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Mediterranea | November 19, 2018

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Gramsci emoziona “Nel mondo grande e terribile” - Mediterranea

Gramsci emoziona “Nel mondo grande e terribile”
Elena Schirru

Cagliari. Presso il cinema Spazio Odissea, martedì 21 Marzo, è andata in onda l’anteprima per la stampa del film dedicato alla vita di Antonio Gramsci.

Eclettica personalità del Novecento, politico, filosofo, giornalista e critico letterario italiano. Il film, intitolato “Nel mondo grande e terribile”, frase usata spesso dal grande pensatore sardo, di Daniele Maggioni, Laura Perini e Maria Grazia Perria, prodotto da Tore Cubeddu, ha come protagonista Corrado Giannetti che interpreta Antonio Gramsci.
Ciò che si evince immediatamente dalla visione dell’opera è il grande rispetto che gli autori hanno mostrato verso la vita ed il pensiero gramsciano, riportato sullo schermo in modo organico, discorsivo, limpido e travolgente così che allo spettatore viene spontaneo immedesimarsi nella storia dell’autore di Ghilarza.

Lo stesso rispetto e rigore per il personaggio, accompagnato però da un forte coinvolgimento emotivo, è stato mostrato dall’attore protagonista, Corrado Giannetti, che ha avuto il difficile compito, ma anche l’onore di dover interpretare una personalità così conosciuta, complessa e, senza dubbio molto amata e stimata, sia a livello regionale, ma anche nazionale e internazionale.

Il film prende vita e si sviluppa sulla base de “I quaderni del carcere” e “Le lettere dal carcere”, opere scritte durante la permanenza in prigione dalle quali si ricostruisce l’immagine di un Gramsci inizialmente positivo e forte dinnanzi alla sua condanna, che conta sulla sua forza di volontà, sul suo intelletto e sulle sue idee filosofiche e politiche, mostrando così, non solo le sue capacità intellettuali sopraffini e fuori dal comune, ma anche una certa fermezza d’animo nell’accettare e cercare di sopportare al meglio il destino toccato in sorte.

Corrado Giannetti, interprete di Antonio Gramsci

L’uso di alcuni accorgimenti cinematografici, come la tecnica usata da diversi personaggi e, in particolare, dall’interprete di Gramsci, di guardare direttamente in camera e dialogare con lo spettatore, cattura l’attenzione dell’intera sala che, durante la proiezione, è immersa in un religioso silenzio. E’ come se l’intera platea fosse stata trasportata all’interno di quella piccola cella dove Gramsci trascorse un’ ingente parte della sua vita redigendo, giorno dopo giorno, la sua produzione letteraria.

Non sono mancati riferimenti all’infanzia dell’intellettuale sardo, alla sua famiglia, a come questa sia uno dei temi centrali dei suoi scritti e da cui traspare l’immenso amore per i suoi due figli, Giuliano e Delio, di cui Gramsci chiede continuamente notizie alla moglie Julia Schucht, la cui grande assenza nella vita reale del pensatore di Ghilarza, è stata fedelmente riportata anche nella rappresentazione cinematografica.

La vita di una rosa speciale per Gramsci, coltivata da lui stesso durante il carcere, viene utilizzata come ulteriore espediente cinematografico dalla doppia funzione: da una parte questa permette di cogliere lo scorrere del tempo all’interno della prigione, dall’altra diviene metafora della condizione interiore dello stesso Gramsci che scrive in una lettera a sua cognata Tania: “La rosa ha preso una terribile insolazione: tutte le foglie e le parti sono bruciate e carbonizzate; ha un aspetto desolato e triste, ma caccia fuori nuovamente le gemme.”

