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Mediterranea | April 25, 2019

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Il business del latte artificiale: le tecniche di marketing di un mercato in espansione - Mediterranea

Il business del latte artificiale: le tecniche di marketing di un mercato in espansione
Paolo Sigura

Esistono in commercio numerosi marchi di latte in polvere disponibili presso le farmacie e i punti vendita della grande distribuzione. Prezzi elevati per un prodotto che sostituisce l’allattamento naturale della madre. Molte donne pensano che il latte artificiale, arricchito di vitamine e sali minerali, sia migliore del latte materno. Studi recenti1, però, dimostrano il contrario: l’allattamento è il metodo migliore di nutrizione per i neonati e ogni anno muoiono circa 1 milione e mezzo di bambini perché non sono allattati al seno2.

Nella sola Italia sono consumate 6300 tonnellate l’anno di latte in polvere. Un’importante fetta di mercato monopolizzata da grandi multinazionali come Nestlè, Humana, Heinz e Danone. Un giro d’affari di qualche centinaia di milioni di euro in Italia e di parecchi miliardi nel mondo. Molte neomamme prediligono il latte artificiale non a causa di patologie ma per motivi sociali o culturali: alcune donne per difficoltà dovute agli orari di lavoro, altre per paura di rovinare il proprio seno, nonostante il latte artificiale possa gravare sul bilancio di una famiglia fino a 1500 euro l’anno.

Negli ultimi decenni il commercio di alimenti per neonati è aumentato a livello esponenziale. Molte società produttrici di latte in polvere, al fine di vendere il loro prodotto, non si fanno scrupolo a promuoverne l’uso con tecniche di marketing a dir poco aggressive. Decenni di campagne pubblicitarie, con neonati sorridenti e paffuti, hanno minato la fiducia di molte madri sull’opportunità dell’allattamento al seno. Una delle strade utilizzate dai grandi marchi per diffondere il loro prodotto è quella della distribuzione gratuita negli ospedali di latte per bambini. Alle neomamme viene spesso regalato anche un campione da portare a casa. L’effetto è che il bambino sviluppa una dipendenza dal latte artificiale, rendendo impraticabile l’allattamento al seno. Ovviamente, una volta a casa, le madri non ricevono più i campioni gratuiti, ma dovranno acquistare il latte in polvere in farmacia.

I grandi marchi, inoltre, si adoperano per persuadere il personale sanitario a raccomandare il loro latte. Le compagnie, infatti, sanno che l’autorevolezza di un medico è uno dei metodi più efficaci in grado di convincere anche le madri più restie a utilizzare latte artificiale. Come testimonia Leonardo Speri, coordinatore della task force di Unicef Italia per l’allattamento al seno, le multinazionali esercitano pressioni sul personale medico e sugli ospedali mediante donazioni di latte e regali. Capita, afferma lo stesso, che certi marchi di latte artificiale siano addirittura consigliati alle madri nella cartella di dimissioni ospedaliera3. L’Unicef e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) bandiscono queste tecniche di marketing mediante un codice adottato dalla stessa OMS nel 1981. Queste norme, però, sono violate dalle compagnie, come risulta da un monitoraggio condotto ogni quattro anni dall’IBFAN4 e dall’ICMC. La mancata applicazione del codice da parte di molti stati e i cavilli legislativi consentono, però, a queste compagnie di perpetrare le proprie campagne commerciali.

Le multinazionali del latte in polvere, inoltre, essendo molto potenti, riescono a esercitare un’influenza considerevole sui governi e sull’informazione. La loro attività di lobbying ha in alcuni casi indebolito la legislazione in molti stati, convincendo i governi a non recepire oppure a diluire la portata della normativa internazionale sulla materia. La grande industria del latte artificiale, però, si rivolge anche agli operatori dell’informazione, come dimostra il recente caso di alcuni giornalisti d’importanti testate invitati dalla Danone a un convegno, tenutosi in una grande e lussuosa villa seicentesca, avente come tema proprio l’impiego del latte formulato, vale a dire artificiale5.

Il latte della donna è salutare per il neonato, quello della mucca per i vitelli. Questo era il pensiero del dottor Benjamin Spock, padre della moderna pediatria. Nonostante i numerosi studi scientifici testimonianti la superiorità del latte materno rispetto a quello artificiale, il business del latte in polvere ha conosciuto in tutto il mondo un importante sviluppo negli ultimi decenni. Le aziende produttrici, infatti, da qualche tempo pubblicizzano il latte artificiale, non come sostituto di quello materno, nei casi patologici in cui quest’ultimo non possa essere utilizzato, ma come simbolo di progresso e di salute. A pilotare il mercato per anni, infine, una prassi illegale delle principali compagnie produttrici che, mediante tecniche di marketing poco corrette e decenni di campagne pubblicitarie martellanti, hanno minato la fiducia delle donne nell’allattare i propri figli, svigorendo una pratica che faceva parte della natura umana.

 


 

[1] Miriam Falco, Study: Lack of Breastfeedfing Costs Lives, Billion of Dollars, 6 april 2010, Cnn Medical News.

[2] Vedi lo studio condotto dall’Unicef in http://www.unicef.org/programme/breastfeeding/challenge.htm

[3] Leggi l’intervista a Leonardo Speri sul sito http://www.informasalus.it/it/articoli/latte-artificiale-mercato-miliardario.php

[4] Vedi il rapporto sul sito dell’IBFAN: http://www.ibfanitalia.org/codiceviolato.html

[5] Vedi http://www.ibfanitalia.org/Documenti/marketing_LA.pdf

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