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Mediterranea | December 12, 2018

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Il valore di Francesca - Mediterranea

Il valore di Francesca
Irene Melis

Francesca Arcadu è una giovane donna disabile dalla nascita, da quando una malattia neuromuscolare degenerativa (SMA) la costringe su una sedia a rotelle.

Francesca simboleggia bene il valore di pensiero e azione: fin dall’adolescenza è riuscita con tenacia ad emanciparsi dalla figura dell’eterno bambino-quasi angelo che la società attribuisce al disabile per diventare una cittadina attiva, consapevole e impegnata che smuove con l’energia dei suoi interventi le coscienze dei singoli e la politica cittadina affinché si realizzi una società inclusiva e accessibile a tutti.

È’ questo uno dei temi fondamentali sui quali Francesca focalizza il suo impegno che ha avuto uno dei massimi risultati della sua capacità di sensibilizzare la classe politica locale fino alla sottoscrizione da parte comune di Sassari della Convenzione dell’ONU sulla disabilità, la carta che ha lo scopo di promuovere, proteggere e assicurare il pieno e paritario godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, nonché di promuovere il rispetto della loro intrinseca dignità.

Il curriculum di Francesca è ricco di studio, impegno e partecipazione: conseguita la laurea in giurisprudenza all’Università di Sassari, ha lavorato come docente e tutor in corsi di formazione fino all’attuale impiego nell’ufficio statistica di un ente pubblico e da oltre vent’anni fa parte dell’associazione UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) nella quale è animatrice e promotrice, prima come socia poi come presidente di sezione, di iniziative quali l’apertura di una “Casa Vacanze per Disabili” con area balneare ad acceso facilitato sul litorale di Platamona, a circa 12 km. da Sassari.

È stata, inoltre, componente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Sassari nonché consulente per la valutazione delle barriere architettoniche presso la commissione tecnica del comune di Sassari coordinando e favorendo numerosi dibattiti sul tema della accessibilità e mobilità.

Conscia dello stigma che spesso accompagna la disabilità, Francesca ha sempre evidenziato con spirito critico e propositivo i limiti di cittadinanza nei quali sono confinati i disabili segnalando l’inadeguatezza o assenza degli scivoli; denunciando i parcheggi selvaggi che impediscono la libera circolazione di chi è in carrozzina (e non solo); mappando il rifacimento di strade con materiali tradizionali che non tengono conto della fruibilità sulle ruote; contestando la progettazione di edifici pubblici in un’ottica di abbattimento degli ostacoli senza percorsi speciali e separati per i disabili; fino al tema dell’autodeterminazione personale nella tutela della propria salute che la Pubblica Amministrazione spesso burocratizza attraverso “interposta persona”, quasi un tutore del disabile che ne è titolare.

Proprio relativamente alla difficoltà delle persone a relazionarsi con chi è disabile dice: «La paura è normale, il confronto con la diversità fa mettere in discussione e tutti facciamo errori più o meno grossi quando ci troviamo di fronte a un mondo che non conosciamo. Non esiste un “manuale di comportamento” per relazionarsi con la disabilità, anche perché non è possibile definire “la disabilità” senza dimenticare che dietro ci sono persone con le loro unicità e differenze. Diciamo che proprio partire da quest’ultima consapevolezza aiuta: in fondo a nessuno piacerebbe essere preceduto da una definizione. Meglio svelarsi e farsi svelare per quello che si è».

La vita di Francesca è ricca e densa di relazioni per le quali ha messo sempre in gioco se stessa senza mai cadere nello sconforto per gli atteggiamenti di chi si rivolge a lei con approccio da libro “Cuore” ma anzi ribattendo con ironia e intelligenza tutte le volte che l’interlocutore esprime la sua normalità come geocentrica perché, spiega Francesca: «Ciascuno trova la propria via per convivere con la malattia, non è facile adattarsi alla progressione e alla perdita lenta di movimenti, autonomia e indipendenza, ma esistono molti modi e molte tecniche di adattamento che migliorano la qualità della vita. Ognuno trova la propria, ci sono anche persone che non la trovano e vivono nel dolore e nella frustrazione. Occorre avere rispetto anche di questi percorsi e cercare come possibile di offrire opportunità, anche solo informative, di confronto, di scambio. Ecco, forse l’unico consiglio che mi sentirei di dare è quello di confrontarsi con chi ha una patologia simile, per aprirsi, liberarsi da quelle paure che a molti non si possono raccontare. Per non sentirsi soli».