Tuttavia, proprio come la vita della rosa è destinata a compiersi, così, man mano che la storia narrata sullo schermo procede, lo spettatore avverte chiaramente quanto anche la volontà di Gramsci vacilli ed egli stesso, provato dalle condizioni della detenzione e constatando un netto peggioramento delle sue condizioni di salute, vada ad amareggiarsi ed a lasciarsi andare. La causa del decadimento intellettuale del protagonista, oltre al peggioramento delle sue condizioni fisiche, di cui egli è spaventosamente consapevole: “Mi sento spappolato intellettualmente così come lo sono fisicamente”, si può riscontrare anche nel grande senso di abbandono avvertito nel profondo da Antonio Gramsci per l’assenza quasi totale di sua moglie Julia. Quest’assenza è tangibile e perfettamente resa in alcune scene salienti del film in cui i coniugi sono rappresentati nella stessa stanza vicini, ma allo stesso tempo, attraverso le loro parole, è palpabile avvertire il vuoto e la distanza incolmabile tra di loro.

Nel complesso il film rende onore a Gramsci, sia nel suo aspetto intellettualmente e politicamente impegnato, sia, e questo è uno degli snodi cruciali del film, nel suo aspetto di uomo con le sue emozioni, la sua vulnerabilità, i suoi sentimenti, le sue paure, le sue contraddizioni. Ed è proprio quest’ultimo l’aspetto in cui lo spettatore può identificarsi maggiormente e sentirsi parte della vicenda narrata e della storia. L’uomo dialoga con il protagonista, l’uomo è il protagonista e vive insieme a lui, grazie al magico artificio cinematografico.

Una menzione di rilievo la meritano, senza ombra di dubbio, le ambientazioni, da quelle bucoliche e suggestive girate a Ghilarza, patria natale dell’autore sardo, a quelle essenziali, ma pregnanti di sofferenza girate all’interno del carcere cagliaritano di Buoncammino. Inoltre, nel film, nulla è lasciato al caso, le musiche ad esempio, curate da Massimo Ferra, riportano le sonorità dei compositori russi degli anni Trenta del Novecento, come spiegato dallo stesso Ferra nell’incontro con gli autori e la stampa, avvenuto subito dopo la proiezione del film, sono musiche che hanno portato una grande ventata di novità sul panorama musicale del tempo, contribuendo ad abolire e a mettere in discussione l’armonia con la tecnica della divisione equa dell’ottava, dove non esistono gerarchie di suono.

Durante l’incontro con il cast e con gli autori si è discusso anche riguardo la distribuzione del film, sul quale si ripongono diverse aspettative. Il disegno generale per un’adeguata distribuzione, che si vuole allargare non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale e internazionale e per il quale sono già fissati incontri ed arrivate richieste, è una distribuzione di tipo qualitativo e non quantitativo, in cui di certo non ci si prepone l’obiettivo di gareggiare contro i Colossal, ma si punta, invece, ad accompagnare il film attraverso una cornice espositiva ricca in cui sono presenti cast ed autori il cui compito è quello di contestualizzare il film e di arricchire l’esperienza dello spettatore con la loro partecipazione dopo la fruizione.

Infine, il film proposto al cinema, sarà destinato anche alle scuole, ai circoli, alle associazioni, molte della quali hanno partecipato alla sua realizzazione e avrà la missione di portare in giro per il mondo il pensiero gramsciano, di far rivivere Antonio Gramsci attraverso i suoi scritti e la loro fedele rappresentazione, ma ancora di più, di far conoscere l’uomo che era Gramsci, il suo aspetto più umano e per questo emozionante e coinvolgente. Una volta assistito al film e all’incontro con chi ha realizzato questo messaggio così denso e pregnante di significato, non ci si può che auspicare un’altrettanta accoglienza calorosa da parte del pubblico.

NEL MONDO GRANDE E TERRIBILE sarà proiettato nelle seguenti sale:
dal 25 marzo a Tonara (Teatro Comunale);
dal 30 marzo a Santa Teresa di Gallura (Teatro Comunale);
dal 31 marzo Sassari (Auditorium), Ghilarza (Cinema Joseph), a Torralba (Cinema Carlo Felice);
dal 4 aprile a Oristano (cinema Ariston);
il 7 aprile a Nuoro (Multiplex Prato)
il 20 aprile a Carbonia (ex miniera);
In Sardegna il film arriverà anche a Sassari, La Maddalena, a Palau, a Tempio Pausania, a Tortolì, Alghero e in altre città.

Per maggiori informazioni la pagina Facebook:
https://www.facebook.com/Nel-Mondo-Grande-E-Terribile-163513930662853/

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