una sorta di solidarietà e compartecipazione grazie all’uso di un linguaggio, che ha molto dello spettegolare, ma ha la forza di racchiudere con espressioni azzeccate, le tendenze di una cittadina.

Cagliari – Elucubrazioni socio-comportamentali, rappresenta la sua prima avventura editoriale che, come un ciclone, ha invaso il capoluogo sardo, individuando, con sguardo profondo, i modi di vita di una creativa e goffa generazione che appare, a tutti noi, una tribù urbana, a pieno titolo.
Dal pellegrinaggio, ovvio e immediatamente riconoscibile, di alcuni protagonisti maschili e femminili, tra api regine e galli di pollaio, ai mancati psicologi evoluzionisti del sesso e di relazione, pronti a dare inutili consigli, sempre alla ricerca di una buona scusa, la giovane autrice, con abilità, traccia una linea d’azione di familiari e diffusi luoghi comuni esilaranti (non necessariamente “veri”), in cui vive la tribù urbana cagliaritana, fra tendenze e pregiudizi in cui il “nervosismo” fa da padrone.

Cagliari come “locus communis”, come una “piazza” socio-comportamentale che l’autrice, da acuta osservatrice, ha saputo rappresentare, con stile agile e divertente. Raccontandoci, se pur in modo ironico e forse involontario, una verità inconfutabile sullo spirito comunitario proprio del popolo cagliaritano.

A tu per tu con l’autrice Barbara Picci

Come nasce l’idea di scrivere una raccolta di macchiette divertenti sui cittadini cagliaritani?

L’idea é nata assolutamente per caso e per gioco nella vivace e variegata piazza virtuale del social network. Si é incubata per un lungo periodo attraverso brevi osservazioni della realtà circostante, espresse con noncelata ironia, per poi sfociare in queste leggere dissertazioni più articolate su stili comportamentali della realtà cagliaritana (e non solo). La cosa si è rivelata molto divertente, sia per me, sia per chi leggeva. Il tocco ironico, a mio parere, riesce a porre l’argomento sotto una luce comica che permette, a chi legge, di immedesimarsi con più facilità e prendersi in giro. L’auto-ironia diventa una sorta di focalizzazione e cura delle proprie ossessioni. Le macchiette che vengono fuori sono, per questo, volutamente esagerate e ridicolizzate, e disegnano delle tipologie che toccano un po’ tutti, chi più chi meno, oppure ricordano un amico o un conoscente. Risultano comunque in qualche modo familiari.

Ci racconti la sua esperienza editoriale, soprattutto in relazione alle difficoltà che la piccola editoria vive in questo critico periodo.

La mia avventura nasce con l’invio per gioco di vari scritti, fra cui la raccolta di elucubrazioni, a diverse case editrici, trovate sul web. Parecchie di loro mi hanno risposto, chiedendomi un contributo per la pubblicazione. Sotto consiglio di alcune persone, sono stata scoraggiata a questa idea e ho continuato a cercare, per approdare alla Arduino Sacco, una piccola casa editrice che pubblica senza alcuna spesa da parte dell’autore. Ovviamente i costi di pubblicazione ci sono, per cui una scelta del genere non permette alla casa editrice nessun tipo di servizio aggiuntivo alla semplice impaginazione e stampa del libro. Questo significa che essa non è intervenuta in nessun modo con un editing del testo, né interviene nella pubblicizzazione di quello che, alla fine, diventa un “prodotto” come tanti buttato in un immenso e disparato mondo editoriale.
Alla fine è lo stesso autore a credere nel suo scritto. Io mi sento soddisfatta di aver fatto nascere quello che per me è già di per sé una sorta di miracolo. Sapere che viene letto e che riesce a far sorridere è un grande traguardo. Ovviamente c’è molto da migliorare, ma è pur sempre un inizio.

Quanto c’è di autobiografico in questi racconti?

Assolutamente tutto. Non si tratta di un trattato di psicologia, come qualcuno mi ha chiesto, ma del mio modo di interpretare la realtà comportamentale che mi circonda. Il libro pullula di racconti di scene realmente vissute o immaginate, ma sempre rispecchiando il mio punto di vista, mai in senso assolutistico, cosa che lo priverebbe della sua natura ironica e, in quanto tale, assolutamente soggettiva.
Inoltre ho sempre sostenuto di essere il migliore soggetto dei miei scritti perché sono quello che conosco meglio e, mettendo in risalto ed esagerando i miei difetti, riesco a combatterli e migliorarli. È uno strano processo curativo.
Questo è anche il senso che io do alla pratica dell’elucubrazione socio-comportamentale: uno spiattellare, in modo giocoso ed ironico, le proprie fisse o quelle di chi ci circondano per giungere a risoluzioni o miglioramenti spontanei dati dalla leggerezza nel processo di esposizione ed analisi delle stesse.
Diciamo che si tratta del contrario del classico puntare il dito, giudicare, perché pone semplicemente degli interrogativi che ognuno risolve individualmente ed in modo diverso.

Quali sono i prossimi obiettivi editoriali?

In realtà ritengo prematuro parlarne, nel senso che le idee e la voglia non mancano, ma preferirei prima attendere che il libro sia letto per capire cosa ne pensa il lettore. Per quanto mi riguarda, continuerò di certo a scrivere, perché è per me una divertente passione. A partire dal tratteggio di altre macchiette, sfuggitemi in questo libro, alla scrittura di racconti brevi, fino alla raccolta di alcuni di essi in un piccolo romanzo. Vedremo se vedranno mai la luce sulla carta stampata. Certo scrivere senza essere letti è come fare una torta e non mangiarla, quindi mi piacerebbe che prima o poi prendessero vita.

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