Il grande sacerdote e la sua vittima
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di Silvia Nebbia

Si può capire che far “sesso libero” sia esaltante, forse. Non si può non domandarsi però perchè ce ne sia bisogno. O desiderio. E’ una storia antica, per molti aspetti:

Il dominio, la lussuria, il potere…
Del dominio maschile sulla donna parleremo ancora e sempre, della lussuria vediamone gli aspetti utilitaristici. Il POTERE è il centro del discorso.

Intanto: è davvero “libero” il sesso praticato ad Arcore? La risposta è ovvia: certo che no. Denari, favori, ricatti, sfruttamento. Così è se vi pare…

Al di là dello sfruttamento delle disgraziate idiote che inseguono il miraggio del successo, trovando solo il… cesso, pieno della loro vita buttata, è il “godimento” sessuale lo scopo ultimo di queste vicende MASCHILI? Credo di no. Se gente come Fede (un nome un karma-alla faccia di Bertone), si prodiga a fare il procuratore, è per avere qualche orgasmo in più? Fede (pare) assieme a Mora ecc, puntava a due cose: mantenere il proprio posto e guadagnare denari.

L’innominabile si è avvalso di questi collaboratori allo scopo di provare piaceri altissimi?

Non si tratta solo dell’immagine di “potenza” virile che un capo anziano e agonizzante vuole tenere salda, ma di una strategia delle connivenze basata sul ricatto. Chi partecipa ai festini non può tradire. Questo è il punto. Connivenza perché sono troppi gli uomini convinti che dominare la gnocca sia una forma di forza, che avvalori la leadership. E’ l’antico concetto dello stupro di gruppo: i protagonisti sono giocoforza solidali tra loro e col maschio Alfa. Si crea così un vortice di ricatti in cui l’illusione della condivisione del potere non è altro che l’arma del leader per mantenere lo scettro. Scettro che non a caso è un simbolo fallico. E’ dunque una triste partita tribale quella che si gioca nell’ombra. Ma ormai è scoperta.

Al rogo, al rogo. Quella donna ha un porro peloso e dunque è una strega….

Qui non si tratta di “Bocche di rosa”, non c’è da incensare o condannare chi “la dà”. Il mercato ha una ferrea legge: l’offerta cresce dove c’è domanda. L’eterna motivazione. E’ il cliente che determina l’offerta, poiché se il potente chiedesse amore ne troverebbe in quantità universali. Ma lui chiede sottomissione. La prostituta prova piacere nell’atto sessuale? Risposta nota. Lo fa per denaro. Dunque qui non si tratta di lussuria, se non in apparenza e in versione unilaterale.

L’Italia sprofonda per soddisfare le esigenze orgasmiche di un totem? Possibile che stiamo tutti partecipando a questo rito infausto?

L’operazione in corso è di stampo niciano. In “Così parlò Zarathustra”, Nietzche, affronta il tema del DONO. Ecco un brano di E. C. Corriero su Nietzche:

<<Occorre innanzitutto chiarire il concetto di «dono» in generale. Ogni dono attende una remunerazione: il dare di un dono è sempre in vista del prendere — mai il dare è esente dall’intenzione di prendere, per tale motivo il dono incute il timore dell’obbligo.

È significativo come in tutte le lingue indoeuropee la radice del verbo prendere e del verbo dare sia la stessa, *dô.>>

…Da cui: do ut des.
<< Il dono implica un dovere, un debitum in colui che lo riceve, ma quale forza contenuta nella cosa donata fa sì che il donatario la ricambi? Attraverso il dono io voglio far riconoscere il mio valore, non il valore del dono.

In base alla corrispondenza tra donante e donatario, la cosa donata assume una forza magica che la intenziona.>>

Ma chi è “donatore” e chi “donante” nel nostro caso?

Secondo Nietzche ci sono 4 archetipi di dono:

-Dono tra pari x rinsaldare il legame
-Dono al potente x ingraziarselo
-Dono agli dèi
-Dono x accettare lo straniero
Escludiamo il primo caso che è ingannevole per il nostro esame: se si fosse tra pari non vi sarebbe ricatto.

La seconda ipotesi è altrettanto falsa: le povere mucche al macello ripetono questo mantra sulla strada di Arcore, assieme ai parenti-serpenti-magnaccia in attesa dello scannamento.

L’ultimo caso è fuori tema. Dunque si tratta di “Dono agli Dèi”. Cioè questo è il tentativo mediatico dell’uomo/semidio morente (ancora Corriero):

< Il dono offerto agli dei è sempre inadeguato, tuttavia il valore che gli viene attribuito deriva in toto dall’alterità assoluta, dall’essenza divina, non più dalla mediazione fra donante e donatario. Si offre al dio per quietarne le ire o per ottenere qualcosa, ma la risposta divina è sempre gratuita e svincolata dal dono d’offerta.>

Attraverso il trompe l’oeuil del “regalo al potente per ingraziarselo”, si arriva all’essenza della questione: il semidio chiede offerte (in cambio di falsi doni-ricatto) per quietare le sue ire (minacce ai magistrati, minacce di perdita del potere condiviso…), ma la sua risposta ai “doni” è sempre altra rispetto all’attesa.

Dunque le pulzelle pellegrine pur nell’incoscienza, altro non sono che le “vittime sacrificali” per l’ara del dio. Il dio si nutre del sangue del suo popolo nella sua magnifica bontà (il dono). Sacerdotesse e caporali spargono incenso ipnotico sulla “via del plebiscito” così ottenuto. E il gioco è fatto. Il popolo è domo e grato dei doni (mai) ricevuti.

Il problema sta nel trovare una catarsi. Chi sarà il deus ex machina dell’italica tragedia? Si tenta di attribuire il ruolo al Presidente, oppure al Papa, si cerca il “leader maximo” che possa sostituire il dio morente…

La risposta sta nell’abbandonare il rito collettivo, nel rompere l’ipnosi sanguinaria e dolce. Nel ritrovare tutta la laicità di cui siamo capaci o nell’inventarla, infine.

Perché il “saggio” che qui vuole “svuotarsi” dei suoi beni attraverso il dono (fittizio) della sua eccelsa bontà, non elargisce senso alle cose, non riempie anime inferiori facendole assurgere a coscienza, bensì intride di veleno le menti, proprio perché il mito del superuomo è fallace più che fallico. Ed ecco che il serpente nero della mendace “conoscenza” del dio, è sconfitto. E’ ora dunque, di farci il dono della rinuncia, di andare tra i vivi a morire dall’eccesso di sé.

<<Amo colui la cui anima si svuota, che non vuole ringraziamenti e che non restituisce: giacché egli dona sempre e non vuole conservarsi.>>

Infine, la donna non è macchiata dal peccato e il paradiso della ragione ritrovata è di tutti. La democrazia, è.

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