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Mediterranea | November 16, 2018

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I “tempi” del Libano, sospeso tra passato e futuro - Mediterranea

I “tempi” del Libano, sospeso tra passato e futuro
Elisa Di Benedetto

In bilico tra l’attesa di un futuro e la ricerca di una propria dimensione tra le certezze della tradizione e il costante contatto col mondo esterno e i molteplici mondi di passaggio, il Libano vive un presente frammentato, tra le contraddizioni di Beirut, dove i ritmi dell’Occidente si mescolano ai ritmi della cultura araba, e un Sud in cui il tempo è scandito da una storia che sembra ripetersi.

Il confine tra passato, presente e futuro è quasi invisibile in un Paese in cui la percezione del tempo sembra variare con la geografia. Attraversare il Libano è come muoversi attraverso tempi diversi: dalla rapidità della ricostruzione del centro commerciale, finanziario e culturale di Beirut, così proiettato verso il futuro; ai tempi delle diverse confessioni religiose che convivono nella capitale; al tempo intatto dei quartieri meridionali sciiti e del sud del Paese.

Nella stessa Beirut, nella vita quotidiana dei giovani libanesi, l’impressione è che esistano numerosi “passati” e altrettanti “presenti” e “futuri”, tanti quanti sono i conflitti che hanno interessato il Paese: la guerra civile, le guerre contro l’occupazione israeliana, le tensioni tra le diverse confessioni religiose.

Per alcuni, la presenza continua della guerra, i cui effetti sono visibili ovunque, e la possibilità di nuove tensioni hanno cancellato ogni aspettativa e progetto per il futuro. L’incertezza del domani si riflette nella abitudini di vita, nello spendere il proprio stipendio in serate all’insegna del gioco d’azzardo e del divertimento, nella frenesia dei locali notturni. “Non c’è motivo di risparmiare per il futuro quando non sappiamo nemmeno se ci sarà un domani per noi”, racconta Hani, giovane interprete cristiano maronita. “La cosa migliore è vivere giorno per giorno”.

Altri vivono il presente in funzione del futuro. Un futuro che spesso immaginano all’estero. Una volta terminati gli studi, in tanti lasciano infatti il Paese dei cedri per trasferirsi nella penisola araba. “Dicono che lì si guadagni bene e la vita non è cara, al contrario di altri Paesi. Non ci si va per divertirsi, ma per lavorare e tornare in Libano”, commenta Leyla, ventenne musulmana, iscritta all’università. Ci sono dei luoghi dove il tempo sembra sospeso, come se non fosse mai stato intaccato dai “tempi esterni”, dalla storia che ha segnato il Paese. Come l’American University of Beirut, le cui mura hanno tenuto la guerra all’esterno, permettendo di interrompere le lezioni solo per qualche giorno.

La percezione del tempo cambia mano a mano che si scende verso Sud, in una sorta di pellegrinaggio nel tempo e nello spazio, nei luoghi della resistenza all’occupazione israeliana. Qui il passato è vivo, convive con il presente, e rincorre ogni ora della popolazione libanese, diventando parte della quotidianità scandita dall’invito alla preghiera del Muezzin. Vive negli scheletri dei palazzi bombardati, in ogni foro di proiettile che costella le pareti delle case, in ognuno dei volti dei giovani martiri lungo le strade che attraversano le piantagioni a sud del fiume Litani, alternati alle bandiere dei partiti sciiti Hezbollah e Amal, sbadite dal sole e dalla polvere. Il passato vive nelle piazze, negli incroci, dove tank israeliani e razzi Katiusha sottratti al nemico sono bottini di guerra esposti con orgoglio, ma anche un monito verso un passato che si fonde con il presente e potrebbe tornare. Chiunque, nei villaggi che hanno vissuto l’occupazione israeliana e ne portano i segni tangibili, conosce gli episodi che hanno visto protagonisti quei giovani e i loro sacrificio. Così, anche dove si è ricostruito, il passato entra nel presente e prepara il futuro.

Nel mosaico di fedi e culture che è il Libano, i diversi modi di concepire il tempo che passa, di vivere il presente e progettare il futuro diventano un simbolo della propria identità.

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