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Mediterranea | November 14, 2018

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Il restauro della collezione “Tumiati”, avviato grazie alla competenza sarda - Mediterranea

Il restauro della collezione “Tumiati”, avviato grazie alla competenza sarda
Redazione

Un immenso patrimonio di cere anatomiche settecentesche dell’Università di Ferrara aspetta da oltre due secoli di ritornare ad antico splendore. Si tratta della collezione “Tumiati”, una raccolta di preparati anatomici dedicati principalmente al corpo femminile e allo sviluppo e nascita del bambino.

La difficile opera di recupero è stata avviata grazie alla competenza di Cristina Delunas, laureata in Scienze Naturali e dipendente dell’Università di Cagliari, da oltre vent’anni si occupa della realizzazione di modelli scientifici in cera. Grazie alla sua opera nel 2008 è stato inaugurato l’unico museo scientifico europeo, il Museo Botanico dell’Università, allestito con modelli in cera di nuova realizzazione che rispecchiano tecniche antiche della tradizione ceroplastica italiana le cui radici si perdono nella storia dell’arte e della scienza dei secoli passati. E dal Museo Botanico, Cristina Delunas, unica ceroplasta scientifica italiana, è partita alla volta della città estense per metter mani sui pezzi unici realizzati nella seconda metà del ‘700 dal marchigiano Giuseppe Chiappi e sotto la guida dell’anatomico Giovanni Tumiati.

La circostanza fortunata che ha reso possibile l’inizio del restauro è dovuta al master in Giornalismo Scientifico dell’Università di Ferrara che Delunas ha frequentato e concluso con una tesi dedicata al recupero e valorizzazione della preziosa collezione. Il direttore del master Marco Bresadola e il responsabile del Museo Tumiati, Silvano Capitani, non si sono lasciati sfuggire l’opportunità di un coinvolgimento, tramite il master, della professionista sarda nel restauro del pezzo più pregiato della collezione: un “feto a termine” di commovente bellezza, un bimbo a grandezza naturale che pare nascondersi nel grembo materno in un tentativo di rimanere ancora protetto e nascosto al mondo esterno.

Il manufatto, i cui colori originari erano coperti da una patina nera, è stato dapprima ripulito e poi ricostruito nelle parti mancanti. Altri pezzi pregiati e unici, i busti a grandezza reale che mostrano le anatomie degli organi femminili, lo sviluppo dell’embrione e le piccole cere della storica scuola di ostetricia dell’Università di Ferrara, aspettano di ritrovare una collocazione museale passando dalle mani esperte della restauratrice isolana.
Bresadola, storico della scienza e Capitani, docente di anatomia, hanno colto al volo l’occasione che aspettavano da anni: riportare ad originario splendore il modello battezzato “il nascituro dormiente”, come logo nella promozione e divulgazione della collezione. Le cere, costrette in ambiente angusto e inaccessibile al pubblico possono rivivere prendendo avvio proprio dall’emblematico “nascituro” per il quale cercheranno più degna collocazione presso il Palazzo Paradiso, sede del teatro anatomico.

Il restauro è stato una grande soddisfazione nella carriera lavorativa di Cristina Delunas e ridare vita a questo bimbo in cera significa anche ridare vita a un’arte dimenticata, la ceroplastica scientifica, che è stata per secoli un vanto tutto italiano ricercato nelle più prestigiose corti europee e che oggi troppo spesso è dimenticata in vecchi e polverosi magazzini.

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