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Mediterranea | November 16, 2018

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Illuminare l’invisibile, un viaggio nell’ignoto per la conoscenza di sé - Mediterranea

Illuminare l’invisibile, un viaggio nell’ignoto per la conoscenza di sé
Redazione

di Manuela Priolo

Rimanere sempre umile come solo i grandi sanno essere. L’eremita, crisi, transito saggezza…arcano maggiore dei tarocchi VIIII.

Se L’eremita parlasse

“….Per arrivare alla luce mi addentro nell’oscurità….E lì, nel più remoto angolino dell’universo, apro la mia anima come un fiore di luce pura. Gratitudine senza pretese, l’essenza della mia conoscenza è la conoscenza dell’Essenza”. (La via dei tarocchi – A. jodorowsky e Marianne Costa).

Il tesoro più nascosto, la nostra “ombra” è il luogo in cui si nascondono energie potenti e spesso sconosciute. Viaggiare dentro di sé, in questo senso, è un po’ come dare la possibilità alla “particella di Dio” di incontrarci per scoprire ed esprimere il dono e l’unicità che è dentro ognuno di noi.

“Non tutto ciò che affrontiamo può essere cambiato, ma nulla può essere cambiato se non lo affrontiamo”. (James Baldwin).

Questo ha a che fare per me con il mettersi in gioco, e il modello dell’enneagramma – nove punti di fissità caratteriali – è uno dei modi per muoversi a partire dalla conoscenza e dal disvelamento del proprio carattere. Illuminare l’ombra e renderla nostra alleata. Integrarla e accorgerci di come cambiano le nostre relazioni, arricchendole e rendendole più soddisfacenti.
Mettersi in gioco e avere un obbiettivo da raggiungere, qualcosa che non abbiamo mai ottenuto prima è una formidabile occasione per viaggiare dentro di noi, incontrare lo spazio della nostra “ombra”, il nostro ignoto.

Ecco allora nuove possibilità, la nuova verità dell’ignoto – nel noto sta il problema, nell’ignoto la soluzione -. Ognuno di noi ha un “ignoto” diverso, una faccia diversa dietro la “maschera” dell’ego, cioé la formazione caratteriale costruita dalla nascita. Attingere a nuove risorse, farsi nuove domande, integrare il linguaggio e trasformarlo… Questo trasforma anche la nostra esperienza, i nostri stati e ci permette di accedere a nuovi stati di consapevolezza che ampliano spazi a volte angusti nella nostra mente, che bloccano il viaggio dell’eroe/eroina che siamo destinati ad essere.

Il viaggio come metafora quindi, che ci può aiutare a comprendere cosa vuol dire illuminare l’invisibile…Paradossalmente, renderci visibili con quello che c’è, lasciarci ascoltare e ascoltare, fare domande nuove per scoprire ed esplorare nuove connessioni e lasciare emergere ciò che non si vede… . A volte l’invisibile è più visibile del visibile e influenza le nostre relazioni con il mondo.
“C’è una certa libertà nel riconoscere ciò che è, per ciò che necessariamente è” . (Gregory Bateson). Anche questo a che fare con il “muoversi” e darsi l’opportunità di scoprire quell’ombra, “l’anello debole della catena”, in un certo senso il nostro “Tallone d’Achille”.
Gli altri lo vedono, magari lo sentono solo o lo intuiscono il nostro invisibile, dietro le parole, dietro i silenzi, dietro la maschera.

L’invisibile è un po’ il nostro segreto, il nostro luogo nascosto che ci fa anche paura, che evitiamo e che comunque ci guida e ci parla con il linguaggio dell’inconscio. Se è nascosto e lo abbiamo evitato c’è un motivo. C’è sempre un’esperienza dolorosa di separazione alla base della formazione del nostro carattere. E’ una protezione dalla sofferenza.
E allora il viaggio nell’enneagramma, dal vizio alla virtù…per scoprire la vita autentica che contiene anche l’ombra e la lascia emergere con i suoi doni, ricchezze, apprendimenti ed esperienze. Aumentare così la creatività con noi stessi e con gli altri. La nostra armatura, la nostra corazza, è il nostro carattere. L’ego può illuminarsi con la disponibilità ad entrare in crisi, come l’eremita ci invita a fare. Per aprirsi all’ignoto e accoglierlo, per ampliare le nostre opportunità di realizzazione e felicità. L’espressione del principio divino può avvenire, fuori dalla gabbia dell’ego in cui spesso, consapevolmente o no, ci chiudiamo.

Le domande, nuove domande, sono allora la nostra “lanterna”, quella che l’Eremita utilizza per aprirsi un varco e lasciarsi alle spalle il noto, la rigidità e la chiusura alla vita. La disponibilità ad entrare in crisi, accompagnati in una nuova scoperta, con più ricchezza interiore e con più flessibilità nella nostra relazione con il mondo.

Entrare in crisi per aprirsi alla possibilità di entrare in contatto con i propri limiti e poi espanderli per andare oltre noi stessi e incontrare la mission, il dono, quello per cui siamo venuti al mondo. Lì si apre allora lo spazio dell’infinito, lo spazio della libertà autentica, quella che ci fa uscire dalla gabbia del nostro ego per aprirci alla libertà del nostro principio divino.
E lì inizia un nuovo meraviglioso viaggio… .

Manuela Priolo, Coach e Counselor Professionista www.perlacomunicazione.net

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