Consapevole sulla propria pelle, viva e pulsante, che la discriminazione, l’elusione dei diritti umani, la non partecipazione, l’esclusione sociale condizionano e frenano lo sviluppo umano di ognuno, ha sempre saputo affrontare le difficoltà e trasformarle in opportunità per sensibilizzare e animare la città di Sassari senza tralasciare di informare i suoi amici dalle pagine del suo profilo, con tono lieve e talvolta un po’ sornione, di aver trovato quel particolare pennello telescopico che le consente di truccarsi da sola o per fare una battuta sull’evento del momento.

Ho chiesto a Francesca dove trova la forza per andare avanti. Ecco la sua risposta: «Una poesia di Pessoa che amo particolarmente recita: “non tutti sono giorni di sole e la pioggia, quando manca, la si invoca”. In fondo la vita è fatta di alti e bassi, prenderne coscienza aiuta a superare i periodi difficili che ci sono e con gli anni diventano più carichi di consapevolezze. Sono buddista, ho una forte fede e questo negli anni mi ha aiutata a trovare la forza in me, nelle persone che mi circondano, nella ricerca di un equilibrio che ci vede tutti interconnessi. Sono le relazioni umane a darmi forza, lo scambio di pensieri, le emozioni, la condivisione. La mia famiglia, un compagno prezioso, gli amici. Ecco la forza da dove arriva e non è nemmeno troppo difficile sentirsi fortunata ad avere tutto questo».

A proposito di chi in particolare che l’ha aiutata, aggiunge: «Se sono ciò che sono lo devo alla mia famiglia, che mi ha sempre cresciuta con la consapevolezza che di diverso dagli altri ho solo il modo di muovermi ma volontà, capacità e potenzialità sono sempre state la differenza che mi avrebbe portata ad essere la persona che volevo essere. Non finirò mai di ringraziarli per avermi fornito gli strumenti giusti per guardare a me stessa come una Persona e non una Disabile. Non mi hanno mai aiutata, invece, proprio le persone che hanno sempre pensato di potermi conoscere e “incasellare” come disabile, appunto, riducendo un’intera personalità al deficit. Non aiutano quelli che ti danno per scontata, che ti sottovalutano sempre e comunque (salvo stupirsi quando scoprono di avere davanti molte sfaccettature), che scuotono la testa come a dire “che peccato”. Di queste persone farei volentieri a meno».

Domando a Francesca se ha dei rimpianti e dei Progetti per il futuro. Risponde sicura e decisa: «Sembrerà assurdo, ma non ho rimpianti. A volte guardo indietro e penso che ho fatto molte più cose io con la mia sedia appresso, che molti miei coetanei su due piedi. La disabilità non toglie soltanto, apre anche molti punti di vista, molte prospettive ed esperienze che arricchiscono e valgono la pena di essere vissute. Ecco, sì, una cosa mi manca… ballare il tango e imparare la capoeira, ma da buona buddista conto sulla prossima vita per rifarmi! Progetti per il futuro, come moltissimi miei coetanei, quello di un lavoro stabile e a tempo indeterminato, per acquistare serenità e poter guardare avanti senza timore».

Penso siamo in tanti a considerare Francesca il tedoforo del “guardare il lato positivo di ogni cosa e di essere ottimista nella vita” e ad attingere spesso da lei la felicità per le ricchezze della vita.

Il suo sguardo, infatti, è sempre limpido e sereno come quello di chi, mosso da un’indomita volontà, crede nella rivoluzione umana perché ne riconosce il valore.

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